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mar

30

ott

2012

Intervista al chitarrista Marco D'Andrea "i 10 comandamenti da non dimenticare"

A cura di AngelDevil Rock

Quando si parla di chitarristi ci si ritrova spesso a pensare a quella famosa domanda: Suonare con il cuore o con la tecnica?  Con Marco D'Andrea, chitarrista dei Planethard che, approda sul mercato discografico  con il suo primo album solista, “Everything I Have to Say”, il quesito non si pone e lo scoprirete con questa intervista.

 

 

photo credit Barbara Caserta
photo credit Barbara Caserta

RRM: Tante collaborazioni, studi e ora un cd tutto tuo,“Everything I Have To Say”, un disco strumentale che è appena uscito in versione digitale. Che effetto ti fa?

 

Ciao Angel, un saluto a te, a tutto lo staff ed a tutti i lettori di rockrebelmagazine.

Erano anni che avevo intenzione di produrre un mio cd strumentale per poter esprimere al meglio il mio essere musicista, compositore, produttore e ovviamente chitarrista. Con EVERYTHING I HAVE TO SAY finalmente, dopo anni di studi (che continuano tutt'ora! ) tra chitarra elettrica, chitarra classica, composizione e chitarra flamenco, sono riuscito a dare vita a questo desiderio.

 

Come ben sai sono anni che suono nei Planethard, band fondata quasi 10 anni fa con il cantante Marco Sivo. Lì ho il mio ruolo di chitarrista e compositore, ma essendo in una band devo prestare la mia sei corde ed il mio estro al ruolo che mi compete. A volte i fans mi chiedono perché non metto più assoli nei brani o un maggior numero di riff complessi…. la risposta è che sarebbe una forzatura! Vivo il mio ruolo nel progetto PLANETHARD con piena soddisfazione nel momento in cui le canzoni nel loro risultato globale hanno la priorità, e non il virtuosismo del singolo strumento. Inoltre in brani come RIDE AWAY o THIS WORLD di spazi per la chitarra ce ne sono, eccome! Sta tutto a dosare i vari ruoli dei singoli musicisti, che devono "incollarsi" tra loro in maniera naturale, non forzata.

 

Con il mio progetto solista invece ho voluto affidare la melodia alla chitarra. Comporre un disco solista che riesca ad esprimere e lasciare qualcosa è una sfida per niente semplice: ho cercato in tutti i modi possibili di non cadere nel banale e di non esagerare con la tecnica, ricercando anche in questo contesto il giusto bilanciamento tra melodia, groove e tecnica. Ho scelto di essere affiancato in questo lavoro come co-produttore artistico, da Matteo Magni, chitarrista dei RHYME e titolare dello studio di registrazione MAGNITUDE STUDIOS, presso il quale ho registrato tutte le chitarre, i bassi ed abbiamo fatto il mix e mastering, mentre le batterie sono state registrate presso il LUNAR STUDIO. Ho sentito la necessità di avere Magni come co-produttore perchè volevo avere anche un punto di vista diverso sulle canzoni e si è rivelata la scelta giusta: oltre a capirci al volo, abbiamo valutato insieme step by step tutte le parti da registrare.

 

Al momento EVERYTHING I HAVE TO SAY... è uscito sul digitale (I-tunes, cd baby, amazon etc...) ma a breve uscirà anche in cd fisico.

RRM: In questo tuo disco troviamo 10 pezzi dai ritmi differenti, dalla più ritmata alla più lenta, sicuramene non è facile creare una melodia che soddisfi, come lavori alla stesura di un pezzo e in che situazioni sono nati “Why”, “Funk Me Baby” e “Flying After The Rain” ?

 

Il tutto parte principalmente da un'idea, da una scintilla, da un'impulso che che mi fa sentire una melodia o una parte ritmico-armonica in testa. A volte mi capita nei momenti più impensabili, ad esempio mentre cammino per strada. Quando mi siedo per fissare l'idea, mentre guardo un bel film, talvolta inizio dalla melodia sulla quale poi creo il tappeto armonico, talvolta dal groove di batteria, oppure ancora da un arpeggio di chitarra o da accordi suonati con l'acustica. Non c'è una regola ferrea da seguire, c'è solo il "carpe diem" , infatti porto sempre con me carta pentagrammata e matita ed un piccolo registratore e appena sento nascere l'idea, la incateno subito su un pezzo di carta, in modo da renderla mia. A volte invece mi capita di andare a dormire e non riuscire a prendere sonno, quasi come se il mio inconscio mi stesse parlando, ormai conosco questo iter, quindi mi alzo, vado nel mio studio ed inizio a comporre.

