CONDIVIDI

mar

28

mag

2013

Live Report BAKERTEAM FESTIVAL @ Rock N Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) - 25 Maggio 2013

Report a cura di Andrea Evolti

 

 

BAKERTEAM FESTIVAL

 CADAVERIA + Gory Blister + Bejelit Malnatt + Lahmia + Wind Rose + Rhope + The Ritual

 

Rock N Roll Arena, Romagnano Sesia (NO)  - 25 Maggio 2013

 

Appuntamento con il metal italiano, affermato ed emergente, alla Rock'N'Roll Arena di Romagnano Sesia, con il BAKERTEAM FESTIVAL, kermesse metal che porta sul palco buona parte del roster dell'etichetta italiana. Molte band, buona organizzazione, brevi ma di alto livello: bilancio positivo, sulla carta ma, nella realtà, un pizzico di delusione per un'affluenza di pubblico un po' scarsa, per un appuntamento che avrebbe meritato più attenzione.

 

A rompere il ghiaccio la band alessandrina dei The Ritual, formazione che vede tra le fila il chitarrista Marco Pastorino, che si esibirà più avanti anche con i Bejelit. 4 brani, influenze thrash unite a power U.S. e (guarda caso) una leggera somiglianza, nelle melodie, con l'altra band di Pastorino: questo il bilancio per una rapida esibizione assolutamente rispettabile, anche se inficiata da qualche leggere problema di suoni.

 

Oscillano fra durezze metal-groove e melodie hard-rock moderniste i milanesi Rhope. Caratterizzata dalla particolare voce di Giammi Giuliani, potente ma melodica, a tratti vicina a quella di Brian Molko dei Placebo, la formazione meneghina appare ben amalgamata e compatta, in possesso delle capacità per sfornare buoni pezzi che dal vivo lasciano certamente il segno. Ritmiche che richiamano i Symphony X, un gusto tastieristico (Federico Meranda) che si discosta un po' dai soliti canoni del symphonic-metal italiano, richiamando alcuni accenni degli Shadow Gallery, oltre ai riferimenti Blind Guardian ultimo periodo e Angra ed una voce robusta, dotata e abbastanza personale (Francesco Cavalieri), sono il succo dei tre brani eseguiti dai pisani Wind Rose: un po' poco per un giudizio più approfondito anche se, quello che si è visto, fa ben sperare per un five-piece dalle ottime potenzialità, ma che deve aggiustare qualcosa nelle scelte melodiche e degli assoli della sua sei corde.

 

Oscure dinamiche e melodie feroci e taglienti accompagnano la calata dei romani Lahmia sul palco della RNR Arena. La formazione che affonda le sue radici musicali nella scuola svedese death-melodic-metal di Gotheborg, come si evince dalle feroci e sinfoniche trame chitarristiche di Flavio Giannello, mostra di saper tenere molto bene il palco, grazie anche all'ottimo growl di Francesco Amerise, scaricando proiettili musicali intrisi di rabbia e dolore tratti dalla loro prima fatica 'Into the Abyss', il tutto con un rateo di fuoco pazzesco scandito dalle pelli di Alessandro Santilli. Ottimo biglietto da visita, in vista dei futuri sviluppi.

 

 

Dunque.....come vi posso spiegare chi sono i Malnatt senza che vi guardiate straniti e facciate il classico segno per indicare un pazzo, naturalmente rivolto al qui presente recensore? Bella domanda. Facciamo così: immaginate un incrocio fra i Monty Python, un gruppo di artisti dadaisti che fingono di essere ubriachi ed attori di Zelig che recitano Shakespeare travestiti da Darth Vader. Il quartetto bolognese, veterano della scena black sperimentale italiana, partito come combo black-folk, ora si produce in un black potente e minimale, dai testi che sotto una vena comico-demenziale, celano un sarcasmo ed un senso del grottesco-analitico della società tutt'altro che superficiale. Guidati dal vocalist Porz, sul palco danno vita ad uno spettacolo che colpisce sia visivamente (trucco minimal black, tute alla C.S.I., teschi in polistirolo quasi in stile messicano) che per l'impatto scenico, il tutto condito dai testi al limite del nonsense nichilistico (Manifesto Nichilista appunto) e della satira nera, come si nota nella conclusiva Don Matteo oppure nelle non-banalmente anticlericali Iper-Pagano ed Ave Discordia. Geniali o pazzi? Forse il confine non esiste: di sicuro una performance che lascia il segno.

