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gio

17

mag

2012

Intervista - NECRODEATH - "noi suoniamo 2 note, ma quelle 2 note bisogna farle bene"

Intervista a cura di Fabrizio Tasso

Certe interviste nascono per caso e si tramutano in serate spettacolari. Cogliendo l’occasione di una festa a casa di un’amica comune ho avuto la possibilità di incontrare i Necrodeath al completo. Quello che ne è scaturito è questa splendida intervista pesantemente condizionata dal livello alcolico dei membri della band e del sottoscritto. Tra battute, parti serie e risate godetevi questa splendida chiacchierata. Ed ora la parola ai Necrodeath!

RRM: Marco, partiamo dall’inizio. Molti metallari della nostra età si stanno chiedendo perché nel 1984 avete deciso di fare questo genere musicale?

 

Peso: Innanzitutto perché era il genere che ci piaceva, quello che ascoltavamo. A quei tempi erano già usciti i Venom, i Metallica con Kill ‘Em All, gli Slayer. Dopo aver visto con Claudio (primo storico chitarrista ndr) a Milano i Venom, con supporto i Metallica, sulla via del ritorno ed esaltati da questa serata, abbiamo deciso di mettere su un gruppo che doveva fare almeno lo stesso “casino” che facevano loro. E così nacquero i Ghostrider nel 1984. Poi siccome il nome non ci piaceva e volevamo qualcosa di più violento e cattivo l’anno dopo cambiammo il nome in Necrodeath. E da lì, era il 1985, iniziammo la nostra avventura con “The Shining Pentagram” (primo e unico loro demo ndr)

 

RRM: tu al momento sei l’unico membro della formazione originale della band, quali problemi hai avuto a portare avanti il nome dei Necrodeath in tutti questi anni? Soprattutto nel decennio che va dal 1988 e il 1999.

 

Peso: I problemi erano diversi e nel 1990 decidemmo di piantarla lì perché non avevamo né sbocchi, né strutture che ci supportavano. L’entusiasmo dopo 5/6 anni era decisamente scemato. Poi ebbi la mia esperienza con i Sadist. E finita anche quella fui chiamato da Claudio per rimettere su il gruppo. La formazione in quel periodo non poteva essere quella originale, per cui ho chiamato Flegias e John per completarla e siamo ripartiti. In definitiva il problema fondamentale è stato il nostro sconforto in quel periodo per i mancati risultati. C’è da dire comunque che alla fine un gruppo come i Necrodeath funziona dopo tutti questi anni perché noi suoniamo soprattutto per la passione. Perché se dovessimo stare a guardare il resoconto finanziario avremmo dovuto smettere 25 anni fa. Finché ci saranno passione e la voglia di suonare andremo avanti. Nel momento in cui verranno a mancare questi presupposti, indipendentemente da case discografiche, circuiti, locali e tutto quello che gira intorno ad un gruppo, metteremo fine alla nostra avventura.

 

RRM: Negli ultimi anni la musica estrema ha preso una piega stranissima, sono stati inseriti mixer, dj, è nato un nuovo genere definito Nu Metal. Cosa ne pensate di queste innovazioni che spesso sono commercialmente vincenti?

 

GL: Diciamo che essendo nati in un periodo dove tendenzialmente era il thrash il genere che dominava la scena degli anni 80 sono cresciuti con quello spirito. Comunque le radici della band affondano anche negli anni attuali. In effetti i cambi di formazione hanno portato nuove influenze che si sono amalgamate con il nostro background comune, che comunque rimane il thrash. Tutto quello che c’è adesso, come la fusione di più generi, ha certamente portato alla ribalta gruppi validissimi, ma questo tendenzialmente non ci influenza quando componiamo. E neanche ci interessa dato che non abbiamo mai seguito le mode.

 

RRM: Davvero le influenze a livello mondiale, tipo Slipknot, non vi scalfiscono nemmeno un po’?

 

Flegias: Possiamo apprezzare, e perché no? Attingere. Nulla ci vieta di farlo. Per esempio in “Draculea” c’è un riff che ci è stato ispirato da un tempo Rammstein. Il fatto che ci sia il nuovo non è una cosa negativa. Noi facciamo thrash metal perché è l’unica cosa che siamo capaci a fare. Pero se un riff Rammstein, o un giro di basso di Marilyn Manson, o un effetto di cantato in un gruppo dark, ci colpisce, perché non farne esperienza? Non ci piace fare album fotocopia e quindi anche un influenza Nu Metal può comunque avere un effetto positivo. Noi comunque facciamo Thrash Metal.

