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mar

08

gen

2013

Recensione STEVE LUKATHER - Transition

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STEVE LUKATHER

Transition

Mascot Records

Release date: 21 Gennaio 2013

 

Steve Lukather, dopo “All’s Well that Ends Well”, con il quale chiudeva un concept iniziato con il precedente “Ever Changing Times”, si lascia alle spalle un momento difficile della sua vita personale. “All’s Well that Ends Well” infatti, risente notevolmente del periodo particolare del mitico chitarrista californiano, con brani dai testi molto riflessivi, interrogandosi su un futuro alquanto incerto e dalle sfumature non ben definite.

 

Con il nuovo capolavoro Luke, sembra aver ritrovato la svolta della sua vita, una pace interiore uscita finalmente con prepotenza, la tranquillità di accettare il presente con lo spirito di chi torna a vedere la luce con gli occhi incuriositi di un bambino. Il titolo dell’album, “Transition”, esprime già in sé tutto questo, un periodo finalmente spensierato, la transizione finalmente da un periodo oscuro ad una nuova vita. Il 2012 infatti, è stato un anno molto intenso e ricco di soddisfazioni per Luke, il quale ha trascorso gran parte della sua vita come sempre “on the road”, tra i tanti sold out del tour estivo dei Toto, e la soddisfazione di far parte del mitico G3 con gli amici di sempre Joe Satriani e Steve Vai. La fantastica annata poi ha visto il nostro Luke protagonista all’interno della Ringo Starr Band: dev’essere stato un sogno che si realizza per Steve, dal momento che ha sempre amato la musica dei Beatles, band di riferimento fin dallatenera età. Ed è sempre “on the road”, durante questi ultimi lunghi mesi di fatica tra un palco e l’altro che nasce il nuovo album “Transition”, un vero e proprio spaccato di vita di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Si, musicisti, perché Luke non appartiene soltanto alla categoria dei chitarristi, ma è da considerare un musicista a tutto tondo, dal momento che l’ultimo capolavoro è scritto, suonato, cantato, prodotto, arrangiato dallo stesso Steve. E di altrettanti grandi musicisti ha avuto la genialità di attorniarsi per questo progetto, fondamentalmente gli amici di sempre, con i quali ha condiviso concerti, emozioni palchi in giro per il mondo come Gregg Bissonette, Chad Smith, Leland Sklar, Eric Valentine, Steve Weingart, John Pierce, Nathan East, Phil Collen. La produzione poi è stata condivisa con l’amico C.J. Vanston, un vero e proprio punto di riferimento negli ultimi anni per Steve.

 

 

L’album si apre con “Judgement day”, con un intro psichedelico dalle sonorità quasi alla Pink Floyd. La voce calda di Steve ci prende per mano fino ad arrivare ad un esplosivo ritornello ed a un solo di chitarra da brividi. La seconda traccia si intitola “Creep motel”, fondamentalmente un pezzo rock-blues alla Luke, la fusione delle esperienze Los Lobotomys e di No Substitutions con Larry Carlton: la tecnica, il gusto, la raffinatezza di un Luke più in forma che mai la fanno da protagonista ancora una volta; il finale accompagnato da un solo che potrebbe proseguire per ore, senza mai stancare! Arriviamo poi al lento: “Once again”. Il classico brano pop-rock melodico che ci invita a chiudere gli occhi, sognando un tramonto sullo sfondo senza fine, la vera serenità di cui si parlava in precedenza. Il quarto brano si intitola “Right the wrong”: chitarre, elettronica, cori, per riscoprire il nuovo volto di Steve. Fantastici i cori che fanno da bridge ad un solo mozzafiato! Si passa poi al primo dei due brani strumentali, “Transition”, che da il titolo all’album stesso. Pezzo dalle influenze prog-fusion, dove le chitarre di Luke si intrecciano alle sensazionalitastiere di Steve Weingart, sino a sfociare ad un coro finale inaspettato e ad un fraseggio di chitarra alla “Don’t stop me now” di “Fahrenheit”. Si passa poi a “Last man standing”, uno dei brani più belli dell’album, dallo stile molto radiofonico: potrebbe essere tranquillamente il prossimo tormentone che passa nelle nostre frequenze di tutti i giorni. I power chord energici di Luke dominano un groove di coinvolgenti percussioni. Il ritornello è uno di quei ritornelli da cantare a squarcia gola finché si ha forza in corpo! Le note del solo di Luke sono semplicemente da brividi, dalle influenze molto ……. molto Steve Lukather! “Do I stand alone” è il brano che forse rappresenta meglio il nuovo Steve’s style, un nuovo modo sbarazzino di esprimersi con la chitarra, ritrovando il gusto primordiale di suonare. “Rest of the world” è un'altra traccia rock-blues che si snoda attraverso un coinvolgente groove di scuola tutta Jeff Porcaro. L’album si chiude con una cover strumentale, “Smile” brano di Charlie Chaplin, dove la genialità di Luke, Steve Weingart e C.J. Vanston si fondono insieme in un profondo ricordo della madre di Luke, che amava questa canzone. 

 

“Transition” è da considerarsi uno dei migliori album di Steve, per i testi, gli arrangiamenti, le idee, e tutta la nuova linfa vitale espressa in ogni accordo, ogni solo di chitarra, ogni singola nota, del nuovo capitolo della storia intitolata “Steve Lukather”.

L’album sarà in uscita a gennaio 2013 per l’etichetta discografica Mascot Records.

 

Recensione a cura di GGM Studios - Official TOTO Italian Website

Per maggiori info su Steve Lukather e i Toto visitate il sito www.ggmstudios.com

 

 

 

Tracklist:

1. Judgement Day
2. Creep Motel
3. Once Again
4. Right The Wrong
5. Transition
6. Last Man Standing
7. Do I Stand Alone
8. Rest Of The World
9. Smile

 

Musicisti:

Steve Lukather - vocals, guitars, production

C.J. Vanston - keyboards, production

Steve Weingart - keyboards

Renee Jones - bass

Eric Valentine - drums

Lee Sklar - bass

Nathan East - bass

John Pierce - bass

Tal Wilkenfeld - bass

Gregg Bissonette - drums

Chad Smith - drums

Tos Panos - drums

Phil Collen - bg vocals

 

 

Recensione disponibile anche in inglese qui - Review is available also in  English