CONDIVIDI

mar

15

ott

2013

Recensione MOTORHEAD - “Aftershock”

MOTORHEAD

Aftershock

UDR Music/ Warner Music

Release date: 22 Ottobre 2013

 

 

Esistono band che non sono classificabili, band non riconducibili ad un semplice genere musicale e questo perché la loro importanza e influenza è tale che non abbisognano di una collocazione specifica. Quando l’argomento sono i MOTORHEAD, basta una parola per evitare qualsiasi fraintendimento: Rock’n’Roll. Ci ritroviamo quindi tra le mani ”Aftershock”, il ventunesimo album in studio di uno dei gruppi che ha fatto e continua a fare la storia, ciò nonostante la salute quest’anno non sia stata sicuramente dalla parte del frontman e fondatore Lemmy, che aldilà dei suoi 68 anni continua a calcare alla grande gli stage di tutto l’universo.

 

La peculiarità dei Motorhead è quella di essersi inventati un sound che è facilmente riconoscibile e di non averlo mai voluto cambiare di una virgola, perché quando la formula è valida non ha alcun senso apportare modifiche, ed è per questo che “Aftershock” suona fottutamente sporco, grezzo, quell’intreccio che unisce alla perfezione Rock, Heavy Metal e Blues e che ti spara in faccia per poi trascinarti. I Motorhead non ci provano neanche a stupire, anzi, consapevoli di cosa si aspetta il fan, glielo restituiscono attraverso i quattordici brani che compongono quest’ultima fatica. Si parte dal primo singolo, “Heartbreacker”, brano che segue la ricetta, fatta di strofe ripetitive, melodia e chitarre che partono in sordina per poi concedersi a poco a poco prima di sfociare nell’assolo. Più blueseggianti ed etiliche sono “Dust And Glass” e “Lost Woman Blues” mentre il monocorde di “Coupe De Grace” ed i nuovi “assi di picche” “Going To Mexico” o “End Of Time” rientrano a pieno merito tra i pezzi che fanno muovere testa , gambe e braccia in poghi infuocati e senza pretese, quel caos pianificato alla grande che è il minimo da aspettarsi quando una band come i Motorhead suona dal vivo. “Queen Of Damned” suona più punk del solito e “Crying Shame” gioca con gli AC/DC dei fratelli Young, mentre per la splendida e spudorata “Do You Believe” merita un plauso, un cinque e una pacca di stima sulla spalla il lavoro di Campbell alle sei corde.

 

Elio cantava “Ditemi perché se la mucca fa mu il merlo non fa me”, ma qui i dubbi stanno a zero. I Motorhead suonano Motorhead da decenni e continueranno a farlo, alla faccia di chi spinge verso novità o la commistione di sonorità che il più delle volte non portano a nulla di buono. Il pubblico gli da ragione e noi pure.

 

 

Recensione di Emiliano Vallarino

 

 

Tracklist:

01. Heartbreacker

02. Coupe De Grace

03. Lost Woman Blues

04. End Of Time

05. Do You Believe

06. Death Machine

07. Dust And Glass

08. Going To Mexico

09. Silence When You Speack To Me

10. Crying Shame

11. Queen Of The Damned

12. Knife

13. Keep Your Powder Dry

14. Paralyzed

 

Line Up:

Ian “Lemmy” Kilmister (Lead vocals, bass)

Phil “Wizzo” Campbell (guitar, backing vocals)

Mikkey Dee (drums)