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2014

Live Report SOILWORK + Darkane + Logical Terror @ RNR Arena, Romagnano Sesia (NO) 7 Marzo 2014

Report a cura di Andrea Evolti

Accoppiata d’eccezione al RNR Arena di Romagnano Sesia, per quella corrente di thrash metal, ibridata in terra scandinava con il death melodico, che alla fine dei ‘90s ci regalò grandi nomi che tuttora offrono album di valore ed interesse: Soilwork e Darkane, i due nomi di punta di questo movimento, per uno show di altissima qualità.

 

Aprono, con un locale già abbastanza popolato e dei suoni impeccabili, gli emiliani Logical Terror, con un connubio molto moderno tra new-thrash, groove-metal e parti vocali melodiche che si alternano alle harsh vocal, grazie ai due cantanti Emi e Sic. Con estratti da ‘Almost Human’, il five-piece italiano mostra una sicurezza notevole sul palco, proprio grazie ai due front-man e riscalda a dovere il pubblico che dimostra apprezzare una performance ti buon livello anche se per una proposta (opinione soggettiva di chi vi scrive), forse eccessivamente ligia ai dettami delle ‘nuove proposte metal’, ma sicuramente proposta con perizia ed energia.

 

Sono, a dispetto della posizione nella bill, la band della new wave of swedish thrash metal più rappresentativa e di livello più alto, dato che gli headliner Soilwork hanno intrapreso scelte artistiche che li hanno fatti diventare qualcosa di diverso: sono i Darkane e sono qui per portarvi nei loro incubi in bullet-time! Con ‘Sinister Supremacy’ i 5 di Helsingborg (quella svedese, non l’altro nome di Helsinki) portano su un palco non solo un album che li riporta ai fasti dei primi due lavori (specialmente il debutto sconvolgente di ‘Rusted Angel’), ma anche il loro cantante degli esordi, il talentuoso e liricamente psicotico Lawrence MacKrory, la voce per eccellenza dei video-clip neurali di brani disturbanti e sinfonici: proprio una intro sinfonica ed oscura precede la tempesta perfetta di brani come ‘Third’ dove le superbe acrobazie ritmiche del signore delle pelli Peter Wildoer è il metronomo asimmetrico per le due chitarre di Malmström (sublime cesellatore di assoli) ed Iceberg, che intrecciano riff dalla dinamica thrash/tecnica americana (i Forbidden hanno fatto scuola) con il senso sinfonico del death svedese. A fare istrione dele corde vocali, poi, c’è MacKrory, che si esalta in un concerto perfetto in cui sfoggia cambi di stili vocale, pulizia tecnica, forza e presenza scenica con una semplicità disarmante, sia sui brani da lui composti come ‘Convincted’ dall’album d’esordio ed ‘In the Abscence of Pain’ oppure su brani cantati dal predecessore Sidow come ‘Layers of Lies’, title-track dell’omonimo album.

A chiusura, uno dei brani simbolo della band, la stupenda ‘Rusted Angel’. Finale migliore non ci poteva essere: splendida estetica della nevrosi!

 

Amici, concittadini e compagni di percorso metallico dei Darkane, tocca ora agli headliner 

SOILWORK dare il colpo di grazie ad un locale popolarissimo ed iper-reattivo. Il sestetto svedese, che intraprese la strada di un approccio più ‘modernamente melodico’ con l’uscita di ‘Stabbing the Drama’, mette piede sul palco….e si dimostra all’altezza degli amici Darkane (a mio avviso i migliori della serata), grazie a perizia tecnica ma, soprattutto, affiatamento tra i musicisti ed una confidenza con la condizione live assolutamente invidiabile.

 

Passando da track più recenti, come gli estratti da ‘Figure N°5’ o dall’ultima creatura ‘The Living Infinite’, oppure dai gioielli dei primi tre lavori, la formazione guidata da Bjorn ‘Speed’ Strid, si dimostra in assoluto stato di grazia, riuscendo ad eseguire i vecchi brani senza snaturarli e offrendo le track più recenti con l’attitudine, più lineare a livello di scrittura, che contraddistingue attualmente i Soilwork. L’impatto chitarristico è notevole, con un gran lavoro di concerto da parte di Coudret ed Andersson, con l’ultimo più attivo sui solo, pregevoli e snelli, supportati bene dagli inserti di tastiera di Karlsson. Strid è un ottimo frontman ed ancor di più un singer che è cresciuto a 360° nel corso del tempo, ben supportato stasera dai back-up vocal growl del bassista Flink. Ultimo, ma non per una classifica di rendimento, il fluido batterista Verbeuren, altro perno di una formazione e di un concerto che ha attraversato tutta la discografia della band ma che ha toccato le vette degli effetti deflagranti sul pubblico con i brani estratti da ‘Steelbath Suicide’, ‘The Chainheart Machine’ (‘Skin after Skin’ e ‘Generation Speedkill’ rimangono capolavori inarrivabili, con spontanee genesi di mosh-pit tra i presenti) e dal capolavoro assoluto ‘A Predator’s Portrait’.

 

Un grande concerto, al di là delle mere opinioni personali: due band che hanno fatto e stanno facendo la storia del thrash metal mondiale, direttamente dalla Scandinavia! Skoll!!!!

 

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