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2013

Live Report DEATH ANGEL +Extrema + Dew Scented +Adimiron @ Colony Club, Brescia, 29 Novembre 2013

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Marita - Mrs.Mustaine

I Death Angel non sono una band qualunque ed ogni loro concerto è un’esperienze che ti fa capire perché ti sei innamorato del thrash metal multiforme, fantasioso e tecnico della band di San Francisco.

Al Colony di Brescia, il five-piece americano, supportato dagli indistruttibili Extrema e da Dew Scented ed Adimiron, ha dato l’ennesima prova del loro ritorno in piena forma sulla metal highway, lanciati verso il futuro.

 

Aprono la serata i romani Adimiron e tutto il loro show è incentrato sulla recente creatura ‘K2’ (più un pezzo inedito presentato, che comparirà sul prossimo lavoro); il loro new-thrash-groove (che mi aveva lasciato perplesso su disco), al di là dei gusti personali, è nervoso, pesante e mortalmente efficace. La band si dimostra compatta ed affiatata ed i risultati sono una prestazione di assoluto rispetto: gli Adimiron sono una band che sa quello che vuole e come ottenerlo. Ottima, snervante (è un complimento) e determinata efficacia.

 

 

Come verrà detto (con ringraziamenti) da G.L. Perotti successivamente, i Dew Scented salgono sul palco del Colony, cambiando il running-order per permettere agli Extrema di ampliare la scaletta sul suolo natio. Band di lungo corso nella scena metal e del filone swedish-death (anche se provengono dalla Sassonia, in Germania), il quintetto guidato dal singer Leif Jensen può essere considerato tra i forerunner di questo filone del death, con 9 album, tra cui l’ultimo nato (2012) ‘Icarus’. Ma sono altre le doti della formazione tedesca: compattezza, sintonia, velocità folle, senso melodico. Questo rende i DS un combo tra i migliori dal vivo, con le sue corse folli in stile thrash ed il senso di tensione del death scandinavo. Prestazione combatta, spietata, impeccabile ed incendiaria, con un occhio di riguardo alle chirurgiche e sinfoniche chitarre del duo Vriesde/Hansen ed al TGV dietro le pelli Herfst. La conferma che, la corsa verso il muro, è una pratica che richiede arte. Letali.

 

Sono quattro, sono italiani, hanno scritto (e continuano a farlo) la storia del metal di casa nostra, ne hanno viste di ogni, forse se le sono andate pure a cercare (ogni tanto), ma solo perché hanno il vizio di tirarti la verità dritta in faccia: sono gli Extrema ed ancora una volta, hanno generato il famoso ‘Fottuto massacro collettivo’. Perotti incontenibile ed in splendida, Massara sugli scudi con una sei corde efficace come un’intera filarmonica di chitarre ed una sessione ritmica (Crimi/Giovanna) duttile, poliedrica ma anche terribilmente distruttiva, sono la ricetta per uno show di rabbia, talento, sudore ed energia. Dai pezzi dell’ultimo nato ‘The Seeds of Foolishness’ tra cui spicca ‘The Politics’ (indovinate a chi viene dedicata?), passando per i pezzi di ‘Pound for Pound’ fino ai classici ‘Money Talks’ e l’assolutamente storica e monumentale ‘Join Hands’, gli Extrema sono sempre la dannata, inarrestabile macchina da combattimento che niente e nessuno può fermare. Gran concerto con un’unica piccola macchia di un finale a cui viene tagliato loro il tempo di un brano: incomprensioni a livello tecnico sul timing o inconvenienti dell’ultimo minuto? Non sappiamo con precisione, vista anche la reazione basita ma composta della band. Un neo che non intacca minimamente una (ennesima) gran prova di talento.

 

‘We are Death Angel from San Francisco and we play thrash metal’: la lapidaria semplicità di Osegueda (senza dreadlock, sfoggiando una criniera alla Branduardi) nasconde tutta la grandezza e l’eterogeneità di una band che ci ha offerto tutto il suo talento, la sua forza ed il suo cuore, per un concerto che ti fa riscoprire le motivazioni per cui il thrash entra nel sangue e rimane, per sempre, una delle musiche che parlano sempre di future lotte da combattere (niente Manowar…si parla di lotte di vita vissuta). Il trittico iniziale ‘Left for Dead’, ‘Son of the Morning’ dall’ultimo e splendido ‘The Dream calls for Blood’ e la silurante ‘Mistress of Pain’, dove Cavestany fa magie ed equilibrismo armonico, più che suonare la chitarra, con tutta la potenza degli albori della band californiana, scatena un pubblico contenuto nel numero ma non nell’entusiasmo, grazie anche a dei suoni ottimi (che sono stati a disposizione di tutte le band). La sessione ritmica Sisson/Carroll ormai è un propulsore che ruggisce in potenza e sorprende per agilità, specie per brani come ‘Seemingly Endless Time’ da ‘Act III’ e supporta le trame di Aguillar e le invenzioni di Cavestany, che marchiano a fuoco l’entusiasmo dei presenti con cori (uno dei marchi di fabbrica Bay-Area e DA, in particolare) da chiamata alle armi per la dichiarazione di guerra di ‘Relentless Revolution’.

 

A guidare il questa squadra d’assalto di lupi, infine, c’è Osegueda, ed il suo nome vuole dire: prestazione vocale che sembra migliorare continuamente di anno in anno, urli lancinanti e passaggi melodici (senza uso di raw-vocal, proprio da thrash classico) e, soprattutto, cuore ed energia, tutto offerto al pubblico ed alle band di supporto, per la loro eterna voglia di sobbarcarsi sacrifici, da vero spirito thrash metal. Il cantante filippino-americano è incontenibile protagonista, pur essendo perfettamente in sintonia con la band e marchia a fuoco altre perle come ‘The Dream calls for Blood’ o Thrown to the Wolves, che chiude il concerto con una coda del tema principale di ‘The Ultra-Violence’. Altri commenti sono superflui: questi sono i Death Angel, questo è il thrash metal e, soprattutto, questo è il futuro. Tra i concerti migliori di quest’anno.