 

RRM: Da quando sei entrato nella band quali sono le influenze che hai portato e cosa ti piace ascoltare in fase di componimento?

 

Pier: Beh, diciamo che è una cosa piuttosto strana, quando componiamo andiamo abbastanza liberi. Di solito i primi input arrivano da Peso e questo è il motivo per cui lavorando insieme a lui penso di essermi amalgamato abbastanza bene con lo stile del gruppo. I miei gusti musicali più di tanto non sono cambiati. Sicuramente ho acquistato qualche input in più legato al genere più direttamente vicino al sound dei Necrodeath al thrash. Ma devo dire che il gruppo ha una cultura musicale parecchio estesa che non è legata al genere che suoniamo quando siamo in giro, ci ritroviamo in macchina ad ascoltare un po’ di tutto. E quindi in sostanza non c’è stato un cambiamento piuttosto un adattamento delle mie idee ad un trademark che esisteva già.

 

RRM: Parliamo del vostro ultimo lavoro Idiosyncrasy che ha trovato il consenso dalla stragrande maggioranza dei critici e l'entusiasmo di tanti vostri fan, grazie anche ai numerosi concerti promozionali tenuti in giro per l'Europa, c'e' chi addirittura ha detto che dopo averlo ascoltato ha preso Lulu (Metallica&Lou Reed) e l'ha buttato nel cesso, come è nata l'idea per il disco?

 

Pier: Come sempre partiamo in maniera estremamente libera, non stabiliamo mai a tavolino come scrivere un disco se farlo di farlo di 1, 2 , 5 o 10 pezzi. Iniziamo semplicemente a buttare giù delle idee. In questo caso semplicemente il primo pezzo che abbiamo scritto continuava in maniera naturale a favorire inserimenti di parti di atmosfera, altri pezzi che si legavamo in maniera l’un l’altro e alla fine è scattata l’idea di andare avanti e di non porci limiti. Sicuramente la radice di tutto è la voglia dei membri storici del gruppo di non voler mai ripetersi e di non creare mai un disco simile al precedente anche se dopo così tanti anni di esperienza sarebbe la scelta più semplice. L’idea è quella di far sempre qualcosa di diverso e di fresco, a sto giro, devo dire che ci siamo un po’ guardati in faccia perché la scommessa è stata piuttosto delicata, perché al giorno d’oggi giornali e Webzine giustamente non si fanno più problemi a mettere in evidenza difetti o scommesse esagerate. Mi sembra che in base a come sono andate le cose la scommessa l’abbiamo vinta.

GL: E che il disco dei Metallica con Lou Reed sia un disco di merda.

Pier: diciamo che è una cosa che quel disco lì andava cacciato via a priori.

Peso: non si può proprio sentire

RRM: Sempre riguardo a Idiosyncrasy, che cosa ha di diverso rispetto ai lavori precedenti? Al di là della copertina che è un po’ particolare?

 

Peso: Al di là della grafica abbiamo voluto distaccarci per dare un immagine completamente diversa. Un immagine più fresca, nuova. Io penso che la particolarità di Idiosyncrasy sia l’essere composto da una sola canzone di 40 minuti, cosa che se non vai nell’ambiente prog è difficile trovare. E’ sicuramente questa la principale differenza tra gli 11 album che l’hanno preceduto. Fare un pezzo di 40 minuti non è come fare 40 minuti di musica divisa in 10 pezzi. E’ una cosa molto più difficile, molto più impegnativa. Devi considerare mille cose in più rispetto a una canzone di 3 minuti. Fare un pezzo di 40 minuti vuol dire che per 2 anni devi star dietro a quella canzone cercando di capire dove stai andando e cosa stai facendo.

Flegias: 2 anni se la vuoi fare bene se no puoi liquidare tutto in 5 minuti.

Peso: Noi pensiamo di aver fatto le cose come vanno fatte

Flegias: A mio parere, e ti parla uno che si è trovato la pappa pronta da Peso e Pier, hanno lavorato con i controcazzi. Guardandolo più dal di fuori, e vedendolo più come un fan posso solo dire che per fare un brano thrash di 40 minuti ci vuole un bel paio di attributi. Alla fine è un brano con ritornelli, bridge e arpeggi che si richiamano uno con gli altri e i due anni di lavoro si sentono tutti.

