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26

nov

2012

Live Report LUCA TURILLI’S RHAPSODY+ FREEDOM CALL,ORDEN OGAN e VEXILLUM @ Live Club, Trezzo Sull'Adda - 23/11/12

Report a cura di Andrea Evolti

La Fenice diventa più forte, dopo ogni sua rinascita e questa fenice porta il nome dei Luca Turilli's Rhapsody. Al loro primo tour dopo lo split con Lione e soci, che proseguono con il nome di Rhapsody of Fire, la band friulana porta in scena uno spettacolo grandioso, rischioso ma che fa centro pieno e ci da l'impressione che questa fantastica ma, soventemente, contraddittoria entità metal, ha trovato un equilibrio per smetterla di cadere, ogni tanto, dalle vette raggiunte.

Ad aprire le danze, i toscani Vexillum, dediti ad uno speed con influenze power e folk (come si evince dall'abbigliamento dei suoi componenti) che risulta estremamente gradevole e convincente, grazie anche all'abilità della band nel portare in scena l'ultimo nato The Bivouac. Coinvolgenti (far muovere il pubblico quando è ancora esiguo, non è da tutti) ed interessanti, se sapranno crescere e sviluppare la loro identità.

 

Gli Orden Ogan sono una band, a modo loro strana ed intrigante ma ancora in fase di assestamento di personalità. Su disco, entusiasmanti e pieni di energia e fascino, dal vivo, come si è visto a Trezzo, in grado di portare on stage solo il 70% di quello che si può ascoltare su CD. Questa formazione tedesca, che mischia folk e power di scuola più americana che teutone, presenta in questo tour il nuovo lavoro To the End, dove una forte iniezione di Running Wild-style da maggior velocità alla loro musica ma, dal vivo (almeno per ora) fa perdere un po' dell'atmosfera che la band, capitanata dalla bella voce del chitarrista Sebastian Levermann, dovrebbe donare, specie durante i brani del suggestivo Easton Hope. Un concerto buono, comunque, anche se, chi vi scrive, si aspettava molto di più da questi quattro druidi 'alemanni'. Attendiamo migliori auspici dalle loro rune.

Non c'è niente da fare: i Freedom Call fanno sempre centro....anche se non ti piacciono! Il four-piece tedesco, guidato da Chris Bay, vero e proprio clone artistico (ma con più muscoli e predisposizione all'intrattenimento) di Kay Hansen, salgono sul palco del Live Club, di fronte ad un'audience che è cresciuta molto dall'inizio della serata (ma che ci appare un po' sotto le aspettative), e fanno strage di consensi e di cuori. Con il loro happy-party-metal dalle melodie solari, strutture semplici ma eseguite da grandi musicisti, la formazione bavarese coinvolge il pubblico, lo fa ballare e divertire, passando in rassegna il suo repertorio di brani, alquanto nutrito, partendo dall'ultima fatica Land of the crimson Dawn ed arrivando anche all'esordio Stairway to Fairyland, il tutto basato da battute ed intermezzi da showman consumato di Bay e da un sound che si può sintetizzare, malignamente, come la versione sotto sedativo o gas esilarante, di Helloween e Gamma Ray. Picco massimo della serata, il singolo The Power and the Glory ed alcuni brani che sfioravano il plagio di The Final Countdown degli Europe ed I can't stop lovin' you dei Toto (il refrain era uguale!!!). Poco importa, però, perchè i Freedom Call sono questi, fanno questa musica e la sanno suonare davvero bene, offrendo divertimento ed allegria al pubblico, con qualità: non è poco, in fondo.

Partono le immagini sullo schermo in fondo al palco, quasi l'inizio di un capitolo della saga di X-Men per cupezza e tensione, e nei credit compaiono nomi e volti dei musicisti dei Luca Turilli's Rhapsody, dei guest, dei tecnici....veri opening credit di un film; e più giusto non poteva essere per una band che suona cinematic metal, come da loro stesso asserito. Poi, si comincia a fare sul serio e parte Ascending to Infinity, la title-track dell'opera prima del nuovo corso della band guidata dal chitarrista triestino, e le notizie non sono solo buone: sono fantastiche! Assalto sinfonico con una violenza melodica ed un senso del dramma apocalittico che non si sentiva da Dawn of Victory e Rain of a Thousand Flames, con la voce di Alessandro Conti (Treat or Trick) a dare nerbo, fluidità e spessore ai brani, non facendo assolutamente rimpiangere Fabio Lione e dietro le pelli, quell'assoluto miracolo percussivo di Alex Landenburg (Mekong Delta), a guidare gli assalti dei destrieri meccanici. Tormento e Passione si rivela un brano cruciale per capire appieno lo sviluppo dell'identità Rhapsody, dove Turilli è libero di plasmare le sue visioni di belligeranza metafisica e romanticismo tragico nella maniera migliore, supportato dal bassista Guers (assente l'altro chitarrista Leurquin per infortunio) e dalla stellare performance della guest singer Sassy Bernet, sorprendente nei duetti con Conti. A supportare il tutto, uno spettacolo di luci, video e live performance che ben si sposano con le atmosfere del disco e del nuovo corso della band, la quale non si dimentica il passato sul quale ha costruito il futuro: dal Medioevo classico a quello mitologico! Si passa il pubblico per le armi di Flames of Revenge per poi abbandonarsi alle flauti fatati di Forest of the Unicorn, ma la battaglia del nuovo millennio è alle porte e la 6-corde di Turilli lancia le sue melodie guerriere per Dawn of Victory ed Emerald Sword, con Conti a narrarne le gesta ed il pubblico a rispondere ai suoi comandi d'assalto.

 

Notevole è la capacità di equilibrio che la band ha saputo raggiungere fra grandeur ed essenzialità, fluidità e potenza, teatralità e spontaneità: prima di un pezzo come Excalibur, tratto da Ascending to Infinity, la citazione di Paolo Villaggio in 'Sogni mostruosamente proibiti' (Conti che non riesce a dire il nome corretto della spada e la citazione 'Excalibru, imbecille', tratta dal film) risulta assolutamente non fuori luogo, ma rimette in equilibrio la vis drammatica di un concerto che da pochi attimi di tregua, come The Village of Dwarfs. Grande prova di classe e teatralità, per una band che, forse, potremmo finalmente apprezzare, d'ora in poi, al massimo del suo potenziale ed in tutto il suo 'Epicus Furor'. Sorprendenti.

 

 

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