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mar

15

ott

2013

Live Report FATES WARNING + Divided Multitude + Master Experience @ Colony Club, Brescia -13 Ottobre 2013

 a cura di Andrea Evolti 

Dorothy torna in Kansas, ma scopre che la battaglia non è finita. Alice esce dallo specchio, ma lo Stregato la attende fuori, per dirle che se ha iniziato dall’inizio, stavolta non dovrà finire alla fine. Difficile descrivere le immagini e le emozioni che ti possono suscitare quegli sciamani del metal progressive che sono i FATES WARNING, su di un palco, senza apparire un vaneggiatore visionario, ma dopo la data al Colony di Brescia (per inciso: splendido locale gestito da appassionati, entusiasti e professionali: ce ne fossero di posti così in Italia!), è questo il tenore dei discorsi che si possono fare: difficile mettere una cornice ad un quadro in movimento.

 

La serata inizia, con una buona affluenza di pubblico, con gli emiliani Master Experience, qui a presentarci la loro ultima fatica ‘Billions of Grains’. Il quintetto di Reggio Emilia propone un gradevole ed intimista prog-metal/rock che ricorda, in alcuni passaggi, i belgi Wolverine, ma con un maggiore occhio all’atmosfera e meno alla potenza ed alla complicazione delle strutture musicali ed i Porcupine Tree. Il loro show è composto, apprezzabile ed i pezzi interessanti, specie grazie alla bella prestazione del singer Matteo Benedenti, anche se il loro impatto live risulta un po’ sottotone, forse a causa dell’emozione. Pollice in alto, comunque, ed il consiglio di dar loro un ascolto.

Band molto sottovalutata, rispetto alla qualità della loro proposta, i norvegesi

Divided Multitude sono una formazione che riesce a fondere l’idea di potenza power U.S., con le trame drammatiche di un prog-metal a tratti esplosivo, ma che sa scavare anche nell’intimo. Capacità, queste, messe in mostra egregiamente nella serata di domenica 13 Ottobre, con una performance energia, teatrale e pregevolissima, grazie alla titanica e romantica chitarra Christer Harøy, che cesella riff con l’imponenza di Chris Oliva del periodo ‘Edge of Thorns’ ed assoli che cuciono e ricamano le varie componenti dei brani del combo scandinavo, come le tastiere di Eskild Kløften, pregevole sintesi di Ingles (Shadow Gallery) e Pinnella (Symphony X) e la voce espressiva, sofferente, ma con vigore di bardo di Sindre Antonsen. Imperiosità alla Zero Hour, potenza alla Symphony X e fluidità compositiva dei Savatage degli anni ’90, i DM sfornano una splendida prestazione, presentando l’ultima fatica ‘Feed on your Misery’ ma ripescando nel loro capolavoro, l’album ‘Falling to PIeces’, la tormentata ed esplosiva ‘Enter Paradise’. Una band che meriterebbe molto, ma molto di più, come ha dimostrato sul palco.

Come dicevo all’inizio, vedere i FATES WARNING dal vivo, è come immaginare che gli eroi di un romanzo a noi caro, o di una poesia, ritornino nei luoghi che li hanno visti protagonisti delle loro gesta, come riguardare una fotografia vecchia ed impolverata in una soffitta, con un raggio di sole autunnale che mostra la danza della polvere….e scoprire che i ricordi sono la cosa più lanciata verso il futuro che tu possa incontrare.

 

Guidati da quello che è il nucleo della band, ormai consolidato da anni (Matheos, Alder, Vera), i FATES WARNING si presentano sul palco del Colony con i due nuovi componenti, arrivati con la creazione della loro ultima opera ‘Darkness in a Different Light’: Bobby Jarzombek alla batteria e Michael Abdow alla chitarra (solo per i live). E proprio dall’ultima opera si parte, con ‘One Thousand Fires’ per mostrarci i mondi infiniti nelle pieghe della nostra anima, pungolata e mossa come dai fili di un mastro burattinaio dalla 6-corde di Matheos e dagli assoli di Aresti, qui interpretati dal bravissimo Abdow, virtuoso che sa ripercorrere le note ma anche le emozioni dell’altra chitarra della band del Connecticut. Dopo la prefazione, però, ci si imbatte nei capitoli passati….che mai furono così presenti: ‘Down to the Wire’ esalta con la sua ‘dinamica quiete’, dove lo sciamano Alder mostra i poteri evocativi di una voce che sembra solo migliorare col tempo, per tecnica e pathos, la voce metal che potrebbe cantare poesie di Emily Dickinson. Ci si getta, poi, nei tormentati sonni autunnali della provincia americana con ‘Part III’ di ‘A Pleasant Shade of Gray’ dove il pulsare repentino del basso di Vera diventa il cuore per la creatura con le ossa di Matheos ed i muscoli Jarzombek, prima di entrare nelle cupe fiabe post-industriali di ‘Pieces of Me’, prima di ricominciare a correre con ‘I am’, dall’ultimo lavoro. Questa corsa di note, cavalcare dalla voce di Alder, ci porta verso la veranda di una vecchia casa nel Maine, dove dalla finestra ingiallita una donna osserva uno specchio ed un orologio a pendolo: è il momento di una della più struggenti creazioni del five-piece americano, quell’esplosione di intima potenza che è ‘The Eleventh Hour’ dove Alder spiega le sue corde vocale come ali di un gabbiano guidato da venti che scolpiscono l’orizzonte, per opera delle due chitarre di Matheos ed Abdow, in perfetta sintonia. Da lì in avanti, si viaggia per le vie di questa cittadina abbandonata dal passato ed in attesa di futuro sulle note di ‘Point of View’, fino ad incontrare il bivio tra rimpianto e speranza di ‘Through Different Eyes’, dove Alder narra, ricorda e spera, usando tutte le emozioni che si possano provare, ed inventandone qualcuna di nuova.

 

 

Siamo giunti al limitare della cittadina e del bosco, sul litorale ed i FW, con rara maestria, compiono l’atto finale per liberare i sogni dal passato, lanciandoli verso il futuro. Erigono l’estatica struttura di ‘Monument’, con il meraviglioso duetto di assoli tra Abdow e Matheos, sulla quale Alder si inerpica con la voce, prima dell’atto finale di ‘Still Remains’, l’epigrafe sulla loro opera.

 

Non si può dire altro: questi sono i Fates Warning. Inutile dare un giudizio tecnico: siamo oltre la perfezione. Tutto il resto è emozione, ricordo, sogno, speranza.

Divided Multitude

Master Experience