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gio

27

set

2012

Recensione PAPA ROACH - "The Connection"

PAPA ROACH

The Connection

Eleven Seven Music/Emi

Release date: 2 Ottobre 2012

 

 

In pratica nella mia testa avevo già scritto la recensione del nuovo e settimo album in studio dei californiani  Papa Roach. Il disco lo avevo sentito più e più volte e mi ero fatto un’idea abbastanza nitida di quello che voi cari lettori avreste letto in questa mia. Poi una notte, sono andato a scartabellare un po' di curiosità riguardanti il gruppo, vedi la passione smisurata per i tatuaggi che condivido con il frontman Jacoby Shaddix e un po’ perché non avendoli ancora visti su di un palco avevo il desiderio di scoprire più notizie possibile di questo gruppo che in questo momento, a detta di molti, rilascia tra le migliori performance dal vivo. Tra le varie notizie che mi capita sotto gli occhi assonnati c’è quella che Jacoby avrebbe meditato tempo fa di suicidarsi. Problemi con l’alcool mai risolti e la separazione da Kelly, compagna di tutta una vita, sono le cause di certi pensieri, ma fortunatamente abbandonate. E proprio questa disavventura è quella che ha fatto scaturire “Before I Die”, uno degli episodi più belli di “The Connection”.

 

“The Connection” registrato presso lo studio The Red House nella città natale della band a Sacramento, il disco è stato prodotto dalle mani esperte in materia di James Michael(Sixx: AM, Halestorm) e John Feldmann (Panic at the Disco, The Used, Escape the Fate), composto da 13 canzoni, a mio parere, si divide in due parti ben definite:la prima, nella quale la band esplora tutto il suo repertorio fatto di accelerazioni esplosive quasi “hardcore”, rock/punk e alternative metal, mentre nella seconda il discorso si fa più lento, cerebrale e hardrockeggiante. Il tutto pervaso da un discorso melodico eccellente, perché si può fare casino quanto si vuole pur mantenendo determinate linee musicali.

 

Non credo che le disavventure del cantante abbiano cambiato completamente rotta a questo album, ma sicuramente hanno tirato fuori un lato soffuso e intimo che rende ancor più di valore il disco, già di per se molto vario e dalla produzione pulita, il tutto ad avvalorare la tesi che non tutto il male viene per nuocere.

 

Non mi soffermerò su di una analisi dei brani come sono solito fare, perché credo che l’album sia da apprezzare nella sua interezza, non ha attimo di se e di ma, è un bel lavoro cattivo al punto giusto e sinuoso in egual modo. Ne sono la conferma la grinta di “Still Swingin’”, il primo singolo estratto, la trascinante e riflessiva "Leader Of The Broken Hearts". Non voglio certo convincere qualcuno che sia il disco capolavoro dell'anno o chi non li ha mai amati ad ascoltare il loro disco a diventare dei fan accaniti, ma se ad un thrasher old style come me è piaciuto un sacco, vuol dire che questo disco è un ottimo lavoro che regala una bella botta di adrenalina e se ne avrò occasione li andrò a vedere sicuramente live il prossimo 26 novembre all' Alcatraz di Milano.

 

Tante volte taluni gruppi definiti “alternative” hanno avuto vita difficile presso il grosso del pubblico, perché quando non si è “ne carne ne pesce” ( a detta di qualcuno), o si ha un tiro della madonna o si finisce in un dimenticatoio e non è certo il caso dei Papa Roach. Se vent’anni e passa fa non mi fossi fatto convincere quasi a forza da un caro amico ad ascoltare i Faith No More, mi chiedo quanto poco avrei apprezzato dischi come questo e sicuramente mi sarei perso molto musicalmente. Papa Roach, connessione avviata.

 

 

Recensione di Emiliano Vallarino

 

Tracklist:

 

01. Engage

02. Still Swingin

03. Where Did The Angels Go

04. Silence Is The Enemy

05. Before I Die

06. Wish You Never Met Me

07. Give Me Back My Life

08. Breathe You In

09. Leader Of The Broken Hearts

10. Not That Beautiful

11. Walking Dead

12. Won't Let Up

13. As Far As I Remember

 

Link:

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