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lun

29

ott

2012

Recensione KAMELOT - "Silverthorn"

KAMELOT

Silverthorn

SPV/Steamhammer

Release date: 29 Ottobre 2012

 

 

Difficile voltare pagina, affrontare un cambiamento, per una band, specie se non voluto e se coinvolge un elemento fondamentale e caratterizzante di questa. Le opzioni sono due: tentare di ricreare le condizioni precedenti o imboccare una strada totalmente nuova. I Kamelot, con questo loro nuovo lavoro, "Silverthorn", si ritrovano a dover cambiare, per la seconda volta in carriera, il proprio singer (dopo aver sostituito il primo singer Mark Vanderbilt); questa volta, però, si trattava di sostituire Roy Kahn, voce unica e che era diventato uno dei trade-mark della formazione statunitense, vera e propria ragione del loro salto di qualità. Parliamoci chiaramente: con Thomas Karevik il five-piece di Tampa ha scelto una via di mezzo tra le due opzioni sopra citate- Il risultato: un album discreto ma, a tratti, un po' deludente, vista anche la presenza di brani come "Ashes to Ashes" e "Solitaire" che mostravano un lato più complesso ed aggressivo del combo a stelle e strisce e che, tirando le somme, risultano essere due dei pezzi più belli dell'intero album, dove la consueta vena sinfonico-operistica si fonde a passaggi di power più tradizionalmente U.S.-oriented e progressive e dove lo stesso Kaverik riesce maggiormente ad esprimere le sue peculiarità vocali, senza dover fare il clone di Kahn. Intendiamoci: in brani come l'opener (preceduta dall'intro Manus Dei) "Sacrimony" (Angel of Afterlife) i Kamelot mantengono la loro classica identità sinfonica e richiedono a Karevik di percorrere la strada tracciata da Kahn con il suo impasto vocale corposo e drammatico ma non di scimmiottarlo. Il singer americano, infatti, mostra anche una sua identità sulle parti più alte, più squillante del suo predecessore norvegese ma, sulle parti più basse, tende a copiarlo molto pedissequamente. Un vero peccato, dato che questo lavoro, soprattutto per molte soluzioni compositive della parte strumentale, con il chitarrista Youngblood che torna più in primo piano, specie con parti soliste più consistenti, avrebbe potuto svilupparsi, grazie ad un connubio più intraprendente con il nuovo singer lasciato in piena libertà, in direzioni che, nella loro novità, avrebbero tenuto regalato freschezza senza perdere la loro identità sinfonica.

 

Rimane il fatto, comunque, che brani come "Veritas", la già citata opener "Sacrimony" o la bella suite "Prodigal Son", siano germogli di una pianta che non è fiorita del tutto, nonostante le belle orchestrazioni delle tastiere di Palotai e le performance (ottime) di molte guest-singer, tra le quali Alissa White-Gluz dei The Agonist. A tratti coinvolgente, ma sempre con il rimpianto della non piena realizzazione.

 

Andrea Evolti 

 

 

Tracking list

 

01. Manus Dei 02:12

02. Sacrimony (Angel of Afterlife) 04:39

03. Ashes To Ashes 03:58

04. Torn 03:51

05. Song For Jolee 04:33

06. Veritas 04:34

07. My Confession 04:33

08. Silverthorn 04:51

09. Falling Like The Fahrenheit 05:06

10. Solitaire 04:56

11. Prodigal Son 08:52

part I - Funerale

part II - Burden of Shame

part III - The Journey

12. Continuum 01:48

 

www.kamelot.com