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gio

29

nov

2012

Recensione KILL RITUAL - The Serpentine Ritual

KILL RITUAL

The Serpentine Ritual

Scarlet Records

Release: 30 Ottobre 2012

 

 

Per saltare molto in avanti, è necessario avere un’ottima rincorsa. Non è una massima estratta dall’incartamento di qualche cioccolatino o da libri New Age da 4 soldi, ma una considerazione che si matura in fretta: appena il tempo di concludere, non dico tutto l’album, ma solo l’opener e title-track del lavoro d’esordio dei californiani (e da dove potevano venire?) Kill Ritual, lo splendido The Serpentine Ritual. In 11 tracce il 5 piece di San José plasma tutta la tradizione, la classe, la tecnica e l’energia del thrash metal della West Coast, per generare uno strumento di rigenerazione di massa per lo spirito di chi sa che metal significa talento, coraggio e passione. Produzione pulita, potente e letale, songwriting da stato di grazia, tecnica stellare e tanta, ma tanta rabbia e creatività.

 

Solo ascoltando le vocal-melody di Torn Down, ci si rende conto che la bellissima voce di Josh Gibson riesce ad essere lacerante e rabbiosa, senza perdere tutta la sua vena melodica e la sua tecnica, tanto da ricordare il grande ma poco considerato Mark Antoni dei Realm. Josh, però, è solo uno dei 5 motivi che rendono grandi i Kill Ritual. Gli altri sono le due asce, veri violini assassini che si esaltano mirabilmente in track come Time to kill (ritmica da inseguimento!) dove ad una struttura di song incredibile, si affiancano gli assoli di Steve Rice (ex-Imagika) che si fonde con i riff snocciolati dal suo gemello di strumento Robert Proietti, già componente dei nostri Eldritch. Non sembra esserci tregua nelle intricate architetture di rabbia ed incubo dei KR i quali, pur pigiando sempre sull’acceleratore, riescono ad essere vari e sempre interessanti: esempio di questo è la track Cold hard Floor, dove si apprezza l’altra grande arma segreta del quintetto californiano: la sezione ritmica formata dal pulsare inarrestabile e fluido di Danyael Williams al basso e dal motore a curvatura denominato Wayne De Vecchi (drums). Soprattutto quest’ultimo si dimostra in grado di dare una marcia in più a track come Prisoner of the Flesh, non solo per la devastante velocità e tecnica (da urlo bellico la sua prova alla doppia cassa), ma anche per personalità e grande varietà di ritmi che, come già detto in precedenza, rendono i brani dei KR mai ripetitivi, tanto che si può azzardare, proprio durante l’ascolto della suddetta track, che i Forbidden di Anderson e soci abbiano giocato un ruolo fondamentale nella formazione all-rounded thrash metal della band americana: dalle linee vocali di Gibson, ai ritmi cangianti ed estremi della sezione ritmica, per finire con gli stupendi assoli di Rice, i KR sono un campionario fresco ed inesauribile di emozioni che vengono narrate con taglio estremo, spettacolare ma senza dimenticare la profondità ed il senso del sanguigno.

 

 

Un vero tripudio di energia, talento e creatività metal estrema questo Serpentine Ritual, che ci presenta una band che non deve essere assolutamente ignorata, perché non potete non dedicare almeno un ascolto a Coat of Blood, dall’intro passionale quasi alla Savatage e dallo sviluppo thrash drammatico alla Megadeth periodo Countdown to Extinction, per ascoltare l’ultimo, ripetitivo e deprimente album bimbo-pseudometal-core. Back to the Future….back to Kill Ritual!

 

 

Andrea Evolti

 

Tracking List:

1.The Serpentine Ritual

2.Torn Down

3.Time to Kill

4.Ambush

5.Old School Thrasher

6.Coat of Blood

7.Cold Hard Floor

8.Law of the Land

9.The Day the World Dies

10.Prisoner of the Flesh

11.My Neighborhood (bonus track)