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2013

Live Report THERION+ARKONA+ Coma+ Sound Storm @ Rock N Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) - 17 dicembre 2013

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Omar Lanzetti
Foto di Omar Lanzetti

Da band death metal di scuola svedese ad ensamble di metal sinfonico d’avanguardia, i Therion offrono sempre uno spettacolo che supera i limiti di un normale concerto. Affiancati da band particolari ed (in qualche caso) anche un po’ fuori luogo, la formazione svedese non si è smentita nella tappa di Romagnano Sesia.

 

Apertura con colpo di scena (e prime perplessità) con i Sound Storm, spostati in posizione di apertura dopo la defezione degli inglesi The Devil: più tempo per l’intrigante e magniloquente formazione torinese? No, addirittura un pezzo in meno! Colpa non da imputare al locale ma, dispiace dirlo, far iniziare una band al momento dell’apertura porte, con molte persone ancora fuori in fila ad attendere di entrare, tra le quali un buon numero lì anche per la band italiana, non apparsa una decisione azzeccata. Nonostante tutto, il talento del five-piece dedito allo speed sinfonico, aperture operistiche e progressive, con una forte vena romantico-teatrale, ma sempre in chiave aggressiva, offre uno spettacolo breve, intenso e di ottima fattura, grazie anche all’apporto della cantante Lisy Stefanoni (dagli Evenoire), che rende i pezzi dell’ultima fatica ‘Immortalia’ davvero carichi di pathos e tormentata creatività romantica. Sugli scudi anche il chitarrista Valerio Sbriglione ed il lead singer Philipe d’Orange. Rimangono le perplessità per i cambi nel running order…che aumenteranno nel corso della serata. Bella prova ed ennesimo gruppo italiano da tenere d’occhio.

 

L’origine delle perplessità si chiama anche Coma. Va chiarito che la band polacca, inserita all’ultimo minuto per sostituire i The Devil, non ha affatto responsabilità e si è dimostrata un’ottima formazione di alternative rock/crossover (andava di moda, a fine ‘90s chiamarlo nu-metal) con riferimenti a Korn, Godspeed, Audioslave ed Incubus ed innesti di blues, musicisti capaci ed affiatati ed un ottimo singer/frontman, Piotr Rogucki (ciabatte rosa a parte e look da pornoattore!), che ha valorizzato i brani dell’ultima fatica (la prima in inglese) ‘Don’t set your Dogs on me!’, oltre ad un paio di brani in polacco. Nulla da dire, bravi, ma questa decisione ha forse leso alcune band, gli spettatori (che hanno saputo, però, anche apprezzarli) ed i Coma stessi, che hanno suonato fuori contesto come un legionario romano in una partita di soft-air.

 

Foto di Omar Lanzetti
Foto di Omar Lanzetti

Dalla Russia, con assoluto furore! E’ l’ora della power-folk-epic band, con forti influenze di death e black scandinavo, degli Arkona e si respira subito aria di arcane battaglie nelle steppe russe, ai tempi in cui i vareghi risalivano i fiumi con le loro navi e fondavano il principato di Novgorod. Il five-piece moscovita, guidato dalla voce epica, bardica e guerriera di Masha Arkhipova, parte subito all’attacco, con la loro mistura di death/viking metal epico scandinavo (le origini della storia russa pescano anche tra i vareghi), folk che usa tradizioni slave ed anche celtiche, come la cornamusa dell’ottimo ‘piper’ Vladimir Reshetnikov, addetto anche a flauto dolce, cornamusa galiziana ed ottavino dolce. Suoni un po’ grezzi ma anche adatti, melodie guerriere, cavalcate e danze in levare e tanta, tanta epica energia per brani tratti da album come ‘Slovo’ e ‘Stenka na Stenku’, tutti rigorosamente nella lingua della Grande Madre Russia. Magia ed energia guerriera per una band che ottiene, dal vivo, risultati strabilianti! Russian Pride!

 

I Therion riescono sempre a stupire con la classicità, inventando nuove combinazioni tra metal, sinfonica, opera, progressive ed avantgarde: la loro entrata, con il leader Christopher Johnsson in versione steampunk, che da l’avvio al concerto con il trittico ‘The Rise of Sodom and Gomorrah’, ‘Birth of Venus Illegittima’ e ‘Wine of Alugah’ marchia a fuoco quelle che saranno 2 ore di strabiliante metal sinfonico ed operistico, carico di pathos dato dal trittico vocale dei tre cantanti, Thomas Vikström, Lori Lewis e Linnéa Vikström (figlia di Thomas) e per le evoluzioni delle chitarre di Johnsson e dell’argentino Vidal. Talento, brani trascinanti a volte, meditativi e sognanti in altri casi come ‘Clavicula Nox’, esplosioni di possente magniloquenza come nelle parte centrale del concerto, in cui track quali ‘Raven of Desperation’ o ‘End of Dynasty/Who’s your God?’ hanno trasformato un concerto in una vera esperienza mistica degna della sindrome di Stendhal che sopraggiunge osservando il Giudizio Universale nel Battistero di San Giovanni o la Creazione nella Cappella Sistina. Due ore e più, senza sentirne il peso, persi in un turbine di potenza e grandezza musicale creata da una formazione in sintonia più che perfetta: divina. I brani che vanno a chiudere questa gemma di metal live, come ‘Asgard’, ‘Invocation of Naamah’, ‘To Mega Therion’ sono il sigillo di uno dei concerti più belli dell’anno, un evento di musica che supera anche i confini del genere, per un gruppo di musicisti davvero straordinario. Glory to the Mega Therion!