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lun

08

apr

2013

Recensione STONE SOUR - House of Gold & Bones – Part II

STONE SOUR

House of Gold & Bones – Part II

Roadrunner Records

Data Pubblicazione: 9 Aprile 2013

 

 

Dopo l’attesa e la splendida sorpresa di HOUSE OF GOLD & BONES – Part I confermatosi top album per gli STONE SOUR di Corey Taylor, ecco presentato finalmente quello che è, o meglio, avrebbe dovuto essere il suo prosieguo naturale, HOUSE OF GOLD & BONES – Part II, anch’esso dalle grandi aspettative. Premesso che il superare in bellezza quella che per comodità definiremo la prima parte era certamente un’impresa ardua ma non impossibile sia chiaro - del resto stiamo parlando degli Stone Sour - una insita speranza si insinuava in noi, in quanto non ci si immaginava che il meglio si trovasse tutto in un disco nel momento che ne era già stato stabilito un secondo in uscita di lì a breve. Infatti è così, ma solo in parte.

 

La seconda tranche del concept non è all’altezza della prima, non tanto dal punto di vista tecnico, indiscutibile, anzi il sound d’insieme è pieno e maggiormente sperimentale perciò più complesso, quanto dal punto di vista emozionale, ma questo è così solo perché noi siamo persone rudi, non per altro. I toni sono più cupi, più sofferti, più lenti andanti, meno metal e molto più melodici, il piano emerge tanto quanto la delicatezza di alcuni passaggi, l’irruenza è poco evidente o esce sempre un po’ più tardi di quanto ci si aspetti.

 

L’introduzione, affidata a “Red City” con la dolcezza e l’ intensità della voce di Taylor e del suo piano, pare azzeccata e giusto seguito di “Last of the Real”, mentre “Black John” non lascia un particolare ricordo di sé, cosa che invece farà la stupenda “Sadist”, seguita a ruota da “Peckinpah”. “Stalemate” marca forse il momento più tecnico, mentre “The Uncanny Valley” e le sue chitarre acustiche tratteggia un’atmosfera non da poco. Con “ ‘82” e con “Do Me a Favor” il suono si fa rock a tratti più commerciale, ma, per non girarci tanto intorno, è solo una la parola che spiega l’insieme, ed è raffinatezza, quella raffinatezza che in musica è una cosa meravigliosa, che decreta la professionalità di una band e aiuta a decantarne le doti, che placa gli animi e in questo caso conferma quanto gli Stone Sour siano competenti a 360°, capaci di fare e di suonare di tutto e di più e qui sta la loro immensa abilità e bravura.

 

Però, non ci sono né santi né madonne, il raffronto con la prima parte del lavoro viene spontaneo e se ne ricava che quella là è nettamente la più eccitante.

 

Marghe Simonetti

 

Line-up:

Corey Taylor_voce e piano

James Root_chitarra

Josh Rand_chitarra

Rachel Bolan_basso (in studio)

Roy Mayorga_batteria e synth

 

Tracklist:

1.Red City

2.Black John

3.Sadist

4.Peckinpah

5.Stalemate

6.Gravesend

7.'82

8.The Uncanny Valley

9.Blue Smoke

10.Do Me A Favor

11.The Conflagration

12.The House Of Gold & Bones

 

 

Web site:

www.stonesour.com

 

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