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15

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2013

Recensione INFERNAL POETRY - Paraphiliac

INFERNAL POETRY

Paraphiliac

Bakerteam Records

Pubblicazione: 15 Gennaio 2013

 

 

Cronache di quotidiana decadenza psichica, rappresentate con la forza e la maestosità di un affresco rinascimentale fatto con i colori acrilici. La prima impressione che si ha, terminato l'ascolto di "Paraphiliac", quarta fatica sulla lunga distanza degli splendidi anconetani Infernal Poetry, genera quest'immagine di armoniosa contraddizione: da una parte, il quintetto delle Marche prosegue nella sua ricerca musicale di descrivere le sfaccettature della follia dell'essere umano, cercando (e riuscendoci benissimo) un songwriting isterico ma organico e bilanciato, che si concretizza grazie alle partiture delle due chitarre di Morbidoni e Galassi, intrecciate, schizofreniche e feralmente sinfoniche, dove convergono At the Gates, Dark Tranquillity, Darkane, Carnal Forge, The Haunted ed ultimi Machine Head, ma con una produzione più secca e tagliente, più al sound perforante degli ultimi Death Angel.

 

Dall'altra parte, questa stessa ricerca, che riprende anche molti spunti del debutto "Not Light but rather visible Darkness", sembra abbandonare quel maestoso equilibrio di saggia follia che era presente nel capolavoro "Beholding the Impure" a discapito della creazione di un ambiente di costante tensione e nevrotica sofferenza interiore, come si evince fin dal primo brano (dopo l’intro Preliminaries) "Stumps", sulla scia del precedente lavoro "Nervous System Failure". Gli intenti della band vengono realizzati, anche grazie alla splendida performance vocale di Paolo Ojetti, che realizza alcuni masterpiece vocali in "Hypertrophic Jellyfish", la suddetta "Stumps", "Everything means I" (forse il miglior pezzo dell’album) e "Cartilages". Prima allievo di Tompa Lindberg (At the Gates), poi in grado di camminare con le proprie ‘corde vocali’,Ojetti caratterizza la sofferenza lancinante del growling di Lindberg, con l’aggiunta di una cupezza e profondità rabbiosa che gli perfetto di fondersi mirabilmente con i riff spezzati e reincastrati delle chitarre, la batteria stop-and go di elvetica precisione a cura di Alessandro Vagnoni, il pulsare malsano ma virtuoso del basso dell’altro Alessandro, Infusini, e, last but not least le fughe melodiche e sinfoniche della coppia Morbidoni/Galassi, che scelgono la soluzione cara ai Dark tranquillità del periodo aureo (da Skydancer a The Mind’s I) di non prodursi in un unico assolo principale, ma di disseminare molti brevi ma godibili assoli nel corso del brano, in maniera da mantenere sempre in stato di allerta emotivo l’ascoltatore, come avviene benissimo in In Glorious Orgy. Questa soluzione, impiegata anche nei precedenti lavori dalla band, ma qui portata a vero e proprio marchio distintivo di "Paraphiliac", si dimostra un’arma a doppio taglio, però. Se da un lato la tensione e quel senso di nevrosi perenne permane per tutti e 43 i minuti del full-length, va detto che la quasi totale assenza di un climax melodico (come avviene, al contrario, in In Glorious Orgy), lascia spesso disorientati, a livello emotivo, mancando quell’esplosione e rilascio della tensione accumulata, quell’epifania della paura nutrita che è l’unica vera carenza di "Paraphiliac".

 

Ottimo lavoro, comunque, splendidamente suonato e, soprattutto talentuosamente e coraggiosamente concepito e realizzato, anche sotto il profilo della produzione, azzeccatissimi per questo intrigante e sconvolgente album di death/thrash da ospedale psichiatrico. Consigliato l’ascolto con la visione dell’ultimo Carpenter, The Ward. Che la paranoia sia con voi!

 

 Andrea Evolti

 

Tracking List:

1. Preliminaries

2. Stumps

3. In Glorious Orgy

4. Hypertrophic Jellyfish

5. Everything means 'I'

6. Barf Together

7. Cartilages

8. The Copy/Paste Syndrome

9. The Miss-Treated

10. Paraphilias