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mer

07

mag

2014

Recensione SKW - "Signs"

SKW

Signs

Bagana Records

Release date: 16 Maggio 2014

 

 

 

 

25 anni di attività, quinto Cd prodotto ed una lunga fila di collaborazioni con i più altisonanti gruppi mondiali, i milanesi SKW ci deliziano le orecchie con “Signs”, la loro ultima creazione. Un crossover Old Style, senza disdegnare la vena Metal, che ci riporta ad un sound del passato, ruvido ed austero, senza tanti fronzoli. A seguito di un tour italiano ed estero (toccando anche Russia e Ucraina), gli SKW nel 2013, con il produttore Frank Andiver, entrano nuovamente in studio per registrare il nuovo album designando Luca Bernardoni come manager della band ed affidandosi all'arrembante label Bagana Records.

 

Con “Light” si percepisce subito l'impronta che il quartetto vuole imprimere: suoni asciutti, motore ritmico semplice e immediato, voce graffiante e corposa ed una leggerissima contaminazione digitale che lega alla perfezione. Riff granitico in “The Final Destination”, un treno che viaggia su solidi binari facendo fermata ad “Amnesia”, una delle Top Track dell'album, mid-tempo profondo e marcato dal ritornello coinvolgente. La Title Track “Signs” strizza l'occhio al Velvet Revolver Style in alcuni riff ma è l'espressione più azzeccata del Crossover targato USA, marchio che viene impresso anche in “Fail” più in stile Metallica, lo stile di “I Disappear” per intenderci. “Never So Close” è una bellissima Hard Ballad mirata su di una potente vocalità ed una accurata scelta melodica seguita da un'altra Top Track come “A New D-Sign” che, con “galoppate” Metal primi '80ies e batteria in 4/4 dritta, offre un'incisività rocciosa. Le sonorità di “Fake Parade” ricordano “Locust” dei Machine Head ma incastrate in una song Mid-Tempo che scandisce i tempi come il maglio di un fabbro su di un incudine. Scelta ardua quella di mettere in tracklist un brano di un gruppo come i Rush, mostri sacri del Prog. “Red Sector A” viene interpretata con chitarre irreverenti e con la voce di Marco Laratro che appare carta vetrata rispetto a quella di Geddy Lee ma, il risultato è un' ottima cover in chiave Crossover. Inserimenti di sound digitali ed un profondo Dub in “When Tomorrow Becomes Today” producono una song traversale a chiusura di un disco che non subisce il trend attuale delle nuove uscite discografiche.

 

L'album è come se fosse arrivato dal passato, con suoni e stile primi '90ies ma leggermente corretti ed adattati alla quotidianità in fase di mixing. Alcune sonorità offerte sono accomunabili ai primi Soundgarden o Pearl Jam seppur lo stampo ritmico è nettamente più “vivo”. Un album dalla metabolizzazione non immediata e dalla potenza marcata. Un appunto in merito al suono del Ride della batteria che risulta molto “asciutto e secco” tanto che, rispetto alle sonorità “moderne”, sembra quasi anomalo. Questione di orecchio. Un disco da assimilare lentamente.

 

Recensione a cura di Luca MonsterLord

 

 

Tracklist:

1. Light

2. The Final Destination

3. Amnesia

4. Signs

5. Fail

6. Never So Close

7. A New D-Sign

8. Fake Parade

9. Red Sector A (Rush Cover)

10. When Tomorrow Becomes Today

 

Lineup:

Marco Laratro- vocals

Simone Anaclerio - guitars

Mirko Voltan - bass

Giancarlo Piras - drums

 

 

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