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2012

Live Report EXODUS + HEATHEN + Suicidal Angels + S.N.P. @ Carlito’s Way, Retorbido (PV) 14/06/2012

a cura di Andrea Evolti

Grandi ritorni, novità e ‘come back’ dal passato metallico dell’Italia, alla data pavese del tour italiano della band prime mover della Bay Area Thrash Metal Scene. In una location che vede un’ottima affluenza di pubblico ma anche un caldo da girone dantesco (perché risparmiare sull’aria condizionata? Purtroppo, anche con queste cose si rovina uno show) e dei suoni non sempre all’altezza, Exodus ed Heathen, più i loro opening-act europei, sono riusciti, al di là di tutto, a scatenare la furia devastatrice di un pubblico esplosivo ed incontenibile.

 

22 anni dalla loro fondazione e non sentirli: dalla Valtellina, a dipingere feroci, angoscianti e tormentati scenari di un Bel Paese che, spesso, di bello ha molto poco, la storica band degli S.N.P. Fautori, nei tre album che hanno caratterizzato la loro carriera, di un thrash nervoso, angosciante e nichilista, i 4 valtellinesi si producono in uno show breve ma dalla grande intensità emotiva e dall’ottima qualità musicale, incontrando il consenso di un pubblico recettivo anche se ancora esiguo. Chiudono, per la gioia degli intenditori, con la cover della storica Tutti Pazzi dei Negazione, band della quale tutti auspicano una reunion. Chirurgicamente infettivi.

 

Vengono dalla Grecia ma, vuoi per i tragici eventi che sta vivendo la loro nazione, sembrano ricordare gli spietati gruppi teutonici della ‘Sacra Trimurti’ Sodom-Destruction-Kreator: i Suicidal Angels sono qui e non vogliono essere assolutamente pacifici o accomodanti. Aggressivi, dai riff taglienti e dalle ritmiche portate fino all’eccesso, i 4 ellenici ricordano molto proprio la band di Mille Petrozza del periodo Terrible Certainty, soprattutto per l’atmosfera dai zombie-movie anni ’80 che pervade i brani che escono direttamente da Eternal Domination o dall’ultima fatica Bloodbath. La caustica voce del frontman/chitarrista Nick Melissourgos e gli assoli vorticosi e nevrotici dell’altra ascia Panos Spanos scatenano in un pubblico già numeroso, i più devastanti istinti bellici, che portano alla nascita (forse) di un nuovo stile di slam-dancing: il face-front pit, due ali del pubblico che, fronteggiandosi, al dato segnale si lanciano l’una contro l’altra a mo di ingaggio di football americano. Prestazione impeccabile, sanguigna e spietata, con le uniche pecche di un suono troppo secco di chitarra e quasi inesistente, per quel che concerne i piatti del drumkit. Per il resto…ripassatevi le cinque regole anti-zombie di Zombieland!

Quando c’è il talento, neppure il tempo che trascorre può relegarti nell’oblio. Sarebbe il perfetto titolo per la performance dei grandissimi Heathen, sempre in bilico tra power U.S. e thrash Bay Area, ritornati, dopo anni di silenzio, con un album, The Evolution of Chaos che aveva fatto capire che non si sarebbe trattato di una rimpatriata per tirar su qualche soldo a discapito dei vecchi fan. Promessa che viene mantenuta anche sulle assi dello stage pavese, dove Lee Altus (che sarà impegnato anche dopo con gli headliner Exodus) e compagni non perdono tempo, sommergendo i presenti (sempre più numerosi e turbolenti) sia con i brani della loro opera più recente, sia con i pezzi storici tratti da Breaking the Silence e Victims of Deception, tra le quali spiccano Wolrd’s End ed Heathen’s Song. Energia, melodia, dinamica, generate dal drum-kit di Minter e plasmate da Kragen Lum ed il singer David White, in grande forma fisica oltre che vocale. Qualche problema, invece, per Altus, il quale sembra essere perseguitato da inconvenienti tecnici che azzerano il sound della sua chitarra, specie sugli assoli; va precisato che, ahimé, anche per il resto della band, almeno fine a metà performance, i suoni non saranno assolutamente il massimo. Nonostante questi problemi e lo sconforto di Altus, la band non sbaglia un colpo, inanellando riff su riff che scatenano un vero putiferio fra le prime file, che sembrano averci preso gusto ad eseguire il devastante face-front pit! A chiudere questa performance infuocata, per Altus e soci, uno degli anthem per eccellenza del 5 piece di San Francisco, Death By Hanging, dall’esordio Breaking the Silence: i danni possono essere calcolati solo tramite scala Richter! Show di alta qualità che conferma la splendida forma dei redivivi e tanto Heathen, pronti, forse, per pensare ad un nuovo album.

Ci si dimentica, a volte, che la vera storia, nel metal, non la fanno solo i numeri di vendita e la fama: ci vuole stoffa e spesso chi ha quella, ma un po’ meno fortuna, passa un po’ inosservato agli occhi del grande pubblico; ma chi ama questo genere ha ottima memoria, conosce e non dimentica. Così si spiega il boato e la passionalità con il quale il pubblico del Carlito’s Way accoglie gli Exodus, tra i fondatori del movimento Thrash americano, quinta carta di poker assieme a Metallica, Slayer, Anthrax e Megadeth.

Subito, appena si alzano le luci, una sorpresa per molti di noi: l’assenza di Holt, già preventivata per i suoi impegni con gli Slayer in qualità di sostituto di Hanneman, è rimpiazza proprio da un ex storico della band, Rick Hunolt. Ciliegina sulla torta per una prestazione che, nonostante si protraggano alcuni problemi di sound, risulta devastante sin dall’opener Last Act of Defiance, con Tom Hunting pronto a dimostrarsi tra i migliori in campo, con il suo drumming vorticoso e possente. Attraverso brani come Iconoclasm, Piranha o Blacklist, il singer Rob Dukes dimostra di essere un cantante duttile e di personalità, in grado di coprire brani di Baloff e Souza, rimanendo sé stesso, vale a dire un grande frontman, in grado di spingere il pubblico ad una sequenza devastante di mosh, circle pit e gli ormai temutissimi face-front pit. Sugli scudi, però, anche l’inedita coppia Hunolt-Altus, con quest’ultimo che può prendersi la rivincita sui problemi avuti qualche minuto prima con gli Heathen, avendo a disposizione un sound più che dignitoso e lanciandosi in una performance/sfida con Hunolt a colpi di assoli ed intrecci di riff. Senza sosta i brani più recenti come Scar Splanged Banner si alternano con i classici e, quando alla fine, si arriva agli ultimi 4 colpi mortali di artiglieria, tra i presenti si scatena la tempesta: Bonded By Blood, War is my Sheperd, Toxic Waltz e Strike of the Beast. Un vero assalto di fanteria pesante, che non lascia supersiti né dubbi sulla forma splendida di questo combo fondamentale ed anche su quella di Lee Altus, in grado di reggere due concerti a sera con incredibile qualità e freschezza. Il tempo cancella molte cose, ma non il talento e la gran musica.

 

HEATHEN

Suicidal Angels

S.N.P.