Peso: In effetti questo lavoro è sicuramente stato il più impegnativo. Mi sarebbe piaciuto farlo già in passato, ma a causa dei vari cambi di line-up, soprattutto per quanto riguarda i chitarristi, non ci ero mai riuscito. Poi con l’ingresso in pianta stabile di Pier, che ci aveva già aiutato quando suonava nei Labyrinth, ho trovato la persona giusta per poter dar forma a questo progetto. Ci abbiamo comunque dovuto lavorare giorno e notte per dargli la forma che noi volevamo, legando i vari movimenti l’uno con l’altro per dargli un senso di continuità.

 

RRM: ma c’è un gruppo in particolare che ti ha ispirato per Idiosyncrasy?

 

Peso: Sicuramente i Venom con “At War With Satan”, che è stato il primo vinile dove la facciata A durava 20 minuti ed era la title track. Per noi è stata una grande sfida ed è una grande rivincita contro quelli che negli ultimi 2 anni ci davano per “scoppiati”. Siamo estremamente soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto.

 

RRM: Ma l’idea della copertina a chi è venuta?

Peso: L’idea è partita da Flegias, ed è stata un’idea fresca e completamente diversa rispetto alle altre cover. Naturalmente ha fatto discutere un sacco di gente, che ha aperto la bocca senza aver sentito neanche due note del disco.

 

RRM: Riutilizzerete l’idea del concept anche per il prossimo cd?

 

Peso: Siamo contenti di quello che abbiamo fatto, ma sicuramente non ne faremo un altro perché un pezzo di 40 minuti mi ha tolto troppe energie.

 

RRM: negli ultimi tempi molti gruppi thrash metal stanno vivendo una seconda giovinezza tipo voi o i Bulldozer. Ci raccontate come è andata la serata dove avete presentato la riedizione di “Into The Macabre”?

 

Peso: Siamo rimasti molto contenti e soddisfatti di come ha lavorato Giulio della Foad Records, il promoter sia del festival che produttore della ristampa di “Into The Macabre”. Dove non solo è stato ristampato il primo album ma in più abbiamo allegato un dvd di un concerto del 1988 dove l’album è suonato per intero insieme a 3/4 pezzi inediti che poi sarebbero finiti sull’album successivo (Fragments Of Insanity ndr). Per questo evento ci siamo preparati in una maniera un po’ diversa dato che la scaletta comprendeva anche degli ospiti. Abbiamo provato molto in studio e siamo estremamente soddisfatti del risultato ottenuto, colgo l’occasione per ringraziare Claudio (fondatore della band), Giulio cantante dei Cripple Bastards, i membri degli Excruciation e i Bulldozer che hanno contribuito alla riuscita di questa serata. A parte qualche lacuna del locale è filato tutto liscio. Sono state anche fatte delle riprese ma non le ho ancora viste.

Flegias: Si, tutto ok a parte che avete cancellato una cassetta che conteneva un mio video porno! (risate generali)

Peso: Peccato perché volevamo farlo uscire!

Flegias: Magari, così vendiamo qualche copia in più!

 

RRM: Ahahah! Sempre riguardo ai vostri live, la gente rimane sempre sbalordita dal “muro sonoro” che riuscite a creare. Anche il fatto di puntare sui “medley”, cosa che trovo molto originale, non deve essere semplice.

 

Flegias: Sfato subito il fatto che non sia facile, la musica che facciamo in realtà è semplice, bisogna ovviamente saperla suonare. La filosofia che mi ha insegnato Peso quando sono entrato nei Necrodeath è stata: noi suoniamo 2 note, ma quelle 2 note bisogna farle bene. Quindi, per riassumere il discorso, se fai bene quelle 2 note è facile fare il medley perché sono sempre quelle due note lì. Naturalmente è una spiegazione semplicistica per far capire che il “mood” Necrodeath è sempre quello, ed è sempre riconoscibile. Il passare da un pezzo all’altro è solo una questione di tonalità e di concentrazione. Comunque è sempre Peso che si occupa delle scalette, è lui che studia come far collimare tutti i pezzi in modo da far funzionare il tutto. Questo comunque è il frutto di notti insonni e di ore e ore passate in sala prove. Per quanto riguarda il discorso del “muro sonoro”, lo prendiamo come un complimento. Devi tenere presente che i Necrodeath sono in 4 ma esiste il quinto elemento fantasma che è il nostro fonico.