 

WHY, l'idea è nata tanti anni fa quando c'è stato l'attentato alle torri gemelle, mi ha talmente scosso che l'ho partorita di colpo, perchè a volte purtroppo ci si trova di fronte a delle situazione che non si possono spiegare, non si riesce a trovare le dovute risposte e rimangono le tante domande.

 

FUNK ME BABY è stato il primo brano che ho composto, il tutto è partito da questa canzone, quindi la reputo la madrina del mio disco; Adoro il funk anni 70' e volevo miscelare il rock che mi scorre nelle vene con questa mia influenza Funk per l'appunto. Penso sia stato il brano più difficile perchè composto quello, ho realizzato che era solo il primo passo di un lavoro un bel po' più lungo.

 

FLYING AFTER THE RAIN invece è stato l'ultimo brano composto, il più complesso dal punto di vista della tessitura armonica perchè mi sono cimentato con l'accordatura OPEN D per chitarra e non è stato semplice all'inizio, e solo dopo giorni e giorni che ci lavoravo ho iniziate a prendere sempre più confidenza. D'altra parte…. dopo la tempesta arriva sempre il sereno!

 

 

RRM: C'è un pezzo del quale sei maggiormente entusiasta?

 

Sicuramente tra tutti direi WHY! Mentre registravamo, pian piano che prendeva forma, ci siamo resi conto subito della potenzialità di questo brano, dal punto di vista melodico ed anche della dinamica. E' un brano che ho sentito molto durante le registrazioni, a volte non ti nascondo che mi capita di commuovermi mentre lo suono...Un'altro brano tra tutti e 10 del mio disco che porto nel cuore è ESPERANZA, l'ho scritta per una persona alla quale sono molto legato.

 

 

RRM: Come è nata la collaborazione con i musicisti che ti affiancano in questo progetto?

 

Nelle clinic e seminari, sono da solo, mentre quando sono in situazioni che lo permettono, vengo affiancato da ottimi musicisti che stimo moltissimo e con i quali c'è anche un bel rapporto personale. Alla Batteria c'è Stefano Arrigoni, che ha registrato le batterie per il mio disco EVERYTHING I HAVE TO SAY... il quale è anche il batterista dei PLANETHARD, quindi quando ho pensato ad un possibile batterista, mi è venuto in mente subito lui, poiché ho un'intesa con Stefano che porto avanti da quando avevo 18 anni, posso dire di essere cresciuto insieme a lui musicalmente. Al Basso , sia in studio che dal vivo, c'è Nando de Luca, mio caro amico e ottimo bassista, con il quale era da tempo che volevamo fare un progetto insieme e aspettavamo solo il momento giusto .

Alla chitarra ritmica ed armonizzazioni varie nelle melodie invece per i live sono accompagnato da Daniele Masi, già session per i live nei PLANETHARD. Daniele è stato per anni mio allievo di chitarra elettrica al Punto Musica di Sesto San Giovanni e quando la gente mi diceva che avevo forgiato un allievo che suonava come me mi riempivo d'orgoglio, poiché lo ritengo davvero un ottimo chitarrista. Averlo in questo progetto è stata una scelta molto naturale, quasi ovvia. Alle Tastiere invece Alessandro Giulini, grande professionista e mio caro amico di vecchia data.

 

 

RRM: Spesso laddove esiste il talento non c’è possibilità alcuna che emerga perchè siamo sommersi di dischi creati male da una generazione di non musicisti, perchè oggi è alla portata di tutti realizzare un disco. Quali sono le difficoltà maggiori per un chitarrista con anni e anni di studi?

