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ven

04

lug

2014

Live Report SEBASTIAN BACH + Hi – Fi Society @ Live Club, Trezzo d’Adda (MI) - 3 Luglio 2014

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Marco Cattaneo
Foto di Marco Cattaneo

 

Il tempo passa e si teme sempre che, andando a vedere un concerto di un artista che ci ha entusiasmato molti anni addietro, prima di cambiare band, progetti e rimanere un po’ defilato dalla scena, ci consegni solo un pallido simulacro e ci faccia esclamare ‘Era meglio ricordarlo così…’. Vero, ma non se si parla di talenti come Sebastian Bach, ex-voce (e per molti, La Voce) degli Skid Row, che ha infiammato un Live Club purtroppo solo pieno a metà, con una performance di altissimo livello artistico ed emotivo (a discapito, purtroppo, dei fotografi, che hanno la nostra solidarietà!).

 

 

 

 

 

Aprono gli italiani Hi-Fi Societyed è rock’n’roll fumante come le gomme di una Mustang in drifting! Il quintetto dedito a sonorità rock’n’roll stradaiole, che incorpora le brucianti melodie alla Motley Crue, Guns ‘N’ Roses, L.A. Guns, dimostra di avere una straordinaria 

dimestichezza con il palco ed una straripante energia live, che si traduce in riff sanguigni, assoli di stomaco, ritmo travolgente (ottima la prova della batteria) ed un cantato essenziale, energico ed aspramente passionale.

Foto di Marco Cattaeno
Foto di Marco Cattaeno

Buoni anche i pezzi, per la loro essenzialità e torrenziale flusso adrenalinico. Gran prova per una band che ha nel live per una band che ha ottime carte da giocare.

 

Quando partono le note della tempesta di fuoco di ‘Slave to the Grind’, oltre sentire mia stimate colleghe che si sentivano tornare 15enni (nel senso più bello ed entusiasmante dell’espressione), si è percepito immediatamente la straordinaria forma della band e del loro leader, quel monumento vocale che porta in nome di Sebastian Bach. Il gigantesco e dinoccolato singer canadese sfodera subito tutta la sua smagliante forma vocale ed un carisma assolutamente da entertainer nato (anche se lo spostamento forzato dei fotografi di fronte a lui, subito dopo il primo brano, lascia perplessi e con la domanda di che cosa gli abbiano mai fatto i nostri colleghi: massima solidarietà nei loro confronti), sia sui pezzi degli Skid Row, che saranno, ovviamente, i più acclamati, sia nella sua produzione solista che comprende ‘Temptation’, ‘Tunnelvisione’ o, ‘American Metalhead’ da Angel Down (che diventa Milano Metalhead, durante uno dei suoi momenti di dialogo con il pubblico). I picchi di esaltazione artistica e di responso del pubblico, era ovvio, arrivano sulle track firmate Skid Row: ’18 and Life’ da brivido, ‘Big Guns’, ‘Monkey Business’ o una ‘I Remember You’ da assoluta pelle d’oca, per la resa vocale tagliente e trascinante, che l’ugola del singer nordamericano riesce a generare grazie ad una tecnica di primo livello ed una visceralità che ti entra nello stomaco per prenderti l’anima e non ti molla più. Splendida gig grazie anche ad una splendida formazione che supporta il cantante americano, dove spicca l’immenso Bobby Jarzombek dietro le pelli e Devin Bronson alla chitarra (anche se si sarebbe voluta sentire una formazione con un’accoppiata di chitarre).

 

Cori perfetti ci portano a tutta velocità verso la fine di un concerto tanto esaltante da sembrare corto (in realtà 15 brani), con l’uno due finale ‘All my Friends are Dead’ (Give ‘em Hell) e l’altro sigillo dell’era Skid Row, ‘Youth gone Wild’. Un lampo transoceanico ha colpito il suolo italiano, ricordandoci, con talento, che cosa sia l’autentico spirito del Rock’N’ Roll: great music (and musicians) are timeless!.

 

 

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