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2014

Live Report RAGE + Soundchaser + Lion Twin @ Live Music Club,Trezzo Sull’Adda (MI)- 9 Settembre 2014 



Report a cura di Andrea Evolti




Foto: Marco Cattaneo
Foto: Marco Cattaneo

30 anni ma non li dimostrano! I Rage, che celebrano con questo tour, i 30 anni di attività sui palchi di tutto il mondo, che hanno contribuito a forgiare quella particolarissima mistura di speed europeo degli albori, power di sapore melodico/compositivo molto US, gusto nel songrwiting ed anche sferzate thrash, il tutto condito, servito ed intavolato con grande qualità esecutiva in quel di Trezzo d’Adda, in un Live Club un po’ sguarnito per una band di questo calibro…..una cena per pochi intimi…..ma con grandi portate.


Come aperitivo, ci godiamo i belgi Soundchaser, power-trio che, fin dal nome, appare come una (probabile) tribute band della formazione di Peavy & Co. Con un nuovo album (il secondo), ‘Changes Part I: the Betrayed’, da far conoscere, la formazione di Antwerp ricorda moltissimo i propri numi ispiratori tedeschi, anche dal punto di vista visivo (three-piece): per il compositivo appare veramente palese l’influenza Rage, anche se qualità dei brani e qualche sprazzo di personalità sembrano emergere. Buona band, dai pezzi piacevoli e dalla gradevole performance.


Per quanto possa sembrare strano, ora conosciamo la versione metal dei Blondie! Non chiamate ambulanze, mi appresto a spiegare questa mia pericolosa teoria. I Lion Twin, formazione tedesca molto recente (‘Neshville’ del 2013 è il loro unico lavoro) ma composta da musicisti abbastanza navigati, si presentano al pubblico italiano in splendida forma, mostrando un affiatamento, una sicurezza ed una personalità musicale di primo livello, non

solo per la performance live, dove spicca la voce potente e melodica di Liane Vollmer, la chitarra ispirata e fantasiosa di Jan Kömmet (molto influenzato da Oliva e Dave Sabo) e la batteria granitica di Johannes Glashagen, ma, principalmente, per una personalità musicale forte, definita, tra hard/rock melodico, accenni speed metal europei e metal classico/stradaiolo che ne fa una sorta di crocevia tra Skid Row, Winger, Van Halen del periodo ‘Balance’ e Quiet Riot. Gran concerto, ottimi pezzi, personalità…e la chitarra usata da Jan Kömmet che, da sola, vale il prezzo del biglietto! Piacevole scoperta da tenere d’occhio.



Un’intro particolare per i RAGE: invece della classica registrazione che precede l’inizio del primo brano, il three-piece di Herne, coadiuvato alle percussioni da Galshagen dei Lion Twin, si procude in una versione acustica, particolare e molto accattivante di Turn the Page dall’album Changes, che funge, grazie anche alla bella e calda prova vocale di Peavy Wagner, da ottimo antipasto per un concerto che si apre, dopo questo prodromo acustico, con l’esplosione di Carved in Stone seguita a ruota da Sent by the Devil. La formazione tedesca appare in grande spolvero in questa data italiana per il 30° anniversario della loro carriera, con la consueta e bilanciatissima mistura di potenza e melodia, speed tedesco e mood power d’oltreoceano, carisma e tecnica. Al centro dell’attenzione, ovviamente, la voce di Peavy Wagner, cresciuta moltissimo nel corso degli anni, passando da ruvido screamer a cantante a tutto tondo ed il sublime Victor Smolsky, chitarrista/compositore di talento stellare che ha fatto fare un balzo in avanti stellare ai Rage fin dalla sua entrata con ‘Welcome to the Other Side’. Smolsky, in particolare, appare ispiratissimo, con il suo stile che coniuga il neoclassico malsteeniano con lo stile funambolico e ricco di impieghi di ponte mobile e tappino alla Van Halen. ‘Enough is Enough’, ‘Great Old Ones’ e ‘The Missing Link’ sono pezzi di storia che infiammano un pubblico esiguo (al limite dell’imbarazzo, per una band di questo calibro) ma estremamente caldo, che riceve i ringraziamenti di un Peavy entusiasta per l’accoglienza riservata alla band. ‘Don’t fear the Winter’ e ‘Higher in the Sky’, ci lanciano, grazie alla tellurica e robusta prova dietro le pelli di Andrè Hilgers, verso il finale con bis, ‘scambi di ruoli’ (‘Back in Black’ con Victor alla batteria ed Andrè alla chitarra suona più che accettabile, oltre che divertente) ed una mini-jam di citazioni che comprendono ‘Another Brick in the Wall’, ‘Enter Sandman’, ‘’Breaking the Law’ e ‘Wish you were here’, che precedono l’uno due ‘Set the World on Fire’ e l’antemica ‘Soundchaser’. Un altro concerto pulsante di energia, gusto, potenza e melodia per questa band dalla personalità unica, divenuta una vera colonna del metal europeo (ma non solo) e, soprattutto, il vero ‘Missing Link’ per i fan di un po’ tutti i generi di metal, con la loro ricerca della composizione del brano come fine ultimo e non lo spasmodico desiderio di voler apparire originali a tutti i costi.


Anemici ed ecumenici, i Rage sono già attesi per un altro concerto di bruciante ed antemico ‘metal’, al di là dell’ossessione per le etichette musicali.



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