 

Tornano a casa e lo fanno sempre alla solita maniera: entusiasmando. Gli home-boy Bejelit, guidati dall'istrionico vocalist Fabio Privitera sono ormai una sicurezza in sede live. Potenti, melodici, personalissimi, con loro Power U.S. diventato più melodico con l'ultimo lavoro Emerge, protagonista della mezzora a loro disposizione, i Bejelit assaltano i presenti con gli high-light Emerge, Dancerous e We got the Tragedy, danzando sulle veloci e compatte raffiche percussive del drummer Giulio Capone e sugli assoli vorticosi e spettacolari del già protagonista sul palco Marco Pastorino. Privitera fa il resto, arrampicandosi sulla scala maggiore e tenendo splendidamente il palco. Adesso, si aspetta solo il nuovo capitolo della loro saga.

 

 

L'Apocalisse può anche essere descritta con i colori e quelli usati dai monumentali Gory Blister sono certamente riconducibili a quelli vorticanti che avrebbe una versione horror-soprannaturale di un'opera di Van Gogh. Da The Descent ad Earth-Sick, passando per Void made Flesh ed HIV, il four-piece tarantino-milanese genera la sua personalissima versione di una Genesi che nasce dall'Armageddon, dove gli elementi naturali e spirituali sono spezzati e ricomposti dall'inquieto virtuosismo della sei-corde di Raff e dal generatore di supernova ritmiche Joe La Viola. Si attraversano gli album Graveyards of the Angels e l'ultimo parto mutante Earth-Sick, in questo viaggio narrato dal growling canceroso di Max, attraversando tutti gli incubi dotati di annichilenti architetture dei GB, uscendone disintegrati e ricreati, fino allo step finale di Dominant GenEthics, esplosione rigeneratrice che cancella per elevare. Difficile dire altro. I Gory Blister mostrano ancora una volta uno dei lati migliori del metal italiano.

 

 

Si celebra l'atto finale di questo festival, tra i boschi e le notti di luna piena di una terra tra le più esoteriche d'Italia, proprio con una band simbolo di un certo modo di riscrivere, con una mistura calibrata ed affascinante di estremo e melodia, un'iconografia classica del metal, come quella del tema occulto e stregonesco: da Biella, signori e signore, i CADAVERIA. Con un ultimo album, Horror Metal, in perfetto equilibrio fra black, classic-metal e gothic-doom, il quintetto guidato dall'affascinante ed arcana figura della vocalist che da il nome alla band, parte con l'uno-due Apocalypse e The Day of After and Beyond: suoni possenti e cupi, ritmi da danza macabra e la multiforme e cangiante voce di Cadaveria, a guidarci in questo teatro gotico e metafisico. La performance della vocalist piemontese, assolutamente perfetta, si unisce anche ad una presenza scenica ed a un'interpretazione gestuale e del volto magnetica, che catalizza l'attenzione dei presenti proprio attorno alla sua figura. Non va dimenticato, però, che i Cadaveria sono una band completa e perfettamente amalgamata, che crea, attraverso l'esecuzione di brani come Flowers in Fire e Blood and Confusion, un vortice onirico di immagini arcane scagliate in una futuro prossimo venturo, attraverso le trame di chitarra delle due asce di Dick Laurent e Frank Booth, il basso pulsante degno del ' Cuore Rivelatore' di Poe, ad opera di Killer Bob ed il dinamismo della batteria del live-session Christian Parisi.

 

La teatralità e le voci, aspre, gutturali, sognanti e maliconiche, di Cadaveria, ci guidano fino all'atto finale, perfetta conclusione per la loro performance e per il festival, Circle of Eternal Becoming: una visione, una profezia, una speranza? Difficile dirlo. Ciò che non lo è, invece, è ammettere l'impatto emotivo e musicale di alto livello regalato, come chiusura della manifestazione, da una band che sta rivalutando magistralmente, in chiave estrema, il patrimonio dei primi '80s del metal.