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mar

13

mag

2014

Recensione ELVENKING - The Pagan Manifesto

ELVENKING

The Pagan Manifesto

AFM Records

Release date: 9 Maggio 2014

 

 

L'essenza del metal e del folk, hanno molti tratti in comune; uno di questi è, sicuramente, la forza trascinante ed esaltante, quasi un inno di battaglia...ma quel tipo di battaglie che si devono combattere per la propria esistenza, non per fare razzie o conquiste. No, il folk ed il metal parlano di quel tipo di guerre per le quali non c'è alternativa: o si vince e si è liberi (e vivi)...o si perde e si muore. Questa essenza, con mille sfaccettature che ne catturano la grandiosa complessità, l'hanno meravigliosamente colta i friulani Elvenking, uno dei nostri orgogli nazionali a livello musicale, capaci di unire lo speed melodico europeo di matrice Helloween, con la corposità del songrwiting del power U.S., le contaminazione del folk di natura celtica ed i mai troppo lodati Blind Guardian, senza apparire una delle tante band che uniscono semplicemente chitarre elettriche e qualche suono di violino o arpa. No! Gli Elvenking sono seri senza scadere nella seriosità che trascina verso il ridicolo ma in grado di catturare anima ed emozioni e portarli in luoghi magici sì, ma non poi così avulsi dal nostro mondo, proprio come la band di Kürsch e soci hanno saputo fare con grande passione, talento e, soprattutto, armonia ed equilibrio.

 

Nasce così la loro ottava fatica, questo 'The Pagan Manifesto' che parte, dopo la intro di 'Manifesto' con la suite 'King of the Elves': 12 minuti ed oltre di potenza, epicità, energia, emozioni e magia, narrate dalla bellissima e particolare voce di Damna, calda ed entusiasmante, in perfetto equilibrio tra melodia europea ed aggressività americana, coadiuvato da una guest di altissimo livello come Amanda Somerville (Trillium, Kiske, Aina). Commozione, forza, aggressività, sogno: sono le peculiarità di questo gioiello articolato (scelta coraggiosa mettere una suite ad inizio album....lo facevano solo gruppi come i Rush!) che viene seguito da altri capitoli di questa saga folk/power metal all-rounded da pelle d'oca: 'Elvenlegion' (già presentata in sede live durante le date di supporto ai Gamma Ray), 'Moonbeam Stone Circle' o 'Grandier's Funeral Pyre', altro pezzo che ti fa desiderare di essere nato nelle Ebridi e che sembra farti capire fino in fondo quello che Tolkien ci ha narrato (ma non sempre abbiamo voluto capire fino in fondo). Tutto ciò viene reso con chitarre potenti, tecniche, aggressive e dall'equilibrato gusto melodico. Qui, il lavoro di Aydan e Rafahel è da applausi, dato che danno nerbo alle parti più veloci e melodiche, accostando tipiche cavalcate speed che non stonerebbero nei primi album dei Rhapsody o degli Stratovarious del periodo 'Episode', con complessità che richiamano ad Helstar e Vicious Rumors.

 

La sessione ritmica va menzionata per la sua fluidità esecutiva (Symohn è un treno con la doppia cassa) ma anche per varietà, nerbo nel dare graniticità ai ritmi e sensibilità per i passaggi più evocativi, vedasi le parti centrali della conclusiva (ed a tratti quasi commovente) 'Witches Gather', elemento che non li salva dall'essere accostati a quel marasma di band speed da birreria con nani che servono ai tavoli, immagine tristissime di quando il metal epico e melodico diventa la parodia (involontaria) di sé stesso.

 

 

A concludere il quadro, il violino di Lethien, puntuale, prezioso e magico: presente sempre al momento e nel modo giusto senza mai essere invadente o fuori contesto (e per questo ridicolo....i grandi Nanowar of Steel hanno fatto splendide parodie sull'abuso di certi stilemi folk nel metal).

 

Se aggiungiamo a questo una produzione pulita, potente ed azzeccata, assoli di gusto e tecnica, sempre armonizzati con il pezzo, una scrittura che sa sempre e solo esaltare e mai annoiare e Damna che ha (oltre ad una splendida voce) una bella e naturale pronuncia inglese...beh, l'incantesimo è fatto. Un grande album che risolleva un genere tropo spesso bistrattato proprio per colpa di una marea di band per nulla convinte, approssimative e banali. Una band che crede in ciò che fa e lo sa fare magistralmente, capace di farti sentire certe atmosfere, raccontarti certe storie in maniera così coinvolgente, da farti sentire 'realmente', nella sua essenza più profonda, un eldar, pronto a vivere e combattere per difendere la propria gente, il proprio passato e la ragione per cui essi vivono. Un album da avere o, quantomeno, da ascoltare e da vivere in pieno. 'Viaggiate leggeri....stanotte si va a caccia di orchi'!

 

 

Andrea Evolti

  

 

Tracking list:

The Manifesto

King of the Elves

The Manifesto

The Druid Ritual of Oak

Moonbeam Stone Circle

The Solitaire

Towards the Shores

Pagan Revolution

Grandier's Funeral Pyre

Twilight of Magic

Black Roses for the Wicked One

Witches Gather

 

 

Line-up:

Aydan: guitars, back-up vocals

Damna: vocals

Rafahel: guitars

Lethien: violin

Symohn: drums

Jakob: bass, back-up vocals

 

Guest musician:

Amanda Somerville – female vocals