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2014

LiveReport PRIMORDIAL+Cadaveria+Lunarsea + Shores of Null @ RNR Arena, Romagnano Sesia (NO), 21 Febbraio 2014

Report a cura di Andrea Evolti

Tutte le foto del concerto le trovate QUI

La serata è propizi, dato il luogo boschivo (la Val Sesia) e le nebbie, per i rituali ancestrali dei guerrieri gaelici Primordial, scesi dalle terre d’Irlanda qui a Romagnano Sesia per offrirci il loro pagan/black metal, supportati da tre splendidi esempi di metal nostrano, per una serata di assoluto valore musicale (ed anche, va detto, con una buona affluenza di pubblico).

 

Ad aprire, i capitolini Shores of Null, un intrigante combo capitolino autori di ‘Quiescence’, che ricordano molto i primi Vintersorg (ma senza l’uso di growl), gli Otyg più progressivi, qualcosa degli Opeth e degli In the Woods. Chitarre oniricamente black nel riffing ma con buona scrittura e parti soliste pregevoli e la voce ieratica di Davide Straccione sono i punti forti di una formazione davvero interessante. Bravi ed avanti così.

 

Premetto ed ammetto (mio Dio, che pessima assonanza): io ho un amore spropositato per i Lunarsea! Ciononostante, devo essere obbiettivo freddo e spietato….ma il risultato non cambia! I 5 romani, autori di quella gemma che è ‘Hundred Light Years’ si dimostrano sempre tra i migliori anche in sede live, con il loro particolarissimo melodic-death progressivo e ricco di riferimenti thrash tecnici e quel senso di siderale ed epica malinconia che li rende una band assolutamente fuori del comune e degna di stare alla pari con gruppi come Obscura, Periphery, Origin ed In Flames. Guidati dalle splendide chitarre di Fabiano Romagnoli ed Emiliano Pacione e con alla voce il guest Giuseppe Di Giorgio (degli esaltanti Eyeconoclast), causa problemi lavorativi (fare il musicista, in Italia, non fa guadagnare!) del singer Filippo Palma, il five-piece laziale ci offre il meglio di sé, con brani come ‘3 Pieces of Mosaic’ che non possono non generare estasi cosmologiche in chi ama il metal virtuoso e ricco di sfumature emotive. Ancora una volta, una disarmante dimostrazione di genio. Per Aspera ad Astra!

 

Sono di casa, è vero, ma non ci si stanca mai di vedere lo spettacolo dei Cadaveria, vuoi per la splendida compattezza musicale dei suoi componenti (stasera anche con il batterista ufficiale, Marcelo Santos, alias Flegias) tra cui spiccano le due chitarre Booth e Laurent, vuoi per il teatrale e magnetico carisma della leader Cadaveria, vero momento di arte della recitazione, oltre che di performance vocale davvero di alto livello. Con quel particolare heavy metal di radici classiche e negromantiche tipico della tradizione italiana (i film horror anni ’70 ed ’80 prodotti nel nostro paese sono un patrimonio sempre all’avanguardia), unito ai riferimenti gothic metal (quello dei combo inglesi primi anni ‘90) ed al passato black della loro leader e del batterista, il quintetto di Biella ci offre un’ora abbondante di magia, metal d’alta classe, teatralità e transfert emotivo che culmina in pezzi come ‘Blood and Confusione’ oppure ‘Memento Audere Semper’ (un vero manifesto per la band, tratto da ‘In your Blood’) e ‘The Days of After and Behind’ dal loro ultimo lavoro (appunto!) ‘Horror Metal’. Sempre più affascinanti ed inquietanti…mentre fuori calano le nebbie.

 

 

 

Un tuffo nel passato, non solo del metal estremo dato che sono in attività dal 1995 (e c’erano persone che li attendevano di vedere in sede live da quasi 20 anni!), ma della storia dell’uomo, pronti ad imbracciare armi di ferro e legno, ricoprirsi di pelli e cuoio, mischiarsi con la Terra per rinsaldare il legame con la Grande Madre: i Primordial esprimono tutto ciò! Forerunner di un genere che mischia impatto ed atmosfera delle chitarre black ad ancestrali melodie folk derivate dalla tradizione celtica, quella vera, il five-piece di Dublino, guidato dall’inquietante e messianica figura di Nemtheanga (con un face-painting veramente primitivo e che genera timore e rispetto) ci offre un set-list che affonda le mani nel sacro terreno dello spirito gaelico, con estratti di album quali ‘The Gathering Wilderness’ o ‘Redemption at the Puritan’s Hand’, dove liquide, ipnotiche ma, allo stesso tempo, ferali chitarre black (O’Floin e MacUiliam) danzano sugli accenti ipnotici di una sessione ritmica (MacAmlaigh e O’Laoghaire) essenziale e di nerbo, intessono melodie viscerali non prive di preziosi e funzionali assoli, tra selvaggia vitalità black e misticismo druidico.

 

A coronare il tutto, in una sorta di rituale arcano che porta ad una quasi proiezione astrale, al di fuori del proprio corpo, la voce e lo stile di Nemtheanga: cantilenante, in un salmodiare da evocazione lovecraftiana, inframezzato da vocal più potenti e screma black metal, la voce di questo oscuro bardo guerriero (un Sith ante litteram), anche se a volte può apparire non perfetta o priva di qualche sbavatura, ci conduce alla fine di un viaggio tra terre, nebbie e miti che nuotano nella notte del passato, in attesa di riemergere e venirsi a riprendere le loro sacre terre natie. Esperienza unica, anche per chi non ama la band, oltre che per un pubblico di fedelissimi in visibilio. Fuori c’è la nebbia: è lunga la strada per il villaggio ed abbiamo paura degli spiriti maligni e degli invasori Sassoni…ma Cernunnus veglia sui nostri passi!

 

 

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