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sab

22

giu

2013

Live Report HEATHEN + Generation Kill + Dust Bolt + Acidity + Rawfoil @ Blue Rose Saloon, Bresso (MI),18 Giugno 2013

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Alice Lane

Bollente, non solo per il clima da paese monsonico, può essere definita la serata di martedì 18 Giugno al Blue Rose Saloon di Bresso, per la data italiana di uno dei gruppi più da culto e per intenditori della Bay Area, gli Heathen tornati all'opera neanche due anni fa con un pregevolissimo disco e, in questa serata, accompagnati da gruppi carichi di energia e visceralità, uniti in un cocktail esplosivo con un pubblico circoscritto ma assolutamente letale, in quanto ad entusiasmo e vicinanza (in tutti sensi) alle band.

 

 

Con un solo demo all'attivo, ma con affiatamento e consapevolezza del proprio talento compositivo, degno di una navigata band, i monzesi Rawfoil rompono gli indugi ed in soli 15 minuti portano la temperatura del piccolo nucleo di pubblico per ora presente a temperature da superficie solare. Tra Exodus, Defiance, Testament ed Agent Steel, i cinque lombardi lasciano un segno indelebile in chi li ha potuti vedere e ci faranno tenere gli occhi ben aperti su di loro.

 

Da Torino, il four-piece degli Acidity, per tutti gli amanti di quella gran formazione che furono i Nuclear Assault. Scatenati, energici ed essenziali, come impone la scuola Thrash Metal più vicina alla East Coast, i quattro piemontesi appaiono lanciatissimi ma anche un po' imprecisi (specie nella batteria) e non certo vari ed originalissimi. Sopperiscono con una carica di tutto rispetto e fanno il loro lavoro con dignità, ma la strada, visto che l'EP Hidden Impression è la loro unica fatica, appare ancora lunga.

Eredi della teutone lezione thrash di Kreator, Sodom, Living Death e con qualche richiamo alla prima fase dei polacchi Turbo, il quartetto dei Dust Bolt, dalla Baviera, non delude affatto, con una performance incentrata sulla forza d'urto, la velocità selvaggia e l'atmosfera da zombie-movie, elemento pregevole della scuola thrash metal tedesca. A farla da padrone, durante la loro gig incentrata sull'esordio dell'anno scorso 'Violent Demolition', i duelli di assoli delle due chitarre trita-riff di Flo D. e Lenny B., elemento che da quel tocco di ricercatezza in più alla band, che li avvicina al primo periodo dei Death Angel ma anche ai mai troppo lodati Destruction, pur non avendone la dirompenza e l'eclettismo del riffing. Buona band, compatta e stimolante, per un pubblico in aumento di numero e grado di ebollizione (anche per l'effetto serra interno al locale!).

Navigati musicisti con molteplici collaborazioni e militante in band metal americane di tutto rispetto, i Generation Kill, guidati dal singer degli Exodus Rob Dukes (e scusateci se è poco), sono un tributo ed un ritorno alle origini per il singer americano ed i suoi amici: il thrash-hardcore-metal di scuola New York City. Nuclear Assault, D.R.I., Overkill sono i punti di riferimento, assieme a Sick of it all, Gorilla Biscuits e S.O.D., per questa formazione che raggiunge il suoi livelli di massima espressione artistica soprattutto sulle assi infuocate di un palco da club, attorniati dal pubblico sempre pronto allo stage-diving. E così è stato, durante i 40 minuti di esibizione del quintetto di Congers, incentrati anche sulla loro unica release 'Red, White and Blood': partendo da 'Hate' e 'Feast for the Wolves', passando per 'Vegas' e chiudendo con 'We are all gonna Die', i Generation Kill scatenano la furia distruttrice del pubblico che non si sottrae agli assalti al piccolo palco. Assi portanti della serata, la splendida ed abrasiva voce di Rob (ovviamente) ed il devastante drumming di Jim DeMaria. Una sublime esemplificazione di un urto contro un muro di mattoni. Granitici.

Non per molti, ma solo per i migliori. Questa è l'essenza degli HEATHEN. Punto di congiunzione tra il Thrash tecnico della Bay Area di San Francisco e lo U.S. Speed/Power, il quintetto di Sonora guidato dal funambolico Lee Altus, prende possesso del Blue Rose....e da lì sarà solo la splendida rappresentazione dell'estetica del massacro. La presenza in 'sala macchine' del grandioso drummer Jon Dette, è una delle marce in più della formazione californiana, che parte, agli ordini della tagliente voce David White, con 'Dying Season' e 'Control by Chaos' dal disco del loro ritorno sulle scene 'Evolution of Chaos'. Altus e Lum, le due asce, sono protagonisti di un costante duello di assoli e della tessitura delle splendide trame di gioielli come 'Mercy is no a Virtue' dal disco-icona della band, 'Victims of Deception' che rimarrà un po' sacrificato per le limitate song estratte come sacrificato, a periodi alterni, sarà il sound delle due asce assieme a quello del basso dell'ex-Grip Inc. e Exhorder, Jason Viebrooks, schiacciati (come volume) dalla batteria di Dette. Alla guida di questo vascello dedito alle evoluzioni distruttive c'è, però, un magnifico David White, in forma smagliante, un'ugola incisiva che guida gli inarrestabili assalti e stage-diving di un pubblico cresciuto di numero e diventato una vera onda di maremoto. Prestazione stellare per gli americani, che si conclude con un trittico da pure orgasmo metal: 'Hypnotized', 'Goblin's Blade' e 'Death by Hanging', il triplice sigillo per una formazione in stato di grazia assoluta, gioiello del thrash metal ed esempio dei miracoli che fanno talento, entusiasmo ed umiltà (vedere David White che fa le foto durante l'esibizione dei Rawfoil, è, per antonomasia, l'immagine dell'amore verso la musica). That's the Evolution of Chaos!.

Generation Kill

Dust Bolt