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lun

29

set

2014

Recensione RTC  - So Far, So Close

RTC (Ready to Crumble)

So Far, So Close

Jetglow Recordings

Data Pubblicazione: 27 Settembre 2014




Premettendo che il CD d'esordio degli elvetici RTC viene definito metalcore, vuoi per l'uso improprio del termine (il metalcore, vero e proprio, è rappresentato da gruppi come Biohazard, Sick of It All, primi Life of Agony e così via.....insomma, nulla a che vedere con quello odierno), vuoi per la massificazione terribili che questo trend sta portando nel mondo del metal, l'opinione negativa su questo lavoro è data esclusivamente dal contenuto artisticamente scarso del lavoro in questione. 


Il quartetto svizzero sembra aver cercato di mettere in musica la volontà d'ispirarsi al metalcore odierno, come mood generale, ma ripescando durezze e composizioni (soprattutto nel lavoro della chitarra di Vich, una delle poche note, a volte, positive, di questo lavoro) del thrash/death svedese della seconda metà dei '90, vale a dire The Haunted e Carnal Forge.....ma molto, molto semplificato ed adattato al palato dei fan del metal(core) odierno di facile presa. Quindi, via quasi tutta la melodia che caratterizza As I Lay Dying, Shadow Falls, Killswitch Engage e Bullet for my Valentine e dentro durezze che si rifanno al thrash, di stampo scandinavo, ma spaventosamente semplificato.....anche troppo.


Partendo dall'opener 'This Time', passando per 'Last Chance', 'Respect' o 'No Way Out', sfido chiunque a capire che si tratti di 4 brani diversi, se non li si ascolta tutti. I motivi sono chiari: la chitarra di Vich, mostruosamente riempita di bassi a livello di produzione (un'altra cosa che si salva), produce pochissimi riff e quasi nessuna variazione (se si eccettua lo strumentale 'Intermezzo' e 'Last Chance', appunto, dove appare l'unico, striminzito assolo 'pentito'), ma sembra che faccia cose di ferocia e varietà inaudita, proprio grazie alla produzione, tanto che il paragone con 'Who's Gonna Born' dei già citati CF viene subito in mente....ma solo perché si capisce cosa vorrebbero ma non possono fare.


La batteria di Balda tiene il tempo e, benché sia dignitosamente eseguita, non offre il minimo spunto di variazione o personalità. Infine, il capolavoro al contrario: la voce di Derek. Il punto in questione, inerentemente al singer elvetico è la resa finale del suo operato. Tecnicamente canta anche bene; il problema appare essere la scelta delle impostazioni vocali, sempre fuori luogo, dato che opta per un harsh misto a cantato core rappato, una sorta di Papa Roch che hanno fatto un frontale con gli Sliknot ed hanno perso la memoria su chi erano ma che, neppure, hanno capito bene chi siano diventati. Quelle poche volte che il nostro Derek attua variazioni d'impostazione vocale (e lo fa anche bene), o sceglie il momento in cui non avrebbe dovuto cambiare o lo fa per troppo poco tempo, come si può ascoltare in 'Hero', il pezzo 'migliore' del full-length, dove una composizione che vede un paio di riff in più e diversi dal solito, viene, per 20 secondi, ben interpretata dal cantante svizzero, con un growl death classico efficace nel rendere un'atmosfera di tensione apocalittica, più che il solito tentativo di fare brani da 'rabbia di periferia degradata' (che in Svizzera è come parlare di pattinaggio su ghiaccio a Nairobi), che appaiono posticci ed artificiosi.


Tirando le somme: un disco obbiettivamente  privo di personalità e fantasia, dove una discreta esecuzione ed una buona produzione non possono salvarlo dall'oblio in cui cadono decine di dischi che escono ogni mese. 


Recensione di Andrea Evolti



Tracking List:

01. THIS TIME

02. NO ONE CAN STOP YOU

03. INTRAMEZZO

04. HERO

05. NO WAY OUT

06. LAST CHANCE

07. RESPECT

08. WAKE UP

09. HOW DO YOU FEEL

10. AGAIN, AGAIN      

                                                                                 

Line-up:

DEREK - voce

VICH - chitarra

UNTER - basso

BALDA - batteria


Link:

www.facebook.com/pages/RTC/291675440858283