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ven

16

nov

2012

Recensione AVATAR - Black Waltz

AVATAR

Black Waltz

Gain/Sony Music

Release Date: 19 Novembre 2012

 

 

La sintesi degli opposti, la contraddizione sulle corde della chitarra, lo sgomento in riff metallici. Una delirante intro per un disco che, nel bene e nel male, si dimostra uno dei più deliranti di questo 2012. Il five-piece svedese degli Avatar, sotto questi auspici di chiarezza ed equilibrio mentale degni della saga di Chtuluh, da alle stampe il suo quarto lavoro, “Black Waltz”, titolo quanto mai appropriato. Con alle spalle una genesi da band melodic-death metal, il combo di Gothenburg (Mecca del metal nordico) si è tramutato in una strana entità metallico-melodica che, pur non rinnegando le origini swedish-death (e meno male), incorpora in brani come “Torn Apart”, una serie eterogenea di influenze che vanno dal goth-rock, al groove-metal, passando per Ozzy Osbourne, Hellacopters, Hardcore Superstar, Marylin Manson e 69 Eyes. Attenzione, però! Le chitarre della coppia Jarlsby/Andersonn sono estremamente pesanti e magniloquenti, specie in brani come il pirotecnico “In Napalm” o la deostruente ed incendiaria “Let us die”, opener del disco.

 

In queste track tutta l’anima metal svedese del quintetto scandinavo viene a galla, proprio grazie alle due asce che si producono in riff distruttivi ed assoli pregevolissimi. Ma tutto l’alternative metal di cui parlavi, dove si trova, allora? Domanda lecita e che scopre due punti chiave di questo “Black Waltz”. Primo, la sua eccessiva scissione di influenze da brano a brano. Track come la già citata “Torn Apart” oppure “Let it burn”, una sintesi tra i Metallica di Fuel e Marylin Manson, con tanto di ottima imitazione vocale da parte del singer

Eckerström (grande prestazione in tutto il disco, dal punto di vista esecutivo), risultano possedere un’eccessiva saturazione di elementi groove-goth, con una totale assenza di elementi melodic-death i quali, invece, abbondano in tracce come la bellissima “Ready for the Ride”, che sembra uscita da “The Red in the Sky is Ours” degli At the Gates! Tutto questo fa quasi pensare all’ascoltatore (dico quasi perché gli Avatar hanno comunque raggiunto un buon livello di personalità) di avere in mano un split CD di due differenti band, una che si produce in brani di propria composizione e l’altra di cover. C’è, però, anche il lato positivo di questa oscura medaglia: il talento della band stessa.

 

Una formazione che da alla luce un brano come la title-track, non può e non deve essere ignorata, fosse solamente per le qualità tecnico-compositive dei propri musicisti. Detto questo, all’uscita di un labirinto come “Black Waltz” se ne esce storditi ma non delusi (almeno, non per la maggior parte dei pezzi): la band ha capacità, creatività, talento, voglia di rischiare ed una buona, anche se ancora in divenire, personalità. Le incertezze sull’identità di molti brani e, di conseguenza, della propria musica possono essere sia un tallone d’Achille sia un ottimo punto di partenza dal quale sviluppare un sound molto originale, riuscendo a spogliarsi di alcuni elementi troppo trendy derivati dalle correnti groove, goth ed alternative che vanno molto, in questo momento, cosa che rende un brano come “Smells Like a Freakshow” un gigantesco punto interrogativo alla fine della domanda ‘Dove vogliono andare a parare questi?’. Chi vi scrive, si augura che l’Avatar non si smarrisca nel proprio labirinto. Per ora, provate (almeno una volta) a farvi un giro di walzer oscuro con questo bizzarro Giano Bifronte del metal svedese.

 

Andrea Evolti

 

 

Track List:

 

1.Let Us Die

2.Torn Apart

3.Ready for the Ride

4.In Napalm

5.Black Waltz

6.Blod

7.Let it Burn

8.One Touch

9.Paint Me Red

10.Smells Like a Freakshow

11.Use Your Tongue