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dom

13

ott

2013

Recensione DEATH ANGEL - "The Dream Calls for Blood"

DEATH ANGEL

The Dream Calls For Blood

Nuclear Blast

Release date: 11 Ottobre 2013

 

 

 

Sarà un fatto di amore personale, non lo nego, ma i Death Angel, quando mettono in circolazione un album, segnano profondamente il sottoscritto, nell'anima e nella carne. Il quintetto californiano, guidato dall'incredibile voce di Mark Osegueda e dalla chitarra acrobatica, quanto le movenze del miglior skater, di Rob Cavestany, dopo l'esplosivo ritorno alla miglior forma di 'Relentless Revolution', con questo nuovo gioiello dal titolo che non lascia dubbi d'intenti 'The Dream Calls For Blood', ci scaraventa in faccia un lacerante, intenso ed articolato attacco verso l'interno dell'essere umano, una discesa negli inferi dei nostri incubi per poter nutrire e risvegliare i nostri sogni guerrieri.

 

 

Fin dall'opener 'Left for Death' (appassionati anche loro del bellissimo video-game zombie-survival?) si può apprezzare, grazie ad una produzione moderna, pulita ma più tagliente e meno diretta verso i suoni roboanti e titanici, lo splendido lavoro chitarristico di Cavestany ed Aguillar e la ricerca di brani aggressivi, fantasiosi ma che abbiano un mood d'interiorità particolarissimo; introspettività bellica la potremmo chiamare? Qualunque nome le si voglia dare, questa caratteristica permea tutto l'album, ricco di track veloci, fulminee, melodiche quasi al limite dello swedish-death, come nella conclusiva 'Territorial Instinct/Bloodlust', ricche di splendidi assoli della coppia dei poeti a sei-corde Rob Cavestany e Ted Aguillar, prodighi ma mai eccessivi, nei loro robusti e feroci virtuosismi. Dal canto suo, il reparto basso/batteria Sisson/Carroll, scandisce dei tempi fluidi, sia nelle parti di massima velocità come 'Succubus' o 'Son of Morning', sia in quelle più articolate e che segnano i passaggi più sofferenti del thrash metal virtuoso e multiforme del five-piece di San Francisco.

 

Ed alla fine, l'elemento lirico, l'urlo guida di questa discesa agli Inferi in skateboard: Mark Osegueda, il Virgilio urlante. La sua prestazione, dagli assalti di 'Fallen' e 'Caster of Shame' (titoli veramente dal sapore quasi dantesco) alla rabbiosa sofferenza, quasi una ribellione per auto-flagellazione, di 'Execution – Don't save me' e della title-track, risulta una delle migliori sintesi delle sue doti di tecnica, espressività e potenza, con quel timbro lacerante, da vampiro di Carpenter, un urlo di tormento che sembra volerti scavare nello spirito per piantare il seme di una terribile conoscenza: quello dello stato reale delle cose.

 

 

Un album da prendere tutto d'un fiato ma che ti invita a più ascolti per poterlo apprezzare a pieno, sempre al massimo della velocità: un divino back-flip in skateboard per attraversare non indenni, ma vivi e mondati, l'Inferno. Buon ascolto, signori...ed alla massima velocità: siamo pellegrini in terra sacrilega!

 

 

Andrea Evolti

 

 

Tracklist:

1 Left for Death

2 Son of the Morning

3 Fallen

4 The Dream calls for Blood

5 Succubus

6 Execution – Don't save Me

7 Caster of Shame

8 Detonate

9 Empty

10 Territorial Instinct/Bloodlust

 

Line-up:

Mark Osegueda: vocals

Rob Cavestany: lead & rhythm guitars

Ted Aguillar: lead & rhythm guitars

Damien Sisson: bass

Will Carroll: drums