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mer

30

apr

2014

LiveReport PESTILENCE+ Seth + Ancient Ancestor + Agony Face + Any Face @ Colony Brescia-27 Aprile 2014

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Stefania Guarino

Pestilence
Pestilence

Se c’è una band che è stata importantissima per il death metal tecnico e per la sua formazione, nei primi anni ’90, rimanendo, però, con un seguito da culto, quelli sono sicuramente gli olandesi PESTILENCE. Dopo la loro reunion, avvenuta nel 2008, questa era (almeno per il sottoscritto) la prima occasione di vederli in Italia ed ascoltare dal vivo questa lovecraftiana entità del death metal.

 

 

Per motivi di traffico riusciamo ad arrivare appena in tempo per sentire un paio di brani degli opener Any Face (che sostituivano, in scaletta, gli annunciati Natrium), quartetto di Varese fresco della pubblicazione del suo terzo full-length ‘Perpetual Motion of Deceit’. Troppo poco per dare una valutazione completa del combo techno-death, anche se l’impressione è quella di una formazione ormai sicura dei propri mezzi dal punto di vista live.

 

Gli Agony Face sono qualcosa di più di una promessa: sono, ormai, una splendida realtà del death tecnico italiano che racchiude un’eterogenea serie d’influenze, perfettamente bilanciate da una personalità musicale forte, multiforme ed esaltante. Pittati a mo’ di protagonisti de Il Signore delle Mosche (o, se preferite, degli Uruk-ai di Saruman) in versione fluorescente, il six-piece meneghino riversa sui (pochi) presenti tutto il loro arsenale che affonda le radici nel sound di Nocturnus, Atheist, Pestilence (appunto) ma che si avvicina anche a band più contemporanee come Arsis o i nostrani Dammercide (R.I.P.) per offrirci un caleidoscopio di violenza virtuosistica (Uberti e Ricotti, le due chitarre, in primis) e visionarietà techno-tribale. Tra i migliori della serata, con l’unica pecca della scarsa udibilità dei campionamenti, elemento che rende ancora più interessante il loro splendido sound.

 

Granitici, compatti, amanti dei tempi medi e delle abrasive e centellinate abrasività tipiche del death/grind, ma con propensione maggiore verso una death si scuola Stoccolma (Grave, Entombed), dal Berkshire (UK) calano sul palco del Colony gli Ancient Ascendant. Freschi della loro seconda release ‘Echoes and Cinder’, anche se attivi fin dal 2005, il four-piece albionico si mostra subito essenziale, monolitico e con un sottile gusto epico/oscuro, dovuto al sound abrasivo (anche troppo) delle chitarre essenziali per riff ed assoli di Moulding e Butler, quest’ultimo anche vocalist corrosivo, che ricorda, in alcuni passaggi, Jeff Walker (Carcass). Incisivi con i tempi medi e penetranti nelle accelerazioni, i quattro inglesi offrono uno show privo di fronzoli, ma che va dritto al sodo e riscuote gli apprezzamenti del pubblico (incrementatosi negli ultimi minuti). Un pragmatismo britannico che ci regala una soddisfacente performance, anche se un po’ scarna di acuti.

 

Dalla Francia, con marziale e nefando fascino, arrivano i Seth, band da culto del black-metal continentale che unisce ferinità tradizionale nei suoi blast-beat (Alsvid dietro le pelli si dimostra la spina dorsale della band) e mid-tempo atmosferici che incorniciano con chitarre taglienti, secche e melodicamente minimali (ma dai suoni troppo crudi e con eccessi di toni medi, tanto da renderli, a volte, difficili da sopportare) la voce tormentata e tormentante, da vero spettro che infesta le foreste dell’Aquitania, di Black Messiah. Questo alternarsi tra atmosferiche litanie che scarnificano l’anima ed improvvise corse nella notte da parte dei mastini infernali d’oltralpe è il leitmotiv di una performance sinistramente coinvolgente, basata, per la maggior parte della sua scaletta, sull’ultimogenito ‘The Howling Spirit’. Flagellanti ed affascinanti, questi neri sacerdoti franchi, anche per chi non ama alla follia il black minimale.

 

‘Pest over Europe’ è il nome del tour che la storica formazione olandese dei PESTILENCE

per la serie di date che comprendono la serata al Colony, dove un esiguo ma selezionato pubblico ha assistito ad una performance che (come ci raccontano i tre album post-reunion) ci ridona i Pestilence più aggressivi ed oscuri (ma sempre ricchi di tecnica) degli esordi. Si parte con ‘Obsideo’, title-track dell’ultimo lavoro e subito a farla da padrone sono le chitarre (entrambe a 8 corde) dei due Pat, Mameli e Uterwijk, cupe, intricate e dagli assoli complessi ed asfittici (anche se non ben definiti a livello di suono, anche qui troppo secco per le sei-corde) con il Pat di origini italiane che sfodera il suo tagliente death-vocal style, inconfondibile lamento degli abissi (anche se con alcune sbavature, dovute ad un certo affaticamento). Salto indietro, a Consuming Impulse con la feroce ed oscura Echoes of Death, che mostra come i Pestilence abbiano, dal punto di vista stilistico (ma non tecnico) abbandonato le composizioni di Spheres, dal quale verrà eseguita solo la splendida Soul Search: il motivo è chiaro. La scelta di puntare più sull'originaria matrice death, anche se tecnica, per lasciare indietro le atmosfere prog-fusion si manifesta non solo nelle tematiche degli ultimi tre lavori ma, specialmente, nelle scelte di suono live, più crude, oscure e compatte e su di un drumming devastante, dove il batterista David Haley ha dato il meglio di sé con raffiche di doppia cassa e ritmi serrati, specie nei brani come Horror Detox e Devouring Frenzy, entrambi dell'album della rinascita Resurrection Macabre. Unico elemento che fa da link, in questa serata, con il lato progressivo della band (perizia tecnica a parte, anche se penalizzata dai suoni), l'operato fluido e pulsante del bassista Maier, dal gusto fusion e dallo strumento a sette corde. E', però sui brani del grande Testimony of the Ancients che il pubblico fa sentire il suo apprezzamento per la performance essenziale ma coinvolgente della band (non sono certo degli entertainer, concluso il brano: ma non è questo che si cerca da loro), vale a dire Prophetic Revelations e la track che suggella la fine del concerto, dopo i due brani 'del rientro' sul palco (Aura Negative e Resurrection in Macabre), cioè la possente e misteriosa Twisted Truth, brano-simbolo di Testimony of the Ancient.

 

Concerto essenziale nella forma, quanto corposo nel contenuto anche se inficiato da un sound non perfetto, che mostra una band dalle idee chiare sul proprio ritorno, anche se questo soddisfa solo in parte i cultori di questo combo (me compreso). Ma, ovviamente, l'Abisso e gli Antichi, non hanno parametri umani.

Seth

Ancient Ancestor

Agony Face