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lun

03

giu

2013

CHILDREN OF BODOM Intervista a Alexi Laiho e Henkka T. Blacksmith

a cura di Andrea Evolti 

"Halo of Blood", la nuova fatica dei Children of Bodom, sarà presto nei negozi; per questo abbiamo incontrato due dei virtuosi 'massacratori di Espoo' per chiedere loro lumi su questa nuova fatica e per far anche il punto sulla carriera di una delle formazioni più personali ed originali degli ultimi 15 anni di metal estremo: sul tavolo autoptico, per la vostra gioia, Alexi Laiho (vocals/guitars) ed Henkka T. Blacksmith (bass).

 

RRM: Ragazzi, prima di tutto, grazie per essere qui a concederci quest'intervista. Volevo iniziare questa chiacchierata partendo dai testi di questo Halo of Blood e dal suo titolo: cosa si cela dietro e tra i versi dei brani di questo lavoro?

 

LAIHO: Il titolo Halo of Blood (Aureola di Sangue. N.d.A) l'abbiamo scelto, più che altro, per un semplice motivo di impatto concettuale: vedere un aureola, che ha un significato mistico, di santità e connota un essere sovrannaturale, fatta di sangue...beh...è molto suggestiva ed implica molte immagini di contrasti e che toccano le corde di quello che riteniamo il bene, il male, la violenza e la purezza e come queste cose possano mischiarsi e diventare difficili da distinguere e anche di cosa posa veramente spaventarci e celarsi dentro ognuno di noi. Diciamo che tutto è stato fortemente influenzato dalla morte di un nostro amico, non molto tempo fa: queste cose influiscono su una certa visione negativa del mondo o, quantomeno, sugli aspetti più visceralmente sensibili ed anche oscuri della nostra personalità. Per i testi, ovviamente, gli argomenti che emergono da essi sono la tristezza, la rabbia, la frustrazione, il rancore ed il disgusto verso tutto ciò che c'è di negativo, sporco nel mondo, visto che, comunque, il mondo stesso è pieno di questi sentimenti, viste le situazioni che si verificano in esso.

 

 

RRM: Mi viene da domandarti, a questa risposta, cosa ti disgusti di più.

 

L: Me stesso!!! Ahaha! Mi spiego: mi disgusto per le mie debolezze, i miei difetti, i miei errori che, a volte, continuo a ripetere, anche a distanza di anni. Detesto anche il fatto che possa passare da picchi di attività ed atteggiamenti positivi, a livelli di bassa autostima, di abulia, di mentalità negativa; anche quest'incostanza è una cosa che sopporto malvolentieri.

 

RRM: Alexi, ti consideri una persona negativa?

 

L: Mi considero una persona che vive e sviluppa delle forti negatività, che può avere spesso un atteggiamento pessimista ma che, per il fatto di essere un musicista, riesce a buttare fuori questi elementi, a creare con essi qualcosa di positivo, per comunicarlo ad altre persone che posso vivere la stessa situazione o anche solo per riuscire ad espellerli per poi guardare questi sentimenti sotto un'altra luce.

 

RRM: Mi hanno colpito, in particolare, due brani di 'Halo of Blood': 'Dead Man's Hand on you' e 'One Bottle and a Knee deep '. Cosa potete dirci di particolare su queste due track?

 

Blacksmith: Personalmente sono due canzoni che apprezzo molto, pur essendo tra le più 'lente' e cadenzate dell'intero album; in particolare, 'One Bottle....' è una delle mie preferite, non solo dal punto di vista musicale ma anche per il suo mood ed il significato, un particolare modo di dire per indicare una profondità nella navigazione. E' legato ad un particolare aneddoto ma, stavolta, niente a che fare con incidenti di post-sbronze, come per 'Aren't you dead yet?', ah ah!

 

RRM: La violenza che si sprigiona dall'essere umano è una delle principali tematiche trattate dai vostri testi ed espresse dalla vostra musica: pensate che ci sia, nella società attuale, un vertiginoso incremento di questa, per diversi motivi o che siano i media a veicolare una certa influenza, sfruttando questi fatti per motivi di successo economico di testate, tv news e siti web?

 

B: A mio avviso si tratta non di un incremento reale di fatti violenti, per numero o efferatezza, bensì di un aumento della percezione da parte del pubblico ed una distorsione parziale della realtà, dovuta ai media ed a come veicolano questi avvenimenti. Anche internet, che certamente dà la possibilità di andare a fondo sulla vera natura dei fatti e di consultare più fonti, fa, però, da cassa di risonanza per queste vicende: tutto è amplificato, sia la quantità di questi fatti che le loro caratteristiche, i quali vengono percepiti come maggiori da tutti noi, perché subiamo un bombardamento anche quantitativo, visto il numero di canali informativi e la frequenza, sempre più alta, con la quale vengono aggiornate le notizie.

