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mer

07

mag

2014

Live Report FRONTIERS ROCK FESTIVAL @ Live Music Club Trezzo d’Adda (MI) -1, 2, 3 maggio 2014

Live Report a cura di Andrea Lami, Fabrizio Tasso, Monica Manghi 

Dopo l’immenso lavoro come etichetta, la Frontiers Records ha deciso di realizzare la prima edizione del Frontiers Rock Festival, una tre giorni di melodic hard rock che ha preso vita al Live Music Club di Trezzo Sull'Adda, che ha richiamato un numero esagerato di fans amanti del genere da tutto il mondo (abbiamo parlato con Argentini, Brasiliani, Spagnoli, Tedeschi, Svedesi ecc. ecc.). Tre giorni nei quali si è avuta -finalmente- l’occasione di vedere live on stage ed incontrare artisti che purtroppo non sono mai passati per il nostro paese. Ma diamo il via al racconto di questo evento che si spera sia il primo di una lunga serie.

 

 

1 maggio 2014

 

State Of Salazar

Agli State of Salazar spetta il compito non facile di aprire le danze. La giovane band svedese propone un rock molto melodico ispirato a Journey e Toto, facendo un’ottima impressione sul pubblico presente e suonando per circa una mezz’ora a livelli medio alti. Fra i brani proposti, anche il loro singolo “All the way”, title track del loro album di debutto in uscita prossimamente e inserito nella compilation del Frontiers Rock Festival (qui la nostra recensione ). Bella prova degli State of Salazar che hanno dimostrato di avere doti tecniche notevoli e la voce di Marcus Nygren è stata una bellissima scoperta. (Monica Manghi)

 

Dalton

I Dalton scaldano ancora di più l’atmosfera con il loro hard rock carico e graffiante. La band svedese però non convince del tutto con una prova senza infamia e senza lode di fronte ad un pubblico che è ancora in fase di assestamento . Ci mettono molto impegno e non risparmiano nulla nel proporre i loro successi, anche se si percepisce che fanno un po’ fatica fisicamente. Nonostante ciò il pubblico li segue e sembra apprezzare. (Monica Manghi)

 

Three Lions

Esordio discografico col botto per Vinny Burns e Greg Morgan (ex Dare/Ten) i quali, unitamente a Nigel Bailey hanno dato alla luce un grandissimo album che la fa da padrone nella setlist di oggi. La band è affiatata e pur essendo in quattro (coadiuvati da un chitarrista-tastierista) riescono a “riempire” benissimo ed a coinvolgere i presenti. Le canzoni scelte sono di facile presa e la dimostrazione è data dalla partecipazione del pubblico. "Trouble In A Red Dress" è l'ottima chiusura di un bel concerto. (Andrea Lami)

 

Snakecharmer

Dopo esserci goduti lo spettacolo dei Three Lions aspettavamo con trepidazione lo show degli Snakecharmer. Innazitutto poter vedere dal vivo due leggende viventi come Neil Murray e Micky Moody non è una cosa che succede tutti i giorni, infatti l'esaltazione dipinta sui volti dei fans degli Whitesnake è stata tangibile. Grande prestazione della band inglese che nella prima parte del loro set ha proposto in maniera egregia le canzoni del loro debut album (“Accident Prone” e “Guilty As Charged” su tutte). Chris Ousey dimostra di essere un gran cantante, anche se nella seconda parte (dedicata ai grandi successi degli Whitesnake nelle loro prime versioni) la differenza tra il suo timbro vocale e quello di Mr. Coverdale è davvero troppo netta. (Fabrizio Tasso)

 

W.E.T.

Dopo aver visto il potenziale degli W.E.T. all'ultimo Firefest non potevamo che aspettarci una prestastazione al fulmicotone e così è stata. Sono bastate le prime tre mosse sul palco di Jeff Scott Soto per cancellare tutti i gruppi precedenti. La carica sprigionata da questo gruppo ha letteralmente trascinato il folto pubblico grazie al loro concentrato di potenza e melodia. La loro setlist propone i migliori pezzi dei loro due meravigliosi album resi ancora più impetuosi e devastanti grazie alla carica che Soto, Martensson, Sall e compagni sono in grado di trasmettere. Inutile scegliere un pezzo migliore dell'altro perchè sono stati eseguiti tutti in maniera sterpitosa. Se proprio dobbiamo, scegliamo la commovente “Comes Down Like Rain” dedicata a Marcel Jacob. Sicuramente nei Top Five del Frontiers. (Fabrizio Tasso)

 

