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mer

29

mag

2013

Recensione LUNARSEA - "Hundred Light Years"

LUNARSEA

Hundred Light Years

Punishment 18 Records

Data pubblicazione: 15 Maggio 2013

 

 

E le stelle stanno a guardare....diceva Cronin. Le stelle combattono, amano, soffrono, piangono, gioiscono: questo lo dicono i LUNARSEA...e lo fanno con la lingua di un death tecnico, dinamico, melodico ma tutt'altro che ammorbidito o annacquato.

 

Dopo la struggente intro di Posthumous, il five-piece romano inizia a narrare la sua astromachia con la meravigliosamente, violentemente irrequieta '3 Pieces of Mosaic'; cominciamo a salire con loro una scala a chiocciola verso lo spazio profondo dove si consumano i drammi, le lotte e gli amori di galassie e stelle, eternate con i bassorilievi scolpiti dai chitarristi Emiliano Pacioni e Fabiano Romagnoli (autore anche degli efficaci e puntuali inserti di tastiera) e narrateci dalle voci di Filippo Palma (l'oscurità growl dei buchi neri e dell'outer space) e Cristian Antolini (lo splendore vibrante delle pulsar) che si occupa, principalmente, del basso. Magniloquenza e romanticismo sono il filo conduttore di questa opera death-progressive, che si manifesta attraverso pezzi come 'Next and Future', dove il botta e risposta di growl cavalca i riff delle sei corde, arazzi di plasma che pulsano agli ordini del drummer Alfonso Corace, la nostra vedetta, che indica la via verso 'Ianus' o 'Sonic Depth Finder', via che verrà intrapresa dai meravigliosi assoli della coppia di asce, elemento che diventa timone, bussola ed asse portante di molti brani. Dolore, ferocia, visione, follia, amore, odio, morte: se avete mai visto l'OAV di Harlock Saga 'L'Anello dei Nibelunghi', allora potrete godere appieno di un brano come 'Pro Nebula Nova', un vero lied degno del romanticismo tedesco, con la furia romantica di Beethoven e l'epica di Wagner, il tutto narrato da una band che forgia in una fucina tra le stelle di Andromeda, il suo capolavoro.

 

C'è tutto in questo album dal titolo Hundred Light Years: tecnica, perfezione nella scelta della produzione, passione, anima, gusto, equilibrio e capacità di osare ed essere magniloquenti e romantici, cosa che sembra strana per il death metal ma che, come ci hanno insegnato Death, Cynic, Atheist e la scuola di Gotheborgh con At the Gates, Dark Tranquillity, In Flames e Luciferion (le due principali fonti ispiratrici del combo laziale), unite a quella dei sempre troppo poco considerati Into Eternity, è perfettamente in linea con la sua natura. Da qui e dalla creatività dei 5 capitolini, nasce un pezzo come 'Aphelion Point'. Questi sono alcuni brani, ma si dovrebbe citare tutto l'album, perché ogni track ha una sua personalità ben definita che si unisce, però, a formare un disegno più grande, come un frattale metafisico, un mosaico fotonico dell'anima di quest'opera.

 

Poco altro da dire: uno dei rari casi in cui ogni analisi è banalizzante. Preparate l'Arcadia per la battaglia delle stelle....e prima di lanciarvi a cannoni spianati verso lo spazio e sentire il vento solare sul volto, caricate sul CD questo gioiello...che vi porterà cento anni luce lontani dalla mediocrità musicale di oggi.

 

 

Andrea Evolti

 

Tracklist:

1 – Posthumous (Intro)

2 – 3 Pieces of Mosaic

3 – Next and Future

4 – Ianus

5 – Sonic Depth Finder

6 – As Seaweed

7 – Pro Nebula Nova

8 - Aphelion Point

9 – Palindrome Orbit

10 – Ephemeris 1679

 

www.facebook.com/lunarseaband