 

Sicuramente hai fatto emergere una faccia del music business che ha i suoi pro ed i suoi contro. Oggigiorno chiunque può mettersi a fare musica in casa, ma poi sono pochi quelli davvero che sanno suonare. Nel delirio della discografia di questo periodo storico è difficile emergere discograficamente, sicuramente l'unica possibilità che si ha è quella di suonare dal vivo per far vedere a tutti che c'è un cuore pulsante ed un cervello razionale dietro alle note scritte, non solo un computer. Avendo studiato al Cpm di Milano, in conservatorio Chitarra Classica e avendo studiato Chitarra flamenco, sicuramente ho potuto godere di parecchi stimoli interessanti, che non tutti hanno la fortuna di avere. Ma anche questo è un discorso relativo perchè se non hai il cuore e la giusta testa quando suoni, puoi anche avere i titoli di studio più prestigiosi ma non vai da nessuna parte perché non arrivi a chi ti ascolta.

 

Le basi le ho imparate a scuola, ma la vera esperienza la fai componendo, registrando album e soprattutto suonando sul palco, la vera palestra di un musicista.

Un insegnante al quale devo molto una volta mi disse: "Impara tutto quello che puoi, poi metti tutto da parte e lascia stare le regole", mi sono sempre chiesto cosa volesse dire e solo da qualche anno ho capito appieno il vero significato di questa frase.

 

RRM: Suonare dal vivo è rimasto forse l’unico modo per far conoscere la propria musica alla gente, senza troppe mediazioni. Il 23 Ottobre hai avuto l'opportunità di aprire per Mark Tremonti, parlaci questa esperienza.

 

Un'esperienza pazzesca direi! Mark Tremonti è uno dei chitarristi che stimo di più nel panorama musicale perchè è riuscito a trovare il suo stile musicale. Ho avuto modo di farmi una bella chiacchierata con lui durante il nostro concerto insieme e sono rimasto stupito dalla sua umiltà. Quello che ho notato è che i "big" per quanto se ne dica in giro, sono persone molto alla mano e umili, ho conosciuto anche Myles Kennedy e Slash nel backstage del GODS OF METAL 2012 di quest'anno, dopo l'esibizione con i PLANETHARD ed entrambi sono stati molto genuini.

 

Stessa cosa quando ho suonato di supporto a Y&T con Stef Burns alla chitarra, Abbiamo parlato a lungo delle chitarre di liuteria LOUD GUITARS che utilizzo io perchè era rimasto colpito dal sound che sprigionava, la cosa divertente è che abbiamo parlato per un bel pezzo in Inglese, poi quando ho scoperto grazie all'intervento di "Mimmo" il suo roadie, che parlava benissimo l'Italiano siamo scoppiati a ridere! Tornando alla serata con Mark Tremonti, non mi aspettavo un'accoglienza così calda da parte del pubblico presente, mi ha fatto un immenso piacere. E' Stato un onore avere per la data "zero" del mio progetto un sostegno di questa portata!

 

 

RRM: Presto terrai dei seminari ad ingresso gratuito per la promozione dell'album, come si svolgerà il tutto?

 

Sono dei seminari in cui suonerò alcuni brani di EVERYTHING I HAVE TO SAY... e risponderò alle domande dei curiosi che verranno, a partire dalla strumentazione che uso a le mie esperienze con i PLANETHARD e ovviamente anche il supporto a TREMONTI. Se qualcuno vuole farmi domande tecniche per l'appunto sulla composizione dei miei brani o sulle scale che uso, sonorità etc, quello è il contesto giusto. Ovviamente ringrazio i marchi che mi sostengono che sono: Peavey, Paul Reed Smith, D'Addario, Loud Guitars, Vinteck, Masotti, ognuno di loro ha visto in me delle potenzialità ed hanno creduto in me sin dall'inizio.

Le date che andrò a fare per le clinic sono presenti sul mio sito www.marcodandrea.it…vi aspetto!

 

 

RRM: Quali sono secondo te i comandamenti da non dimenticare mai per un chitarrista professionista ?

 

Caspita, bella questa domanda! Vediamo se riesco a dartene dieci con relativi commenti:

 

1) UMILTA'

perchè è quella qualità che ti rende unico, bisogna restare sempre con i piedi per terra.

 

2) MENTALITA'

Bisogna avere la mentalità aperta in particolar modo in una band e/o in studio di registrazione, perchè non sempre puoi fare quello che vorresti, a volte ti devi "piegare" al bene del brano, quindi se in quel punto quella cosa per quanto sia bella, non ci sta, non metterla!