Hardline

Prima apparizione in Italia per il gruppo di Johnny Gioeli e Josh Ramos. Supportati in maniera perfetta da Alessandro Del Vecchio, Anna Portalupi e Francesco Jovino, gli Hardline ci hanno regalato pure e incontaminate emozioni. La bravura dei musicisti coinvolti e un Gioeli in forma smagliante ci hanno riportato indietro nel tempo facendoci riassaporare canzoni come “Hot Cherie”e “Dr. Love” senza dimenticare il recente con una “Danger Zone” e una “Fever Dreams” da standing ovation. Suoni perfetti e la grande coesione tra il singer americano e il nostro Alessandro hanno fatto di questo concerto un vero e proprio gioiello. (Fabrizio Tasso)

 

Tesla

Gli headliner della prima serata sono i Tesla che non deludono i tantissimi fans accorsi. Il concerto è di fatto una panoramica della loro carriera e dei loro successi più famosi. La voce graffiata e l’entusiasmo di Jeff Keith uniti alla carica coinvolgente della band sono una miscela esplosiva. Solari, carichi ed in perfetta sintonia con il pubblico che impazzisce e canta a squarciagola le canzoni di questa band per cui il tempo sembra essersi fermato. Da “Heaven’s Trail”, “Mamas Fool”, “Into The Now” fino al bis finale con “Comin’Atcha Live”. (Monica Manghi)

 

 

2 maggio 2014

 

Adrenaline Rush

L'arduo compito di aprire la seconda giornata spetta proprio a loro, i quali, forti della combinazione vincente data dal l'entusiasmo della loro giovane età e dalla bontà delle loro canzoni, riescono a far svegliare gli animi dei primi arrivati ed a far ripartire il carrozzone del Festival. La cantante Tave Wanning è bella da vedere sia per un banale discorso estetico sia per merito del suo look anni 80 ma l'arma vincente sono quelle mosse da rockstar che fanno presa sul pubblico maschile (inutile dirlo che gli scemi capaci ad urlare volgarità ci sono sempre. Peccato un'altra occasione persa!!). Le canzoni sono piacevoli e fanno da antipasto all'uscita del prossimo album d'esordio. Una bella realtà che quando avrà maturato un po’ d'esperienza darà filo da torcere alle altre band. (Andrea Lami)

 

Moon Land (featuring Lenna Kuurmaa)

 

I Moon Land sono una band nuova, molto giovane prodotta da Alessandro del Vecchio e capitanata dalla cantante estone Lena Kuurmaa. Il sound proposto nella mezz’ora a loro disposizione è un AOR melodico molto morbido, reso armonioso anche dalla bella voce di Lenna che nonostante le difficoltà di un debutto (era il loro primo concerto) ha comunque cantato bene. Diciamo che, come per gli Adrenaline Rush, la mancanza di esperienza si è vista, la band era nel complesso tutta un po’ impacciata nelle esecuzioni dei brani che erano un po’ “didattiche”, quasi da sala prove, così come le movenze della singer che non erano da rockstar come la collega Tave Wanning, ma debuttare su un palco importante come quello del Frontiers Rock Festival non dev’essere per nulla facile. Il loro primo album è previsto uscire entro il 2014 È una band alle prime armi e hanno tempo per crescere e migliorarsi, perciò diamo tempo al tempo. (Monica Manghi)

 

L.R.S.

Se questa è stata la prima data in assoluto per la band di Tommy La Verdi, Josh Ramos e Michael Shotton mi immagino cosa potrebbero fare in una tournee. Letteralmente incredibili dalla prima all'ultima canzone. La Verdi si è mosso con fare instancabile in lungo e in largo per il palco, mettendo in mostra tutte le sue doti di frontman. Non da meno il resto della band, in perfetta sintonia dall'inizio alla fine. Ottimi i brani proposti da “Down To The Core”, ma il brano che ci ha commosso fino alle lacrime è stato “I've Got A Lot To Learn About Love” (dei The Storm) cantato da Alessandro Del Vecchio. Spazio anche per Shotton che da dietro le pelli ci ha deliziato con “Once Is Not Enough”dei suoi Von Groove. 10 e lode per questi ragazzi! (Fabrizio Tasso)

 

Eclipse

La conoscenza di questa band risale al 2001 quando gli stessi diedero alla luce il loro album d’esordio (complice una collaborazione con Kee Marcello!!). Oggi, dopo aver realizzato quattro album, di acqua sotto ai ponti ne è passata ed anche molta, la popolarità della band è cresciuta a dismisura tanto che i membri fondatori Erik Martensson ed Magnus Henriksson, sono diventati i nomi di spicco dell'hard rock svedese, nonché due dei membri dei W.E.T., una delle migliori band che si sono esibite in questi tre giorni di festival. Gli Eclipse hanno energia da vendere e lo dimostrano sin da subito, il singer Erik non si risparmia, canta, corre salta e balla ed è travolgente in tutto quello che fa ma tutta la band non è da meno. Un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato il bisogno. (Andrea Lami)

 

