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20

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2014

Live Report ACCEPT+Damnation’s Day @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI) -17 Ottobre 2014 

Report a cura di Andrea Evolti

Inossidabili, indistruttibili, letali in maniera esaltante ed incendiari come il napalm: gli ACCEPT sono, come molte cose tedesche, una garanzia di affidabilità e qualità, unite alla botta di istinto, sangue e stomaco di ogni vera formazione heavy metal dei primi ‘80’s…e chi era al Live Club di Trezzo Sull'Adda venerdì, se ne è reso conto!


Unica band spalla della serata, gli australiani Damnation’s Day, quartetto che propone un possente, melodico e godibilissimo power U.S. con richiami a Vicious Rumors, Savatage del periodo ‘Edge of Thorns’, Helstar più recenti ed Agent Steel, ma con molta melodia in stile Circle II Circle. Tutta la loro esibizione (di fronte ad un pubblico già ben nutrito, che aumenterà ancora) ruota attorno all’unico lavoro finora pubblicato dal four-piece di Geelong, vale a dire ‘Invisible, the Dead’, che mettono in evidenza la bella e possentemente melodica voce del cantante/chitarrista Mark Kennedy e le evoluzioni della prima chitarra Jon King. Rocciosi ma anche melodici e dal buon talento compositivo, i Damnation’s Day si rivela una splendida band che merita molto di più che un semplice ascolto.



Va bene, non c’è più Udo da parecchio tempo e gli Accept (per fortuna) non sono certo un gruppo che va alla ricerca della rivoluzione stilistica, ma già dopo le prime note (e scream) di ‘Stampede’, l’opener dell’ultimo lavoro ‘Blind Rage’, si deve ammettere quello che sarà il responso finale della serata: colpiti ed affondati! Così, infatti, ci si sente, dopo essere stati presi a colpi d’artiglieria heavy melodica teutonica dalla corazza guidata, dal 2009, dallo screamer americano Mark Tornillo, la quale ha affondato subito il colpo con la title-track di ‘Stalingrad’, marzialmente epica con la sua citazione dell’inno della federazione russa (ex-URSS). Le chitarre di Frank ed Hoffmann, con quest’ultimo autore della maggior parti di soli essenziali, brucianti e ricchi di melodia, scolpiscono ed incidono le carni dei presenti, pronti a rispondere alla  chiamata alle armi del quintetto tedesco, che dopo i primi pezzi più recenti, si lancia sui classici come ‘Losers and Winners’ dallo storico ‘Balls to the Wall’ e continuare con un’altra perla storica come ‘Starlight’.


La sessione ritmica Baltes/Schwarzmann è implacabile nel dettare i tempi ora cadenzati, ora veloci e brucianti, che scandiscono l’headbanging di un pubblico in piena combustione emotiva e caratterizzato da una tale eterogeneità anagrafica che non è solito riscontrare nei concerti. Tradizione e futuro: sembra un ottimo bilanciamento per la musica inossidabile degli Accept, specialmente live, dove si può godere della lacerante voce di Tornillo, certo molto simile a quella di Udo e per questo classificabile come un epigono dello storico frontman tedesco, ma non per questo meno meritevole di elogi per resistenza, intensità ed impatto live, in brani come le più recenti ‘Shadow Soldiers’ o le storiche pietre miliari, autentici capolavori dell’heavy mondiale come  la letale ‘Restless and Wild’ o la monumentale ‘Princess of the Dawn’,.


Non un cedimento, fisico, tecnico, qualitativo e (soprattutto) emotivo per i cinque tedeschi, che arrivano verso la fine, avendo tenuto l’artiglieria pesante per l’epilogo: ‘Fast as a Shark’, ‘Metal Heart’, con la splendida citazione di Hoffmann di ‘Für Elise’ di Beethoven, e l’anthem di chiosa ‘Balls to the Wall’, mettono il sigillo finale a quasi due ore di meavy metal classico tedesco, robusto, melodico, ispirato ed assolutamente non anacronistico, per la prestazione di un gruppo storico che ha ancora voglia di scriverne di (appunto) storia del metal…..nessuna mezza misura: sempre e comunque, ‘Fast as a Shark’!!!!