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LiveReport PROTEST THE HERO + Tesseract + The Safety Fire + Intervals Live Forum, Assago (MI) 23 Gennaio 2014

Report a cura di Andrea Evolti

Una delle band più incontenibili dal punto di vista tecnico creativo, i Protest the Hero, protagonisti di una serata, assieme ad altri interessantissimi gruppi dediti alle misture di metal estremo, progressive ed influenze fusion, intima...anche un po' troppo! Niente risatine: il Live Forum, anche se appare come un locale carino all'interno del complesso del Mediolanum Forum, non è assolutamente adatto a supportare concerti di questa portata: suoni, capienza e visibilità proibitiva, per chi non è nelle venti persone di fronte al minuscolo palco, inficiano la godibilità di uno show, anche se quello della band canadese è stato tanto esaltante da riuscire a far dimenticare questi inconvenienti.

 

Rompono il ghiaccio gli Intervals, four-piece canadese che ricorda, in moltissimi passaggi strumentali, i grandiosi Periphery, anche se la voce del singer Mike Semesky non riesce ad essere né incisiva, né ieratica come apparirebbe nelle intenzioni della band. Influenze nobili ma ancora un po' ingombranti per una formazione, però, che mostra del talento. Da rivedere, anche in contesti acustici più appropriati.

 

Tutto un altro mood con i britannici The Safety Fire. Esplosivi, dinamici e dal grande impatto, il quintetto di Londra mostra, oltre ad una buonissima presenza scenica, uno stile tecnico, spettacolare ma molto più legato alla lezione dei PTH ed a realtà metalcore, tra cui Voltbeat, ma anche richiami alla poliedricità compositiva degli Opeth, mostra una splendida presa sul pubblico. Brani intriganti ed orecchiabili, grande energia, il carisma del singer McWeeney e le evoluzioni dei due chitarristi Ardiles e Nagle. Una band che ha da dire e sa come dirlo...e da tenere d'occhio.

 

Sfortunati ma da encomio i Tesseract. Privati del cantate Ash O'Hara causa un improvviso problema alla voce, la formazione inglese decide, per non deludere un buon numero di presenti giunti apposta per loro, di prodursi in un concerto breve esclusivamente strumentale. I limiti della performance, comunque godibile grazie alla bravura del resto della band (Kahley, Williams e Postones), sono comunque evidenti, dato che i brani tratti da 'One' ed 'Altered State' hanno una struttura melodica molto semplice, rispetto a quella ritmica e l'assenza di O'Hara ed il non aver avuto la possibilità di studiare un riarrangiamento strumentale, lasciano dei pesanti vuoti espressivi ai brani proposti. Solo 5 track, l'impossibilità di dare un giudizio onesto e veritiero ma, comunque, il merito di averci provato e rispettato il proprio pubblico, con questo gesto di integrità musicale.

 

Cinture allacciate, pronti in posizione di caduta libera, trattenete il respiro...e poi liberate l'urlo barbarico e pirotecnico. I 5 canadese dei Protest the Hero deflagrano in tutta la loro spettacolare violenza del loro progressive metal estremo ibridato con techno-thrash (mathcore sembra più un'espressione per apparire di moda, che un sistema efficace per delineare le loro imprevedibili coordinate musicali), eterogeneità alla Suicidal Tendencies, impatto melodico degno dei migliori Death Angel e una personalità sul palco davvero eccezionale. Guidati dall'ugola folle e talentuosa (e dalla mente malata!) del singer Rody Walker, il five-piece dell'Ontario si produce in incendiarie versioni delle loro track, soprattutto quelle estrapolate dall'ultima fatica 'Volition'. Millar e Hoskin sono due chitarre esaltanti per impatto, schizofrenia tecnico e contorsioni esecutive, se si pensa che tutto viene fatto con una naturalezza ed un mood 'funny' dal lasciare a bocca aperta...solo per gridare ed esaltarsi ancor di più, come fare surf dentro un Maelstrom degno di Poe. Una sessione ritmica 'quantica', che produce cambi di tempo inconcepibili ed accelerazioni fulminee, spinge la formazione canadese ad inanellare gioielli di metal progressivo estremo che vanno a guardare anche a 'Scurrilous', la precedente opera dei PTH, il tutto per incendiare un pubblico sempre più reattivo e dedito al body-surfing, nonostante le ridotte dimensioni del locale.

 

Veri animali da palco, oltre musicisti unici per talento e personalità, il combo nordamericano riesce a far dimenticare anche la non eccelsa qualità acustica del luogo, coinvolgendo con le loro evoluzioni metalliche (e la loro presenza....dato che il sottoscritto di è ritrovato in piedi su un divanetto con a fianco Tim Millar che gli chiedeva il posto per poter suonare...mi sono sentito buono e gliel'ho concesso!!) che sono andate a toccare anche (e soprattutto), l'album-manifesto della band: quel 'Fortress' e la sua colossale opener 'Bloodmeat' che ha letteralmente messo K.O. Il pubblico, il quale, però, ha chiesto ed ottenuto altri brani per concludere degnamente uno show intensissimo, di grande qualità ed empatia, tale da superare i problemi di location. Di fronte a tale grandezza, potete solo allacciarvi le cinture ed urlare di entusiasmo...non si può stare attenti su di uno skateboard!

 

 

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