Red Dragon Cartel

La voglia di verificare la bontà di questa band in sede live era tantissima viste le ottime premesse contenute nell’esordio discografico. Il ritorno di Jake E. Lee è una delle splendide notizie dell’anno appena trascorso e quale occasione migliore quella di testare lo stato di forma suo e della band che lo circonda. Sugli scudi Darren James Smith cantante della band, letteralmente un istrione, ma Jake non è da meno con le sue capacità tecniche. “Deceived” e “Shout It Out” sono due tra le ottime canzoni eseguite. "Bark to the moon" posta in chiusura, fa letteralmente esplodere il Live Music Club in canti salti balli ed urla. Speriamo che ora Jake E. Lee non ci abbandoni più e che i Red Dragon Cartel possano proseguire nella loro carriera. (Andrea Lami)

 

Pretty Maids

Tocca ai Pretty Maids di Ronnie Atkins scaldare gli animi del pubblico in attesa degli Stryper, headliner della serata. La band danese è una sicurezza dal vivo, Ronnie Atkins e compagni hanno regalato una prestazione carica e d’impatto come sempre, proponendo i loro successi storici, come “Yellow Rain”, “Please Don’t Leave Me”, “Nuclear Boomerang” (complice anche l’uscita della raccolta “Louder than ever”) e il pubblico è accorso numeroso già dall’attacco del primo brano. Atkins ha tenuto il palco il modo magistrale così come il resto della band che ha regalato assoli e virtuosismi tecnici fino a chiudere in bellezza con “Future world”. Bella performance, grintosa ed autorevole. (Monica Manghi)

 

Stryper

E finalmente arriva il turno degli headliner di questa seconda serata del Frontiers Rock Festival. San Michele Dolce da Whittier e la sua paradisiaca voce, uniti alla prorompente deflagrazione della sua band hanno pettinato tutti grazie al loro terremotante show. La grande musica degli Stryper ha coinvolto tutti i presenti fruttando alla band vere e proprie ovazioni. Tra pezzi storici, canzoni tratte dall'ultimo “No More Hell To Pay” e cover (“Breaking The Law” devastante) lo storico gruppo americano, alfiere del Christian Metal, ha sciorinato una tra le più indimenticabili performance di questo festival. Tra lanci di magliette e bibbie non abbiamo mai visto così tanta gente gente azzuffarsi per ottenere la parola del Signore. “To Hell With The Devil” chiude in manieria egregia il loro show nel tripudio di noi tutti. (Fabrizio Tasso)

 

3 maggio 2014 - ultimo giorno

 

Crazy Lixx

Ultimo giorno di un Festival che rimarrà nella memoria di molti e tocca ai Crazy Lixx dare il via. La band svedese suona un hard rock con qualche tinta street ed è nota per aver avuto tra le proprie fila l’attuale chitarrista degli Hardcore Superstar Vic Zino. La loro proposta musicale è di forte impatto ed anche se i pochi accorsi hanno ancora il mangiare sullo stomaco, vengono tutti trascinati. Difficilissimo non essere coinvolti da questo tipo di canzoni e rimaniamo fiduciosi in attesa del quarto album che come ci ha detto il cantante Danny Rexon, sarà sicuramente il migliore mai pubblicato testimoniato anche dalla bontà di “Symphaty” il singolo che ne anticipa l’uscita, suonato proprio per l’occasione. (Andrea Lami)

 

Issa

Seconda band dell’ultima giornata è Issa con la sua band composta da italiani e più precisamente Alessandro Del Vecchio alle tastiere, Alessandro Mori alla batteria, Mario Percudani alla chitarra e Stefano Skool Scola al basso. Alla bella norvegese tocca il compito di non far raffreddare gli animi, compito nel quale riesce sia per maestria vocale, sia per doti estetiche (si sa, i rocker amano le belle donne. E gli stupidi di cui sopra non si smentiscono con cori ridicoli!!). I brani eseguiti come è logico che sia, fanno parte dei tre album pubblicati. L'amalgama della band che la supporta è tangibile, mentre le doti canore di Del Vecchio spesso rischiano di far sfigurare la bionda cantante. (Andrea Lami).

