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22

apr

2013

Recensione KALEDON - "Altor: The King's Blacksmith"

KALEDON

Altor: The King's Blacksmith

Scarlet Records

Data di Pubblicazione: 23 Aprile 2013

 

Mai giudicare un libro dalla copertina e mai giudicare un album dal primo brano: una massima che salva spesso da cantonate epocali. Per fortuna, durante la recensione del settimo lavoro dei romani Kaledon, il primo dopo la chiusura dell'esalogia di Legend of the Forgotten Reign, il rammentare questo adagio salva dal dare una valutazione affrettata di questo bel lavoro a cavallo tra lo speed-sinfonico ed il power più U.S.-oriented.

 

Dopo le prime due track (escludendo l'intro 'Innocence') 'Childhood' e 'Between the Hammer and the Anvil', bei pezzi ma con una chiara e canonica marca di speed europeo sinfonico, dove i refrain fanno correre subito la mente ai Gamma Ray di 'Somewhere out in Space', con 'My Personal Hero' e 'A New Beginning' si può apprezzare una costruzione del songwriting più complessa, articolata e volta ad usare una potenza più cupa ed una senso dell'epico più aggressivo ed, a tratti, tragico, riconducibile ad un enviroment più americano, anche se la marca sinfonica europea rimane la principale caratteristica. Spicca, in questi brani, la bella ed espressiva voce di Marco Palazzi che riesce a staccarsi (non sempre) dalla classica impostazione vocale da speed singer italiano (quasi lirica e con una teatralità molto imperiosa), che a volta richiama anche Fabio Lione (Rhapsody of Fire, Vision Divine, Athena ed ospite in questo disco proprio nella finale 'A DarkPrison'), per cercare una via più personale ad un approccio comunque classico e che ricerca nella melodica graniticità ricca di pathos, la sua piena realizzazione. Questa compiutezza, almeno all'interno dell'album, arriva con il successivo brano 'Kephren', forse il più bello del lavoro, dove due chitarre possenti e virtuose, ma anche cariche di emotività e gran senso della melodia, animate da bravissimi Tommaso Nemesio ed Alex Mele, tessono la trama di un piccolo gioiello di epica ed eroica oscurità, dove la voce di Marco può esaltarsi supportato da una sessione ritmica energica e precisissima, il tutto contornato anche dalle tastiere di Daniel Fuligni che qui e nel successivo 'Screams in the Wind' cominciano a lavorare a pieno regime, mostrando le sue variegate influenze Symphony X, Eldritch, Athena ed Angra.

 

Un disco certamente pregevole e sentito, che si lascia ascoltare e riascoltare senza annoiare, classico ed abbastanza ligio a certi dettami del filone (re) inaugurato da Stratovarious, e con influenze Angra di 'Rebirth', Luca Turilli's Rhaspody (ed anche Rhapsody of Fire, dato che un tempo erano la stessa cosa), Gamma Ray ed Helloween, ma con elementi personali e di una certa oscurità power U.S., che ne danno una visione personale e calda di una scuola che, a volte, rischia di apparire stucchevole. Alla pugna, verrebbe da esclamare!

 

 

Andrea Evolti

 

Tracking List:

1.Innocence

2.Childhood

3.Between the Hammer and the Anvil

4.My Personal Hero

5.Lilibeth

6.A New Beginning

7.Kephren

8.Screams in the Wind

9.A Dark Prison