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dom

03

giu

2012

Recensione BANDA BASSOTTI - Siamo Guerriglia

BANDA BASSOTTI

Siamo Guerriglia

Rude Records

Uscita: 13 marzo 2012

 

 

Quando si pianta un seme, buona parte delle sue possibilità di diventare un albero secolare dipendono dal terreno in cui le future radici si ramificheranno e trarranno nutrimento. Difficile quindi giudicare lo sviluppo della pianta senza aver annusato e infilato le mani nella terra in cui è cresciuto.

 

Per la Banda Bassotti e per il loro “Siamo Guerriglia”, nuovo lavoro a quattro anni di distanza da “Viento, lucha y sol”, vale la stessa riflessione: non si può capire fino in fondo questo disco fino a quando non si è respirata a pieni polmoni l’aria che il gruppo ska-punk romano inala ogni benedetto (maledetto?) giorno dai primi anni 80. Ed è un’aria che nasce nei cantieri romani, circola nei centri sociali, profuma di lotte per la libertà per i popoli oppressi (Palestina, Nicaragua, Salvador...) si internazionalizza e si contamina con i concerti ai quattro angoli del (sud del) mondo,  si carica di rabbia nelle tensioni politiche di un trentennio che vede la Banda Bassotti costantemente in prima linea al grido di “Antifà, sempre” (anche a costo di diventare bersaglio di rappresaglie violente da parte di gruppi neofascisti, come è accaduto nel 2007).

 

Ecco, per capire “Siamo Guerriglia” servono bussole precise, riferimenti che fanno capire da dove parte il gruppo e verso che direzione, da sempre, si muove. Perché nelle 12 tracce c’è innanzitutto la militanza, l’adesione a un pensiero rivoluzionario ancor prima che politico. Una rivolta che passa dalla parola ancor prima che dal sound (meno punk con maggiori concessioni verso il reggae, il rock e l’immancabile ska): scelte che fanno di “Siamo guerriglia” un album “da leggere”, prima che “da ascoltare”, focalizzato sui contenuti più che su quella “rivoluzionaria baraonda” cui la band ci ha abituato in passato. La rabbia passa da testi taglienti come rasoi, ricchi di richiami a quelle radici da cui “la Banda” trae forza (su tutte, la title track che cita, fra gli altri l’eccidio di Marzabotto e quello delle Fosse Ardeatine, ma anche “Jail book” e “Contenti voi…” che stigmatizza l’atteggiamento dell’italiano “medio”) a discapito di una componente musicale meno brillante e originale che in altri dischi dell’ensemble romana.

 

La cartina di tornasole, a parere di chi scrive, è già nella prime due tracce: se “Manè” e “Ellos dicen mierda y nosotros amen” (con Evaristo dei La Polla Records e Tetsutya dei Blue Hearts) non vi dicono nulla, meglio lasciar perdere, “Siamo guerriglia” non fa per voi (niente di grave, capiamoci). Ma se sentite qualcosa muoversi, un misto di rabbia, malinconia, indignazione e voglia di un altro futuro, allora andate avanti. E traccia dopo traccia vi innamorerete di questo disco più di quanto avreste mai immaginato e – forse – vi ritroverete con gli occhi lucidi a canticchiare l’increbile cover di “Mio fratello è figlio unico” che chiude l’album e a pensare che “La lucha sigue, nunca lo olvideis!”.

 

 

Alessandro Pantani

 

Tracklist: 

1.       Mané
2.       Ellos Dicen Mierda y Nosotros Amen (con Evaristo & Tetsuya Kajiwara)
3.       Rum & Polvere da Sparo
4.       El Leon Santillan (con Flavio Cianciarulo)
5.       Siamo Guerriglia
6.       Gasolina Essence
7.       Zuhaitz Askeak
8.       Jail Book
9.       La Banda del Cimitero
10.     Contenti Voi...
11.     El Cañon De Las Hermosas
12.     Mio Fratello È Figlio Unico (con Mannarino)