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mar

10

giu

2014

Recensione CHRONOSPHERE - Embracing Oblivion

CHRONOSPHERE

Embracing Oblivion

Punishment 18 Records

Release Date: 16 Giugno 2014

 

 

La rinascita del thrash, uno slogan inflazionato e, spesso, usato solo per motivi di trend. Ma con certi gruppi, come i greci Chronosphere, non si parla di triste revival o di apprezzabile tributo: qui siamo alla rigeneri del thrash metal, alla dimostrazione che i generi non muoiono mai, ma sono delle arabe fenici che risorgono dalle proprie ceneri.

 

Con questo secondo lavoro, ‘Embracing Oblivion’, il four-piece ellenico sforna un vero gioiello di thrash tecnico, incendiario, vivo, attuale ed entusiasmante: melodica aggressione e duttilità dei Death Angel, acrobazie di riffing degne di Annihilator e Toxik, accelerazioni quasi al limite del death e quel senso di Apocalisse e paranoia che si poteva percepire solo nei dischi dei troppo sottovalutati Target (Belgio), di cui il chitarrista e singer Spyros Lafias sembra esserne un cultore, tanto che la sua voce ricorda moltissimo quella del vocalist vallone Yves Lettanie (Steve Grey).

 

L’opener stessa ‘Killing my Sins’ ed i brani più belli di questa gemma del thrash classico attuale (anzi, rivolto verso il futuro, mediante la tradizione), come ‘Brutal Decay’ o ‘Frenzied from Inside’, ci offrono una scrittura di brani sì ipertecnica, complessa e virtuosa, ma mai fine a sé stessa, con l’energia e la tensione drammatica e la furia dirompente delle grandi band della Bay-Area, con il giusto grado di delirio psico-sociale di una band conscia del fatto che il mondo (e forse proprio perché vengono dalla Grecia, ne sono fortemente consapevoli) sta camminando sul crinale che si affaccia sul baratro. Grande importanza hanno in questo le meravigliose e certosine chitarre del già citato eado elettrico Lafias e del suo socio Panos Tsampras (no, non è parente di Pete, la leggenda del tennis!), in grado di perforare, dilaniare e costruire, allo stesso tempo, con splendida creatività ed incendiaria furia bellica, fondendo mirabilmente tutte le influenze maggiori e minori (si possono sentire anche i Defiance di ‘Product of Society’, gli Xentrix ed i Realm), per tessuti musicali da vero urlo sulle montagne russe del thrash, con track come ‘One Hand Read per Saint’ e ‘Seize your last Chance’. A dare cornice a questi quadri di aggraziata distruzione e virtuoso Armageddon, la batteria tellurica, inarrestabile e imprevedibile di Thanos Krommidas ed il pulsante e liquido basso, vero motore corposo e ricco di pastosità, sapientemente ammaestrato da Kostas Spades.

 

Apice di tutto questo immenso ed esaltante repertorio di talento techno-thrash, gli assoli delle due asce: virtuosi, tecnici, funambolici, esaltanti, adrenalinici ed assassini, tutto esaltato da una produzione saggiamente bilanciata fra qualità moderna, ma senza essere eccessivamente ipertrofica e troppo piena di bassi, in modo da lasciare agilità alle chitarre nel loro riffing alternato di palm-muting e fraseggi. Last but not least, la voce piena di timbro ma anche moderatamente abrasiva di Lafias, perfetto megafono per lanciare l’allarme del collasso mondiale. Ma c’è un neo? Sì, la copertina. Ok, gli artwork in stile horror-apocalittico con scenari urbani da film di Lamberto Bava mi piacciono molto…ma almeno scegliete un disegnatore che abbia più di 13 anni e che non usi solo i Carioca.

 

Per il resto: gioiello termonucleare da caricare sul vostro stereo, adorare, consumare ed impiegare come artiglieria per il Chaos che si avvicina.

 

 

Andrea Evolti

 

 

Tracking List:

1. Killing My Sins

2. One Hand Red per Saint

3. Force Fed Truth

4. Brutal Decay

5. Frenzied from Inside

6. Herald the Uprising

7. City of the Living Dead

8. Seize Your Last Chance

9. Beyond Nemesis

10.The Redemption (Strumentale)

 

 

Line-up:

Thanos Krommidas -Drums

Panos Tsampras -Guitars, Backing Vocals

Spyros Lafias -Guitars, Lead Vocals

Kostas Spades -Bass, Backing Vocals