 

Jeff Scott Soto

Poteva il buon Jeff sfoderare una prestazione migliore di quella di due giorni prima con gli W.E.T.? La risposta è stata immancabilmente si! Finalmente davanti ad un pubblico che rende omaggio alla sua grandezza, Soto e compagni hanno letteralmente messo a ferro e fuoco l'audience del Live Music Club. Scaletta spettacolare con brani tratti dai suoi album solisti, il medley dei Talisman, le consuete cover di “Frozen” (Madonna) e “Crazy” (Seal) e a chiudere la celeberrima “Stand Up And Shout”, colonna sonora del film “Rock Star”, che scatena un boato strepitoso da parte di tutto il pubblico. Jeff, Edu, B.J., Dave e Jorge escono da vincitori, godendosi i numerosi applausi che gli vengono tributati. (Fabrizio Tasso)

 

John Waite

Dopo la parentesi hard rock di Jeff Scott Soto, i toni si calmano con l’arrivo di John Waite sul palco. Il cantante inglese, noto alla maggior parte dei presenti per la sua militanza nei Babys e nei Bad English si dimostra in ottima forma mentre ci intrattiene piacevolmente con la sua classe. “When I See You Smile” viene appena accennata inizialmente a cappella e successivamente i musicisti si uniscono al cantante per uno dei momenti più toccanti del Festival. La classe con la quale John riesce a trasmettere le emozioni delle sue canzoni è letteralmente sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti. Un’esibizione di rara intensità nella quale brilla la “nuova” versione di “Best Of What i Got” e la cover di "Whole Lotta Love" posta in chiusura. (Andrea Lami)

 

Danger Danger

Due anni or sono, noi di Rock Rebel Magazine andammo fino in Svizzera per assistere ad un concerto strepitoso, si trattava del live di Ted Poley, ben sapendo che difficilmente avremmo avuto la possibilità di vederlo da vivo in Italia, sia in veste solista ed ancor meno con la band che l’ha reso famoso. Ed invece la Frontiers ci ha fatto un regalo enorme inserendo i Danger Danger nella scaletta del Festival. Sentire dal vivo canzoni come “Rock America” e “Bang Bang” oppure “Crazy Night” crea un’emozione palpabile ed impagabile per chi come noi su quelle note c’è letteralmente cresciuto. I soliti problemi che qualche volta accadono sul palco vengono superati con esperienza ed un sorriso. Ted Poley conferma le sue doti di intrattenitore e la sua unica simpatia andandosi a fare un giro in mezzo al pubblico durante l'esecuzione di "I Still Think About You". Un concerto da brividi che difficilmente cancelleremo dalla nostra memoria. (Andrea Lami)

 

Winger

Ci avviamo verso la fine del festival, ma anche se la stanchezza comincia a farsi sentire teniamo duro perchè finchè c'è musica c'è speranza. Prova maiuscola anche da parte degli Winger, con un Kip in piena forma e un Reb Beach stratosferico. Set list ben bilanciata tra brani storici (“Headed For A Heartbreak”e “Blind Revolution Mad”da pelle d'oca), pezzi dal nuovo “Better Days Comin'” (“Rat Race” da urlo) il tutto farcito da una classe e un pathos che pochi gruppi al mondo sono in grado di trasmettere. Come il buon vino anche gli Winger invecchiando migliorano. (Fabrizio Tasso)

 

Night Ranger

I Night Ranger hanno il compito arduo di chiudere il festival e ci sono riusciti alla grande, con un concerto praticamente perfetto. Di fronte ad un locale gremito di gente, si sono divertiti e hanno fatto divertire il pubblico con la loro energia, incontenibili dal primo pezzo sino all’ultimo da “Sing Me Away”, “Lay It On Me”, “Sentimental Street “ Jack Blades alla voce a Brad Gillis che ha regalato con la sua chitarra una prestazione magistrale così come Joel Hoekstra, una coppia di chitarristi con i fiocchi. Da non dimenticare il batterista cantante Kelly Keagy che completa l’opera eccezionale di questa band che ha regalato momenti emozionanti alla voce. Nella parte finale Blades e compagni propongono anche “High Enough” dei Damn Yankees e il locale esplode. La chiusura è affidata a “Don’t tell me you love me”, che manda il pubblico in delirio, “Sister Christian”, con ancora una volta Mr Keagy alla voce, e “(You Can Still) Rock In America”. Un concerto che ha lasciato senza parole e ha estasiato tutto il Live Club. (Monica Manghi)

 

 

Con la fine dell’esibizione dei Night Ranger si chiude il Frontiers Rock Festival, un evento unico nel suo genere che è stato capace di raccogliere a sé un gran numero di appassionati provenienti un po' da tutto il mondo. Chi c’era non dimenticherà facilmente queste tre serate. Andare nello spazio relax e trovare Vinny Burns o Bruno Ravel o Darren James Smith o Jeff Scott Soto non è cosa da tutti i giorni. Pare doveroso fare una sorta di bilancio delle giornate. Premesso che, trattandosi di una prima edizione, messa in piedi da persone che mai avevano fatto una cosa del genere, il risultato finale è FANTASTICO.

 

Vista l'ottima partecipazione del pubblico, non possiamo che augurarci ed augurare alla Frontiers (ne approfittiamo per ringraziare tutto lo staff) di continuare in questa strada appena intrapresa, convinti che la seconda edizione del festival eguaglierà o addirittura supererà quella alla quale abbiamo appena assistito.

 

 

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