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lun

18

nov

2013

Recensione LA PICCOLA ORCHESTRA KARASCIÒ - "Apologia"

LA PICCOLA ORCHESTRA KARASCIÒ

Apologia

Autoproduzione

Release date: 20 maggio 2013

 

 

Affondiamo le nostre orecchie nel groove del sound offerto della Piccola Orchestra Karasciò che ci propone un Folk popolar-nazionale, tra il cantato ed il narrato, affrontando il tema della morte e di come affrontare la quotidianità al fine di vivere meglio. Band bergamasca, capitanata dal paroliere Paolo Piccoli, fonde sonorità folk-rock al suono di ukelele e fisarmonica in un'alchimia sonora gradevole e colorata, associabile alle feste pagane del passato. Al disco “Apologia” viene affiancato anche ad un libro, edito da Ikonos, ove sono presenti una decina di storie ispirate ai tarocchi, concetti che vengono sintetizzati e musicati nei vari brani proposti.

 

Proiettati in un teatro in stile Parnassus, la voce narra ed introduce “Apologie” che, tipica canzone d'autore, dona la connotazione cristallina dello stile del gruppo: parte ritmica affidata a sapienti percussioni ed impronta folk grazie alla fisarmonica. Dopo aver affrontato il tema della morte, veniamo proiettati in una storia d'amore con la caraibica “Sole e Calypso”, gioiosa ed estiva, fresca e spensierata. Avvincente main riff per “Mediterraneo”, associata alla carta dei tarocchi raffigurante “l'attesa” e con riferimento ad un figlio marinaio in balia delle onde e del mare grosso. “Abilmente differente”, a suon “baciami puttana”, inneggia alla fortuna/sfortuna in una ritmata Ballad dal cantato in prosa; ”Ultima stazione”, altro brano decisamente valido, narra il difficile addio al momento di una partenza in una canzone dal buon ritmo e dai suoni morbidi e piacevoli. Arpeggi leggiadri e svelti in “Il padrone di casa” ove voce narrante e voce principale si alternano introducendo la gioviale “La danza del Parrucchino” ce ci proietta in un moderno ballo alla corte dei re di Francia, come in una filastrocca. La sveglia suona per “Il Club delle 6 del Mattino”, dalle arie quasi jamaicane, il quale riassume il concetto della quotidianità lavorativa e del concetto che, comunque, “prima o poi si muore...”. “Si Chiama fame” lesta e veloce, a suon di fisarmonica ed ukulele, scivola facilmente alla successiva “Pensaci Bene” che, in chiave di tango veloce, intrattiene un monologo indirizzato al buon Dio evidenziando la realtà non proprio come indicato nelle scritture o professata nel “Sacro Verbo”. Quale chiusura migliore ad un'opera del genere se non con “L'Inferno dei Viventi” ove si offre lo spaccato della difficoltà della vita quotidiana e della scelta di “vivere” e contrastare tutto quello che ci accade.

 

Progetto molto di nicchia nel panorama musicala contemporaneo ma che denota un'accurata scelta degli arrangiamenti e delle sonorità. Sicuramente innovativa la scelta di affiancare musica e scritti letterari in un'unica opera come anche singolare la volontà di trattare per tutto un album, sotto varie sfaccettature, la tematica della morte. Un progetto valido e con forti basi che speriamo possa emergere.

 

 

Recensione a cura di Luca MonsterLord

 

TRACKLIST:

1- Apologie

2- Sole e Calypso

3- Mediterraneo

4- Abilmente differente

5- Ultima stazione

6- Il padrone di casa

7- La danza del parrucchino

8- Il club delle 6 del mattino

9- Si chiama fame

10- Pensaci bene

11- L'inferno dei viventi

 

Lineup:

 

Paolo Piccoli: voce, chitarra acustica e ukulele

Roberto Nicoli: basso elettrico e contrabbasso

Fabio Bertasa: chitarra elettrica e chitarra classica

Michele Mologni: batteria e percussioni

Diego Camozzi : Mandolino e Lap Steel

Enzo Guerini: Voce Narrante

Francesco Moro: fisarmonica

 

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