 

RRM: E' difficile riuscire a mantenere un equilibrio tra la vostra personalità musicale, forte e ben delineata nel corso dagli anni e dei lavori, con la voglia ed il desiderio di progredire, di rinnovarsi, senza per questa smarrire quelle caratteristiche che hanno reso ben riconoscibile il vostro sound?

 

L: A dirti la verità, non ho mai visto nessuna difficoltà, per me e per la band, nel mantenere questo equilibrio: la spinta a rinnovarsi, a crescere è sempre stata estremamente naturale, assolutamente non forzata e, proprio per questo, la personalità dei COB ne ha solo tratto giovamento, prima formandosi e consolidandosi e, successivamente, traendone delle sane boccate d'aria fresca, senza che questo comportasse lo stravolgimento della nostra natura compositiva ma neppure un fossilizzarsi ripetendo in maniera schematica e programmata quanto fatto in passato.

 

RRM: I vostri album, specialmente i primi 4, erano caratterizzati da un monocromatismo nelle copertine che cambiava di volta in volta (rosso per 'Something...', verde per 'Harebreed', blu per 'Follow,,,,' etc.), come per se il colore indicasse una sorta di filo conduttore della release: 'Halo of Blood' sembra riprendere un po' questa caratteristica, con il colore bianco a dominare ed il titolo in rosso: si tratta di una scelta dell'illustratore o è una vostra idea, anche questa legata al concept generale dell'album?


B: Si tratta di una nostra idea che abbiamo comunicato al creatore della copertina. L'idea basilare, con questo bianco dai riflessi ghiaccio, era quella di riprodurre un tramonto invernale artico, quindi un perenne tramonto che domina tutte le ore diurne, unito al titolo in rosso che fa riferimento al sangue, ma senza usare espedienti grafici splatter. Ci piace molto questa essenzialità cromatica perché esprime il mood feroce ma anche equilibrato, chirurgico, presente in tutto il lavoro.

 

 

RRM: Alexi, il tuo stile, tecnico, feroce e pieno di virtuosismi, palesa un background molto eterogeneo. Attualmente, pensi di riuscire ad esprimerti totalmente con i Children of Bodom o senti la necessità di dedicarti allo stesso modo ai tuoi side-project del passato recente (Thy Serpent, Kylähullut) o, addirittura, di crearne di nuovi?


L: No no, assolutamente. In questo momento sono totalmente concentrato sul lavoro coni Children of Bodom e, di conseguenza, mi sento completamente appagato da essi, che mi portano via tutto il tempo disponibile ma che dominano anche la mia fantasia compositiva del momento. Per ora, ho solo loro in mente.

 

RRM: Parliamo di tour: avete in mente qualcosa di speciale per promuovere, nei live-act, 'Halo of Blood'?


B: Preferiamo, per ora concentrarci sulla preparazione musicale, che è il fulcro dei nostri spettacoli: più che altro stiamo cercando di pianificare un periodo di tournée che raggiunga più paesi possibili. Per il periodo primaverile/estivo, saremo in tour nel continente americano e, particolarmente negli States, per poi tornare in Europa da Ottobre/Novembre in avanti.

 

 

RRM: Bene, siamo quasi alla fine: abbiamo ancora due domande per voi. Siate sinceri: i 'Bambini di Bodom'...sono alla fine cresciuti?

 

L: Ah ah ah! Ti assicuro: solo nel corpo. Per quanto riguarda anima e, soprattutto cervello, sono ancora un moccioso!

 

RRM: Vi ho sempre considerato una sorta di John Carpenter del metal estremo: siete d'accordo o ritenete più appropriato il paragone con un altro regista del genere?

 

L: Oh Dio! Mi veniva da pensare a Wes Craven ma meglio di no!

 

 

RRM: Perché, non ti piace Wes Craven (attimo di terrore da parte del sottoscritto! N.d.A)?

 

L: Assolutamente! Mi piace e moltissimo (sospiro di sollievo, sempre del sottoscritto. N.d.A) ma, se devo essere onesto, noi pensiamo di essere i protagonisti del film....anzi, no, scusa! Noi siamo il film stesso: noi siamo 'Nightmare on Elm Street' (titolo originale di 'Nightmare: dal profondo della Notte', il primo film della saga. N.d.A.)!

 

RRM: Bene ragazzi: è stato un piacere! Vi ringraziamo molto da parte di rockrebelmagazine.com e di tutti i nostri lettori.

 

L & B: Grazie a voi...e ci vediamo in tour!

 

 

 

RECENSIONE 

Bisogna sempre guardare avanti, questo è chiaro, ma uno sguardo indietro, ogni tanto, fa bene ed aiuta a dare anche nuova linfa alle idee. Probabilmente, all'indomani dell'interessante ed articolato 'Relentless Reckless Forever', devono aver pensato questo i Children of Bodom. I nostri simpatici squartatori lacustri, tra le più personali band del panorama metal estremo dell'ultimo decennio, hanno fatto un ...[Continua a leggere....]