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dom

17

mar

2013

Live Report TESTAMENT + Dew Scented + Bleed from Within @ Tempo Rock, Gualtieri (RE), 16 Marzo 2013

Report a cura di Andrea Evolti

 

Foto a cura di Valeria Portinari 

L'attesa per i Testament on stage è sempre ben ripagata dalla band di Billy & Co., di scena al Tempo Rock di Gualtieri supportati da due opening band di lusso, Dew Scented e Bleed from Within.

Giunti in perfetto orario per vedere l'inizio dei Bleed from Within, ci rendiamo conto subito della notevole affluenza del pubblico già durante l'esibizione dell'opening-act scozzese, che assalta alla gola i presenti con il loro death melodico dalle tinte americane e moderne. Suoni (almeno per quel che concerne ciò che esce dalle casse e che si possono godere i fortunati che hanno trovato posto di fronte al palco) di buona fattura, energia e tecnica, sono gli ingredienti della proposta musicale del five-piece del Regno Unito, che colgono l'occasione per presentare l'ultimo nato in casa BFW, 'Uprising'. Ottima prova, che non può non convincere anche i detrattori che li considerano una formazione un po' trendy e derivativa.

 

Instancabili, esperti e, in tutta onestà, molto sottovalutati, i tedeschi Dew Scented, veri e propri prime-mover della scena swedish-death (nonostante la nazionalità), salgono sul palco di un Tempo Rock sempre più affollato carichi di voglia di suonare e senza nessun timore reverenziale per la band alla quale devono fare da apripista. La formazione capitanata dal cantante Leif Jensen e sulle scene fin dal 1992, dimostra che il suo stile, fatto di velocità, melodia ed aggressività, pur mantenendosi sempre ortodosso nel corso di questi 20 e passa anni, riesce ad essere sempre coinvolgente, fresco ed a produrre, oltre a una notevole quantità di lavori di pregevole fattura e personalità, brani che non risultano mai noiosi o stucchevoli, grazie anche all'operato del chitarrista solista Marvin Vriesde, in forza dall'ultimo lavoro Icarus, ottimo cesellatore di assoli ed all'orologio umano Koen Herfst, anche lui arrivato con l'ultimo album a torturare le pelli della band tedesca. Ottima prova e qualcosa di più che un buon aperitivo.

Quando pensi ai Testament, ti viene in mente, non un semplice pezzo di storia del Thrash Bay Area, ma a qualcosa di simile all'arma segreta di un super-eroe: quando bisogna dare una svolta alla situazione, bisogna guardare a loro. I nostri, infatti, danno il via alla loro infuocata performance proprio con l'opener dell'ultima, splendida (anche se da qualcuno fortemente criticata) ultima fatica: 'Rise up'. E sembra proprio un comando per i presenti (ormai talmente numerosi da rendere letteralmente difficoltoso poter guardare la band sul palco, se non ci si issa sopra i divanetti), che, dopo il warm-up delle prime due band, si lanciano nel più feroce slam-dancing e nella creazione di mosh-pit degni di un gorgo infernale. Chuck Billy è, come sempre, in forma vocale smagliante e guida band e pubblico con l'esperienza di un consumato lupo di mare. Sfortunatamente l'acustica del luogo vanifica un po' lo sforzo dei fonici per dare al quintetto californiano suoni all'altezza delle chitarre di Skolnick e Peterson; per fortuna, proprio la classe delle due asce americane, supportate dai virtuosismi del titanico Hoglan, superano questi limiti regalandoci veri ordigni sonori come le classiche 'Into the Pit' o 'Over the Wall', i granitici mid-tempo 'Low' e 'Down for Life' e le più aggressive e recenti 'D.N.R', 'The Formation of Damnation' e 'True American Hate'.

 

Energia, muscoli, passione, ma anche gusto, tecnica e pulizia, si fondono come di consueto nell'approccio, dei Testament e, più nello specifico di Skolnick, che con il bassista Christian, dimostra veramente di essere il fattore di rifinitura che dona a brani come 'Pratice what you preach' e, in fase di chiusura 'The New Order' e l'articolata e bellissima title-track 'The Dark Roots of the Earth', quella pienezza armonica che fa risaltare anche la particolare voce di Billy (sia in clean che in growl), un altro elemento di continuità/innovazione che ha fatto ma, soprattutto, continua a fare dei Testament, una dei più devastanti e creativi live-act del metal, in grado di superare anche gli oggettivi limiti acustici di un locale, il Tempo Rock, che, in tutta onestà, non ci sembra essere il luogo più consono (per acustica e fruibilità dello spettacolo da parte del pubblico) per ospitare concerti di questa portata. Ma è anche in queste situazioni che esce fuori la stoffa delle grandi band. Stronger than all!

Dew Scented

Bleed from Within