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mer

04

giu

2014

Live Report ARCH ENEMY + Unredemed + Oblyvion Rock'N'Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) - 31 Maggio 2014

Report a cura di Andrea Evolti

L'ennesimo momento della verità, per gli Arch Enemy, giunge in questo sabato 31 Maggio alla Rock'N'Roll Arena di Romagnano Sesia: siamo alla seconda svolta storica. Dopo il volontario (e forse temporaneo) abbandono di Angela Gossow per dedicarsi alla sua vita privata, ma sempre al fianco della band in qualità di manager, tutti erano in attesa (chi sperando per il meglio ma pronto a fare una seria critica, chi con il solo desiderio di poter dire 'non sono più i cari bei vecchi tempi') di vedere all'opera Alissa White-Gluz in un contesto più difficile, dal punto di vista dello stress esterno, del suo gruppo di origine i The Agonist. Il risultato, come spesso capita per la band cosmopolita guidata da Amott ed Erlandsson, è stato una vera onda d'urto di sorpresa, come lo sono state le due formazioni italiane di supporto: ora, pronti per lo sbarco....ci vediamo sulla spiaggia!

 

L'incipit di questa serata tocca alla splendida ed affascinante realtà del melodic-death italiano, i laziali Oblyvion, five-piece che offre un pregevolissimo e personale esempio di rivisitazione delle influenze scandinave (Dark Tranquillity, Cerimonial Oath), con i brani del loro omonimo full-length di debutto, unite a peculiari elementi di thrash, metal classico e progressive. Questi elementi si combinano molto bene grazie al pregevole lavoro del tastierista Ivan Fusco (che ricorda molto Kevin Moore del periodo 'When a Dream and Day unite') e delle due chitarre dei fratelli Lodolini, sinfoniche e violente, con accenni di thrash/death dei primi Soilwork ed un'energia malinconia che ricorda l'epica alternativa dei defunti Bejelit e le astrali melodie dei Lunarsea. Ottimi e vibranti di pathos gli assoli e buona (anche se con qualche piccola sbavatura) la voce di Vincenzo (Lodolini) che, a tratti, ricorda lo straziante growl di Thomas Lindberg. Da incorniciare, per coraggio ed originalità, la cover di 'Painkiller' dei Judas Priest. Gran concerto e bellissima scoperta del death metal nostrano.

 

Sono livornesi, sono sporchi (non è vero), meravigliosamente brutti, cattivi e suonano con godibile pesantezza da metal red-neck: sono gli Unredeemed. Cinque figuri che suonano pesante, violento e tecnico new wave of thrash metal che ha nei Damage Plan, Lamb of God, Pantera, Konkhra e Meshuggah i suoi punti cardine. Con mid-tempo spaccaossa, accelerazioni fulminee, una sezione ritmica da urlo e due chitarre che intrecciano cavi d'acciaio musicali con la precisione di un orafo, la formazione toscana continua nell'opera iniziata dagli Oblyvion, di portare il pubblico al grado di surriscaldamento di un reattore nucleare. Il singer GMG, strepitoso nel suo harsh-vocal e nel saper tenere il palco da frontman di razza, è l'ariete di questa macchina da combattimento che prima abbatte e poi spiazza con soluzioni ritmiche eterogenee ed assoli ricercati in stile Meshuggah, ad opera della coppia Cornaglia/Giuliano, il tutto per una risposta del pubblico assolutamente entusiasmante. Altra perla scoperta nel forziere del metal italiano: ora tocca a noi non gettarla ai porci.

 

Il momento della verità: saprà la piccola ma talentuosa extreme-singer canadese, riuscire a non far rimpiangere (almeno sul fronte live: si attende, ora, di sentire per intero il nuovo lavoro 'War Eternal') la monumentale Angela Gossow? Il modo migliore, per la White-Gluz era far capire che anche lei non accetta compromessi: 'Enemy Within' da 'Wages of Sin' è stata la risposta....e da lì in avanti si è scatenato l'Inferno. In tutta onestà, mai ci saremmo aspettati di vedere una White-Gluz (oltre che in forma vocale stellare) così a suo agio nel ruolo di frontwoman d'assalto, da condottiera metal di una band così importante e famosa per i suoi live-act distruttivi. Supportata dai quattro componenti restanti degli Arch Enemy, tutti perfettamente sintonizzati, in forma ed ispirati (Amott e Cordle su tutti! Immensi in questa serata.), la singer nord americana diventa il fulcro degli assalti sonori della band che scarica su un pubblico molto ben disposto a generare mosh-pit e ribollire come magma vulcanico sulle taglienti note di 'Heart of Darkness', 'Dead Eyes see no Future', 'Ravenous', e 'War Eternal'. Erlandsson e D'Angelo sono una macchina oliata ed ai massimi regimi di resa, il tutto con la consueta naturalezza e fluidità, come di una disarmante semplicità sono gli assoli di Amott e Cordle, il quale si produce anche in un 'solo-break' che risulta coinvolgente, cosa che non sempre riesce in questi excursus solistici, durante uno show. Ma l'attenzione ed il positivo stupore sono tutti per Alissa, che riesce a avere una presenza scenica dirompente che compete con le storiche performance della Gossow, ma a dare anche una sua connotazione personale, caratterizzata dal un notevole dinamismo e carica trascinante, oltre a riuscire ad essere distruttiva e lacerante come la singer tedesca, ma con le modulazione dei growl più elastiche (sempre rimanendo nel solco di brani forgiati da e per una personalità vocale diversa, seppur simile nello stile) ed il suo essere quasi un 'Joker femminile del death metal', rispetto alla fantastica e monolitica inflessibilità che hanno reso celebre Angela. Prende in contropiede anche la comunicatività, tra un 'Yesterday is Dead and Gone' ed una 'My Apocalipse', con il pubblico (insperata, visto lo stile volutamente più distaccato e glaciale tenuto nei The Agonist).

 

 

Rimane poco da dire di fronte ad una performance assolutamente inattaccabile ed entusiasmante, con versioni di 'Carry the Cross' e 'Revolutions begins' che vedono una band perfettamente affiatata, con una frontwoman rilassata nella sua aggressività, se non che la prova maggiore sarà al varco del nuovo lavoro (tra cui si è ascoltato anche 'Never Forgive, Never Forget', altro motivo per sperare in grande) ma, soprattutto, di quelli a venire: qui si dovrà decidere se avere o meno il coraggio di cambiare pagina come si fece all'indomani della fine dell'era di Joah Liiva prendendo la Gossow, vale a dire lasciare la White-Gluz libera di sperimentare con il suo ampio range vocale fatto di molti stili e timbriche. Lì sarà l'altra prova del fuoco. Per ora, almeno, godiamoci il ricordo di questo devastante ed incendiario live, opera di una band assolutamente superiore: take no prisoners!!!!