 

3) STRUMENTAZIONE

Avere il meglio e saper offrire il meglio, un controllo accurato è consigliabile sempre prima di un tour o di entrare in studio di registrazione

 

4) TRATTA BENE LA TUA CHITARRA

Le corde si rompono per usura o per incuria, quindi prendersi cura della chitarra. Se ti prendi cura di essa, vedrai che ti ricompenserà!

 

5) MAI SENTIRSI ARRIVATI

Io tutt'oggi continuo a studiare, ad evolvermi a migliorarmi per cercare il mio sound, il mio playing. Chi si sente arrivato è solo arrivato in una strada chiusa, se svolti l'angolo ti rendi conto di quanto hai ancora da imparare

 

6) METTERE IL CUORE E LA PASSIONE IN TUTTO QUELLO CHE FAI

Se non sei il primo a crederci, chi ci crede? Devi essere espressivo in un fraseggio complesso come in due singole note. Se non sei il primo ad emozionarti come fai ad emozionare gli altri?

 

7) AFFIDARSI AD UN BUON MANAGER ED ESSERLO DI SE STESSI

Sicuramente qualcuno che ti supporti nel migliore dei modi è indispensabile, io ho avuto la fortuna di incontrare Andrea Bariselli, manager del mio progetto e dei PLANETHARD, che sa come muoversi nel music business, ma devi prima di tutto essere tu il manager di te stesso, se ti muovi nel modo giusto, rendi le cose più semplici al tuo manager, se fai la rock star oggi, stai sulle palle a tutti ed al tuo manager compreso ed oggi come oggi non vai da nessuna parte.

 

8) SUONARE CON LE PERSONE GIUSTE

Avere vicino dei musicisti bravissimi ma che personalmente ti lasciano l'amore in bocca, non ti faranno mai esprimere completamente te stesso. E' difficile ma in una band di musica inedita, deve esserci una spirito di gruppo, ognuno ha il proprio carattere, ma bisogna sapersi porre sempre nel migliore dei modi. Se vuoi dare il massimo devi fare in modo che anche chi ti sta vicino lo possa dare e sia a suo agio.

 

9) CONOSCERE ALTRI STRUMENTI OLTRE AL PROPRIO

Saper suonicchiare anche altri strumenti, ti da la possibilità di avere il quadro completo di un combo musicale e quindi sapere cosa può fare uno strumento, altrimenti rischi di dare suggerimenti senza avere cognizioni in merito.

 

10) ESSERE SEMPRE DISPONIBILI

Se sei scontroso con chi ti viene a vedere o chi apprezza la tua musica, la seconda volta non verrà più. E' vero che ognuno ha il suo carattere, ma se fai questo mestiere devi essere conscio che avrai a che fare con gente diversa tutti i giorni

 

 

RRM: Con questi 10 comandamenti hai detto tutto, ma c'è altro che vorremmo sapere..Cosa vuol dire per te la parola musica e qual è stato il tuo approccio ad essa?

 

La musica è la mia vita è l'aria che respiro ogni giorno! Sono fortunato a fare il lavoro che mi piace, ma ho sudato per questo, ho sacrificato anni ed anni sullo strumento mentre magari i miei amici quando ero più piccolo andavano a giocare o andavano a divertirsi da qualche parte, ho faticato seriamente per poterlo fare. Se vuoi qualcosa devi sapertela prendere ed essere disposto a delle grandi rinunce!

Molti vedono solo il lato piacevole, ovvero fare dei bei concerti, esibirsi in contesti grossi, ma bisogna vedere anche tutto quello che ti ha portato fino a li, oltre al talento devi avere la costanza di applicarti ogni giorno sullo strumento, ore ed ore, di metterti sempre in gioco, devi avere la mentalità aperta e cuore!

 

 

RRM: Bene Marco, grazie e a te il compito di chiudere questa intervista

 

Grazie a te Angel! Mi ha fatto piacere questa chiacchierata.

Invito tutti i lettori di Rock Rebel Magazine a venirmi a trovare sul mio sito internet: www.marcodandrea.it o sul profilo facebook del mio progetto www.facebook.com/marcodandreaband , alle mie clinics ed ai vari live e il 25 di Novembre quando con i PLANETHARD avrò l'onore di aprire il concerto dei GOTTHARD all'Alcatraz di Milano.

A presto rockers!