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lun

22

lug

2013

Live Report DEEP PURPLE @ Ippodromo del Galoppo di Milano - 21 luglio 2013

Report a cura di Fabrizio Tasso

Altra data imperdibile per ogni rocker che si rispetti, in effetti la calata dei Deep Purple è uno di quegli eventi assolutamente irrinunciabili per chi ha fatto della musica hard rock la propria ragione di vita. La grande affluenza di pubblico certifica senza ombra di dubbio la magnificenza di una delle band più importanti della storia della musica. Una band capace di sopravvivere per oltre 40 anni superando ogni genere di diffolcoltà (vedi l'abbandono di Ritchie Blackmore e le infauste dipartite di Tommy Bolin e Jon Lord), una band in grado di risorgere dalle proprie ceneri e di rinnovarsi pur mantenendo il loro inconfondibile trademark (vedi l'ultimo splendido “Now What?!”). In più il poter vedere fianco a fianco svariate generazioni di rockettari (dal più attempato al bambino accompagnato dai genitori) è uno spettacolo di rara intensità e ci riempie il cuore di gioia.

 

Ma veniamo al concerto vero e proprio. Come opening act della serata abbiamo un trio italiano chiamato “I Cosi” (tra l'altro nome originalissimo) che intraterranno il pubblico per circa una mezz'ora con un rock in lingua madre che sinceramente non ci ha per niente entusiasmato. Sebbene alcuni pezzi possiedano un buon groove e un bel suono di chitarra, gli applausi della venue sono abbastanza sporadici. Il vero difetto di questi ragazzi sono purtroppo i testi fin troppo banali e una proposta musicale (il classico rock italiano) che tranne rare eccezioni non ha mai convinto. Buona prestazione ma decisamente fuori contesto.

Sono le 21 e 30 precise quando allo spegnersi delle luci un boato accoglie Ian Gillan e compagni. L'inizio è da farsi saltare le coronarie con “Fireball”, “Into the Fire” e “Hard Lovin' Man” che ci bersagliano i timpani con una violenza poderosa. Si capisce subito che la band è in forma straordinaria. Ian Paice e Roger Glover formano una sezione ritmica devastante (il solo di batteria su “The Mule” e quello di basso che introduce “Black Night” fanno impazzire la platea), i Maestri Steve Morse e Don Airey ci deliziano a più riprese, lasciandoci a bocca aperta nel loro inseguirsi in assolo dopo assolo (vedi “Hush”). Ian Gillan poi ci ha veramente stupito. Sebbene la sua voce non sia più quella di una volta (vedi il taglio di canzoni storiche come “Highway Star e “Child In Time” oramai oltre i suoi registri) il suo “nuovo” modo di cantare ci ha emozionato dalla prima all'ultima nota. “Lazy”, “Perfect Strangers” e le nuove “Above And Beyond” e “All The Time In The World”, interpretate in maniera toccante e la travolgente versione di “Space Truckin'” fruttano al singer inglese (classe '45) meritatissime ovazioni da parte del pubblico. Il resto è storia, con “Smoke On The Water” e “Black Night” a far ballare e vibrare ogni singola fibra dei presenti. Ancora una volta complimenti alla Barley Arts per aver reso possibile questo splendido avvenimento. Ian Paice nell'intervista che ci rilasciò l'anno scorso ci disse che la differenza tra quelli bravi e quelli veramente bravi era solo del due percento, ci permettiamo di contraddirlo. Per arrivare al loro livello la percentuale è molto ma molto più alta. Lunga vita ai Deep Purple!

 

 

 

 

Set List:

1. Fireball

2. Into The Fire

3. Hard Lovin' Man

4. Vincent Price

5. Strange Kind Of Woman

6. Contact Lost

7. Guitar Solo (Steve Morse)

8. All The Time In The World

9. The Well-Dressed Guitar

10. The Mule (with Drum Solo Ian Paice)

11. Bodyline

12. Lazy

13. Above And Beyond

14. No One Came

15. Keybord Solo (Don Airey)

16. Perfect Stranger

17. Space Truckin'

18. Smoke Of The Water

bis

19. Hush

20. Bass Solo (Roger Glover)

21. Black Night