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lun

02

lug

2012

Recensione NILE - At the Gates of Sethu

NILE

At the Gates of Sethu

Nuclear Blast

data release: 29 Giugno 2012

 

 

 

I Nile sono, dal 1998, anno della loro comparsa sulla scena con il maestoso Amongst the Catacombs of Nephren-Ka, una delle entità più belle ed interessanti del death metal brutale e tecnico della scuola a stelle e strisce. Sempre dediti al sacro culto delle necropoli e delle megalitiche tombe egizie, il three-piece del South Carolina guidato dal virtuoso chitarrista Karl Sanders, ci regala anche oggi, con il suo settimo (numero dalla grande valenza magico-cabalistica) lavoro, 11 perle di oscuro e brutale virtuosismo death metal dai sapori di unguenti e spezie per i misteriosi ed ancestrali riti funerari della civiltà del Nilo. At the Gates of Sethu, però, non va liquidato come ‘il solito lavoro dei Nile’: in primis, perché la band ha sempre avuto la tendenza a spingersi oltre i propri limiti e modellare la sua unicità stilistica, fatta di atmosfera, potenza e trame ricercate, ma sempre violente ed oscure. In secondo luogo perchè questa release ci mostra, sia con l’apertura di Enduring the Eternal Molestation of Flame che con la successiva The Fiends Who Come to Steal the Magick of the Deceased (i titoli brevi non sono mai stati molto amati dalla band di Greenville), un maggior interesse per composizioni più veloci e dinamiche, dal riffing-plot più agile e snello, senza perdere, però, in articolazione: in questo Sanders ed il fido Toler-Wade (in questo lavoro impegnato anche alle chitarre) sono una garanzia. Come sapienti architetti di Tebe, costruiscono labirintici cunicoli che portano, anche se con maggior velocità, sempre nelle viscere oscure di pezzi come The Gods Who Light Up the Sky at the Gate of Sethu. Al lavoro chitarristico di grandissima ispirazione, con assoli che narrano, come geroglifici, le storie imperiosamente morbose dei Nile, si aggiunge un drum-work in sintonia perfetta con la ricerca dell’oscurità attraverso la fluidità; un plauso, pertanto, ai ‘tamburi messianici’ di Gorge Kollias, che segna alla perfezione le due fasi del disco. La prima, quella più prettamente rivolta al dinamismo, alla velocità ed anche ad una sorta di ‘solarità’ più spiccata nel songwriting (diciamo un crepuscolo più infuocato).

 

Proseguendo nel viaggio dei nostri Anubi del metal, ci imbattiamo in track come Tribunal of Dead o il maestoso finale di The Chaining of the Inquisitous, che si riallineano con la tradizione di maestosa oscurità del combo americano, mantenendo, però, l’agilità strutturale che caratterizza tutto questo lavoro, sottolineato dalla ‘liquida’ doppia cassa di Kollias, assolutamente esaltante quando si contrappone alle parti più slow delle track. Ciliegina sulla torta, la scelta, da parte si Sanders, di un uso molto vario e flessibile dei growl, che spaziano dalle tonalità più cupe a quelle più secche e drammatiche, fin quasi a valicare il confine delle clear vocal. Album affascinante e di grande presa che, nonostante la sua naturalezza espressiva, richiede un ascolto in più di quello che si potrebbe ritenere necessario: questo è un consiglio che ritengo indispensabile per poter apprezzare a pieno quest’opera. Ora, prego, accomodatevi: stiamo per seguire i tre sacerdoti yankee di Set, in un viaggio affascinante. Vi assicuriamo, almeno in questa occasione, anche un ritorno piacevole…forse!

 

Andrea Evolti

 

Tracking List

 

1. Enduring the Eternal Molestation of Flame

2. The Fiends Who Come to Steal the Magick of the Deceased

3. The Inevitable Degradation of Flesh

4. When My Wrath Is Done ù

5. Slaves of Xul Instrumental

6. The Gods Who Light Up the Sky at the Gate of Sethu

7. Natural Liberation of Fear Through the Ritual Deception of Death

8. Ethno-Musicological Cannibalisms Instrumental

9. Tribunal of the Dead

10. Supreme Humanism of Megalomania

11. The Chaining of the Iniquitous