Peso: A volte ci troviamo a suonare in delle location dove le situazioni sarebbero veramente difficili da gestire, ma grazie a lui riusciamo sempre a salvarci.

Flegias: Abbiamo fatto delle date satelliti totalmente improvvisate nell’Europa dell’est con un mixer a 4 piste ed è riuscito anche lì a fare miracoli. La persona che sta dietro al mixer deve essere per forza l’elemento in più della band e noi fortunatamente lo abbiamo. Va beh, io vado a farmi un cuba libre, qualcuno ne vuole? (Risposta affermativa e in coro di noi tutti)

Christian (il fonico): Prima di tutto dipende da loro, bisogna ascoltare il loro suono. Poi ci vuole una preparazione tecnica, l’orecchio e il gusto che sono le cose principali. Con la preparazione devi cercare di ottenere ciò che vuoi. Quello che senti ti deve piacere.

Peso: Al di la di tutto, Christian lavora con noi da cinque/sei anni. Il primo anno si è fatto le ossa girando con noi per tutta l’Europa ed ora è capace di gestire la band in tempo reale magari avendo a disposizione non più di 20 minuti per settare i suoni. Ci sono state certe volte dove non abbiamo avuto tempo di fare il soundcheck e ha salvato letteralmente il culo a tutta band.

Flegias: Un’altra cosa da dire è che è motivato.. cosa mi hai detto prima?

Christian: L’importante è che alla fine si scopi!! (risate generali).

Peso: Allora puoi già uscire dalla band perché dopo l’abbandono di John (ex bassista ndr) la band ha avuto un tracollo verticale!

 

RRM: Possiamo dire che Christian è il quinto membro della band?

 

Peso: Assolutamente si.

Flegias: Il quinto piccolo membro perché il più grosso è il mio!! (risate generali).

RRM: Ultima domanda ragazzi, parliamo un po’ dello studio e della scuola di musica che avete aperto a Rapallo. Quali sono i vostri programmi, che cosa avete intenzione di creare in un territorio come la Liguria che non è un territorio così ricettivo per la musica metal?

 

Flegias: Beh forse non sei mai stato in Piemonte! (ride)

Pier: Music Art è nata e segue un percorso molto naturale. Io da sempre ho avuto l’esigenza, un po’ per le mie lezioni private o per registrare delle cose mie, di avere uno studio di registrazione personale. Poi lo studio è andato sempre più espandendosi finché ci sono state le prime iniziative o scommesse da parte di gruppi, come gli stessi Necrodeath che mi hanno dato fiducia registrando varie parti da me. Poi ho registrato altre band come i Mastercastle finché lo studio ha acquistato una certa personalità legata innanzitutto alle esperienze che ho fatto in giro. Per aprire una scuola o uno studio che siano un po’ diversi dal solito bisogna far tesoro delle esperienze precedenti, cosa che molti non fanno. Dopo aver conosciuto Peso, che da anni insegnava batteria, abbiamo deciso di unire le forze cercando di creare un nostro trademark impostato decisamente sul rock. Comunque i programmi sono individuali e anche chi vuol studiare un altro genere, per esempio il jazz, può farlo.

Peso: chi vuol studiare Jazz va a farlo da un’altra parte (ride)

Pier: Si, viene espulso immediatamente (ride). L’idea è quella di creare un punto di riferimento per chi vuol registrare e imparare un certo genere di musica. La struttura della scuola è ben organizzata, con varie stanze per la registrazione…. (Interviene Flegias)

Flegias: Sai Pier mi ricordi tanto una cosa. Io faccio il video operatore e mi capita ogni tanto di fare qualche servizio giornalistico dove si intervista il tipo di turno al quale si chiede di esprimere un concetto in 30 secondi, e questo parla per 15 minuti di fila. Tu gli dici : forse è meglio che la rifacciamo in modo da poter concentrare meglio il concetto. E questi ti parlano per 20 minuti. Che cazzo gliene frega delle piste che usi per registrare? Tu devi solo dire: è una figata! Rock n Roll !!

Pier: si, ma stavo cercando di sintetizzare..

Flegias: Ma per piacere!

Peso: Va beh Pier!! Sei licenziato! (risate e delirio, generali)

 

RRM: Grazie mille ragazzi è stato bellissimo!

 

La Band: Grazie a te e un saluto ai lettori di RockRebel Magazine.