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21

mag

2012

Recensione KILL DEVIL HILL -

KILL DEVIL HILL

Kill Devil Hill

SPV/Steamhammer

data release: 28 Maggio2012

 

 

Quello del quale mi appresto a parlarvi è sicuramente uno dei più bei dischi d’esordio che abbia mai ascoltato, dai tempi di “Burn My Eyes” dei Machine Head nell’ormai lontano 1994. Dall’accostamento è facile percepire che si tratta di un album bello pesante, cupo e con una produzione del suono magnificente, affidata a Warren Riker (Down e Corrosion of Conformity tra gli altri). Dicendovi poi che alla batteria troviamo Vinny Appice (Black Sabbath, Ozzy Osbourne) e al basso Rex Brown ( devo proprio scriverlo che era il bassista dei Pantera?), praticamente vi ho già indirizzati verso il negozio di dischi più vicino, ma voglio convincervi del tutto e quindi proseguo. Il cantante del gruppo è Dewey Bragg un illustre sconosciuto, ma che dopo questo disco diventerà un must per gli appassionati del settore e per tutti quelli che come me rimpiangono la prematura scomparsa di Layne Staley degli Alice in Chains. Si, il suo modo di cantare è molto simile a quello di Layne, le sue linee vocali sono un meraviglioso lamento, denso di cattiveria dall’inizio alla fine del disco.

 

Il resto lo fanno i riff neri, lenti e trascinanti di Mark Zavon, anche lui sconosciuto ai più, ma con all’attivo una collaborazione con i Ratt. Sin dall’iniziale “War Machine” è chiaro che ci stiamo addentrando in qualche girone dantesco, non si ha neanche il tempo di realizzare che prima “Hangman” e poi “Voodoo Doll” ci catapultano in qualche buco nero costruito appositamente dai nostri. Voglio citare su tutte “Up In Flames” , “Rise From The Shadows” e “Gates Of Hell”, perché uniscono il metal più classico, suonato ovviamente in maniera meravigliosa ad una chiave di lettura più moderna e alla portata di chi si è avvicinato solo negli ultimi anni a sonorità che hanno la loro fonte di ispirazione nei primi anni novanta. Anche questa volta ho avuto la dimostrazione che in fin dei conti non è obbligatoria la sperimentazione o vendersi per realizzare un disco che, sicuramente, non finirà dimenticato in qualche corridoio.

 

La classe di chi fa questo mestiere da qualche decennio come Appice e Brown non si trova per strada, ne si acquista per corrispondenza e. cosa sicuramente molto importante, la passione che li contraddistingue, insieme alla fortuna di aver trovato un signor cantante, del quale sono sicurissimo, sentiremo parlare in futuro, faranno la fortuna dei Kill Devil Hill. Io sono già stato ipnotizzato dal loro sound e non ho notoriamente gusti molto semplici, in aggiunta penso che dal vivo faranno fuoco e fiamme. Io ormai mi sono spudoratamente venduto alla loro causa, scommettiamo che riesce a conquistare anche voi?

 

Recensione di Emiliano Vallarino