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ven

04

apr

2014

LiveReport GAMMA RAY + Rhapsody of Fire + Elvenking @ Live Club, Trezzo d’Adda (MI), 1° Aprile 2014

Report a cura di Andrea Evolti

Foto a cura di Alice Lane

 

 

Con un album nuovo uscito da pochissimo (28 Marzo) ed un nuovo batterista, i Gamma Ray si presentano energici e carichi alla data di Trezzo d’Adda, accompagnati da Rhapsody of Fire ed Elvenking, per una serata piena di aspettative verso ciò che di nuovo è stato prodotto in casa Hansen&Co. .

 

Si parte con i ‘celtic warriors’ degli Elvenking, band che da promessa è diventata una bella e particolare realtà del panorama metal internazionale e non soltanto italiano. Il six-piece di Sacile, pittati a mo’ di guerrieri celti (appunto), sale sul paclo del Live Club e, nonostante problemi di suoni e tecnici iniziali che danno quasi l’impressione che la band non riesca a sentirsi dalle spie, riescono, dopo qualche titubanza, a dare prova della bontà raggiunta dalla loro proposta, un mix molto personale di speed/power europeo con alcuni spunti americani, soprattutto nelle vocal melody ed una matrice folk marcata ma mai ingombrante, nonostante il violino di Lethien non abbia la giusta e consistente dose di volume per emergere costantemente. Molto buona, anche se con qualche imbarazzo dovuto ai problemi, la prova del singer Damna, voce particolare ed originale in panorama spesso manieristico. Pezzi presi da un po’ tutta la discografia (soprattutto Red Silent Tides) e qualche anticipazione di ‘Pagan Manifesto’ (Elvenlegions) coronano una prestazione gradevolissima e convincente, che fa crescere l’entusiasmo di un pubblico già numeroso per questa bella realtà italiana.

Viene inevitabile (per il sottoscritto) al momento della calata di Lione, Staropoli ed del resto dei Rhapsody of Fire, avendo assistito al concerto dei Luca Turilli’s Rhapsody di spalla ai Symphony X. Non c’è nessun intento di foraggiare una polemica (ci penserà lo stesso Lione nel corso della serata, in maniera discreta. Grosso scivolone, assieme al terribile ‘….perchè voi dobbiate…’, che fa urlare dall’empireo il povero Segre!), ma un’azione naturale, essendo band figlie di una stessa matrice. Di certo, la prova di stasera è stata più che buona, con un Lione in splendida forma vocale e la chitarra di Roberto De Micheli in stato di grazia sulle parti soliste, anche se penalizzata nel riffing da suoni che la posizionavano un po’ sottotono rispetto alle magniloquenti tastiere di Staropoli che hanno fatto da muro melodico per classici come ‘Holy Thunderforce’ e le nuove ‘Tears of Pain’ o il lento in italiano (il primo mai scritto dalla band) ‘Custode di Pace’, tratti dall’ultima creazione ‘Dark Wings of Steel’. Uno show molto bello (non commentiamo la prestazione della sezione ritmica degli Holzwarth Brothers: impeccabile come sempre) con una buona band che suona in scioltezza e merita tutti gli applausi del caso: personalmente li ritengo un gradino sotto i LTR, ma solo per motivi di gusto compositivo. Anche in questo caso, good news from Italy!

Kay Hansen ed i Gamma Ray hanno una qualità che si affianca al talento musicale (stratosferico) ed al piglio simpatico classico dei tedeschi: l’energia! Suonano speed/power con la carica di una band thrash, in grado di scatenare mosh-pit tra un pubblico vicino al sold-out e cercando sempre di dare il massimo. Hansen e Richter appaiono in splendida forma strumentale (anche se i suoni di assoli dell’ultimo apparivano un po’ fuori contesto), duellando meravigliosamente sulla pentatonica in classici come ‘Heaven Can Wait’ o ‘Tribute to the Past’ e tessendo le trame in riffing delle più recenti ‘To the Metal’ o la title-track dell’ultimo lavoro ‘Empire of the Dead’, un po’ sacrificato, per il fatto che la maggior parte dei presenti non aveva avuto ancora modo di assimilare bene le track. Richter al basso da un supporto importantissimo ai cori ed alla voce di Hansen, mentre il nuovo arrivato Ehré si dimostra (per ora), batterista veloce, pulito ed affidabile ma ancora senza una sua precisa personalità musicale. La voce di Hansen: questo è stato l’unico vero dilemma della serata. Premettendo che la sua prova è stata più che buona e che la sua voce è sempre stata ottima in studio e molto personale, è apparso palese che soffre di affaticamento durante i live e spesso è costretto a trattenersi per evitare errori (come quello sull’inizio di ‘Rebellion in Dreamland’, anche se, probabilmente, potrebbe essere stato un problema dovuto all’eccessivo delay del microfono…forse!) spegnendo di molto la potenza di brani come ‘Land of the Free’, ‘Rebellion in Dreamland’ (appunto) o ‘Last Before the Storm’, che vanno affrontati sempre con il piede sull’acceleratore. L’ideale sarebbe riprendere un cantante, magari come il buon Shepers…o sperare sempre nella serata giusta. Questa era una di quelle buone ma non giuste.

 

Ciò non toglie che le quasi 2 ore di spettacolo siano state di altissimo livello e che i Gamma Ray si siano dimostrati ancora una volta un cardine per il passato, presente e futuri dello speed metal: always, where no one’s gone before!