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ven

24

ott

2014

Recensione SANCTUARY - The Year the Sun Died

SANCTUARY

The Year The Sun Died

Century Media 

Release date: 6 Ottobre 2014 




L’eterno ritorno, l’eternità spiroidale…..sto rubando una concezione espressa da Nietzsche, me ne rendo conto, ma è l’immagine più adatta per rappresentare a pieno questo ritorno dei Sanctuary, la band dalle ceneri della quale nacquero i Nevermore, nel 1993. Con la formazione originale ripristinata per 4/5 (manca solo il chitarrista Sean Blosl), la band di Seattle guidata da Dane e Sheppard, orfani dei Nevermore (forse per questo vi è stata una reunion aspettata ma considerata, per molto tempo, improbabile?) decide di dare vita al terzo lavoro con l’inquietante ed apocalittico titolo di ‘The Year The Sun Died’, ligio alle tematiche cupe, introspettive e dark fantasy dei primi due lavori.



Se alle note delle prime due track, ‘Arise and Purify’ e ‘Let the Serpent follow Me’, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ai Nevermore senza Loomis, benché il brano ed il lavoro di Rutledge e Hull sia di altissima qualità, con la terza traccia ‘Exitium (Anthem of the Living)’ si sente maggiormente l’humus oscuro, onirico e drammaticamente nostalgico di ‘Into the Mirror Black’, non solo grazie allo splendido assolo di Rutledge ma anche ad un Warrell Dane che comincia a ricordare le vocal-melody del passato, pur non cercando di cancellare (sarebbe assurdo) tutto quello creato con i Nevermore e che hanno impregnato il suo stile e le sue inclinazioni compositive: pertanto troveremo sì falsetti taglienti, aggressivi e una produzione vocale più dinamica e melodica, ma intrisa di quella cupa introspezione dei lavori della band creatrice di ‘The Politics….’, come sentiamo nella track ‘Frozen’. Anche la scrittura della parte musicale, sebbene orientata a riprendere il discorso di ‘Into the…..’, si fa più massiccia ed imponente. Certo, il songwriting di Rutledge ed il drumwork di Budbill sono sì più lineari e dall’impatto melodico più immediato, ma il contorto ‘salice che piange lacrime di metallo’ è stato trapiantato (o è rinato dal suo stesso seme) nel terreno in cui anche Loomis ha lavorato e la cupezza, l’oscurità, la rabbia, possono toccarsi con mano nelle trame power U.S. di un pezzo come ‘Question Existence Fading’.


Tutto lo splendido e struggente operato dei Sanctuary (sorprende lo splendido affiatamento mostrato dalla band dopo tutti questi anni) cattura l’anima con la sua lacerante ed esplosiva malinconia, senza cancellare le esperienze vissute da Sheppard e Dane in dischi come ‘Dead Heart in a Dead World’; tutt’altro! Appare chiaro perché venga il mente il concetto di eterno ritorno, di spirale: se i Nevermore si evolsero dalle ceneri dei Sanctuary (come poteva sentirsi in molti pezzi dell’omonimo debutto o di ‘In Memory’), i nuovi Sanctuary rinascono (proprio come una specie di fenice) dall’humus dei Nevermore: ‘One Final Day (Sworn to Believe)’ ricorda moltissimo, nel vocalismo di Dane, pezzi come ‘Sorrow Man’ e ‘Matricide’ ma con la fluidità che avevano pezzi come ‘Epitaph’ anche per un uso massiccio di intro di chitarra acustica, vedasi anche lo strumentale ‘Ad Vitam Aeternam’, che precede la malinconicamente inquietante (come una puntata di Twin Peaks) title-track di chiusura in cui sembra che il percorso a ritroso nella ricerca dell’identità dei Sanctuary (ma con gli occhi, la voce e l’esperienza dei Nevermore) raggiunga il suo punto di non ritorno, per una song assolutamente da brividi, ricca di personalità come ogni nota di questo piccolo gioiello che, di certo, ci lascia un po’ spiazzati con la domanda: perché non continuare con i Nevermore prendendo Rutledge, se si è cercato questo equilibrio (senza nulla togliere all’impeccabile prova di Budbill e Hull)? Domanda che fluttua nelle nebbie di un autunno senza tempo e di una città senza futuro, come una novella Silent Hill.


Per ora, l’unica cosa che si può dire è che bisogna solo lasciarsi trasportare dalla rabbiosa malinconia di questi flutti di una tempesta di nebbia, di un power U.S. metal particolarissimo ed atmosferico come è sempre stato per le due band gemelle, aprire le segrete dove si sono persi sogni diventati uomini di polvere….intenti nella loro eterna preghiera combattente nel rifugio dell’eternità. 

 


Recensione di Andrea Evolti

 

 

Tracklist

1. Arise and Purify

2. Let the Serpent Follow Me

3. Exitium (Anthem of the Living)

4. Question Existence Fading

5. I Am Low

6. Frozen

7. One Final Day (Sworn to Believe)

8. The World is Wired

9. The Dying Age

10. Ad Vitam Aeternam

11. The Year the Sun Died

 

 

Line-up:

Jim Sheppard - Bass 

Dave Budbill - Drums 

Lenny Rutledge - Guitars 

Warrel Dane - Vocals 

Brad Hull - Guitars 


Link:

www.facebook.com/sanctuaryfans