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mer

08

ott

2014

LiveReport ENTOMBED A.D.+ Grave + Implode @Circolo Colony, Brescia - 5 Ottobre 2014 

Report a cura di Andrea Evolti

Ruvidi, brutali, feroci, divertenti e con perizia! Se si può descrivere con una formula gli Entombed A.D. (rinati con questa aggiunta per motivi di diritti sul nome originale), questa, con l’aggiunta di sudore, energia ed alcol, sarebbe quella più corretta. In un Colony Club di Brescia abbastanza gremito (si trattava sempre di una domenica sera), i 5 svedesi, guidati da un Lars Petrov in forma smagliante (secondo i suoi canoni), hanno messo a ferro e fuoco il locale, scatenato mosh pit, grazie anche alle ottime prestazioni delle due band d’apertura, tra le quali vi era un’altra colonna del death di Stoccolma, i Grave.


First-blood versato da un’altra realtà svedese, di Mariestad per la precisione. 

Gli Implode, five-piece che ha pubblicato un solo album, nel 2011, si dimostrano di certo figli della scuola di Stoccolma, ma con una maggiore articolazione e strutturazione dei pezzi, buone qualità soliste delle due chitarre Knutsson e Lindqvist ed uno stile che, grazie al singer Ejerblom, sembra essere contaminato anche dalla dinamica new thrash dei Lamb of God. I pezzi hanno personalità, la band suona bene e con energia e conquista il pubblico, anche grazie a degli ottimi suoni (ed un nuovo palco, più ampio). Speriamo di rivederli presto, specie con nuove pubblicazioni.


Difficile. per lo scribacchino che pesta sulla tastiera in questo momento, parlare dei Grave. Da sempre un dei gruppi fondamentali della scena swedish death di Stoccolma, la formazione guidata dal chitarrista/cantante  Ola Lindgren è sempre risultata un po’ indigesta a chi vi scrive ma, di certo, ha segnato moltissimo una scena musicale ed un modo di interpretare il death metal. Asfittici nelle accelerazioni quanto pesantissimi e volutamente grezzi nelle parti lente, conditi da assoli minimali ma efficaci, quasi di stampo slayeriano, il quintetto scandinavo si presenta proprio così davanti al pubblico di Brescia, in assoluto old style mood. Complici anche i suoni, non certo così ben calibrati come quelli degli Implode, i Grave, pur sortendo, con il sottoscritto, lo stesso effetto di sempre, non possono certo essere sottovalutati: cupezza, pesantezza, brutale ed intransigente violenza nelle accelerazioni sono le caratteristiche di uno show che non vuole fare prigionieri ma prendere l’ascoltatore per la testa e tenerla sotto l’acqua, per poi estrarla un momento prima dell’annegamento. I riff granitici e pastosi di Lindgren e Lagrén sono il fulcro dello show, che svaria su tutta la discografia del combo svedese, dal seminale ‘Into the Grave’ con la title track e ‘For your God’, fino alle più recenti composizioni di ‘Endless Procession of Souls’, targato 2012. Dimostrazione di carattere, brutale e cupa forza che scatena il consenso tra i presenti e ci consegna una band storica ancora in piena forma e fedele al proprio credo artistico che, anche i non fan, hanno potutto apprezzare. Monolitici.


Non puoi non amarli e non amare la scena svedese (nonostante l’ultima esibizione degli In Flames ed il loro ultimo lavoro!) quando assisti ad un concerto degli Entombed, oggi diventati Entombed A.D., per il fatto che i diritti sul nome appartengono a tutti e quattro i membri fondatori e questi non può essere usato da uno solo. Con Lars Petrov unico superstite della formazione originale creatrice di ‘Left Hand Path’ e ‘Clandestine’, due pietre miliari del metal in generale e della scuola death di Stoccolma, la nuova reincarnazione dei becchini nordici si abbatte granitica, possente e veloce sul pubblico, che non si fa pregare due volte per generare mosh-pit furibondi. ‘Kill to Live’, opener del nuovo (o primo, se preferite) lavoro di Petrov e soci, ‘Back to the Front’, dà il via al massacro gioioso in pieno stile horror ‘70s alla ‘Non aprite quella porta’. La voce di Petrov è uno splendido violoncello suonato con la carta vetrata ed il singer svedese un frontman eccezionale, vero motore di questa formazione costituita da corpose, possenti e ruvide chitarre (Jansson ed Elgstrand) dagli assoli essenziali ma gustosi e pertinenti, e la sessione ritmica (Brandt e Dahlstedt) vorticosa e pulsante come il motore di una vecchia Harley, tutto energia e rumori.


La parentesi death’n’roll del periodo ‘Wolverine Blues’, ‘To ride…’ e ‘Same Difference’ sembra abbandonata (ma non dimenticata, come dimostrerà la scaletta), dato che si ritorna a sonorità dei primordi, ma con la stimolante esperienze ultra-ventennale della band. ‘I for an Eye’, ‘Living Dead’ e ‘Stranger Aeons’, rispettivamente dal ritorno al death di ‘Morning Star’ e dai primi due lavori, si alternano, con fluida ed incendiaria potenza ai pezzi dell’ultimo lavoro, quali ‘Second to None’ o ‘Pandemic Rage’; appare chiaro, però, che questo concerto vuole celebrare il ritorno alle radici, dato che saranno gli unici pezzi nuovi di tutta la scaletta. Il quintetto appare splendidamente in forma e splendidamente coeso, senza sbavature o incertezze, ma con la determinata brutalità e la perizia nella rozzezza di un regista come il primo Peter Jackson, cosa che da quel taglio ironico, sbeffeggiante e sarcastico a pezzi come ‘Damn Deal Done’ o ‘Chaos Breed’, dove le pesanti chitarre sanno muoversi con incredibile agilità, per tenere il passo del giullaresco massacratore, l’istrione della mattanza, Lars Petrov, assolutamente instancabile ed incontenibile.


1 ora e mezza abbondante (con ben 4 bis) di feroce death metal svedese senza compromessi o fronzoli, che si conclude con l’accoppiata della storica ‘Abnormally Deceased’ e ‘Serpent Speech’ dal mini ‘Hollowman’. Sudore, grezza forza ma non senza cura dei dettagli, visceralità, passione……gli Entombed A.D. sono ancora qui, ‘ritornati al fronte’, per farci capire che la Svezia è ancora terra di guerrieri assaltatori…..che non diventano emuli hipster per un pubblico privo di memoria. Uprising forever!