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ven

07

nov

2014

Live Report OVERKILL+Prong+Enforcer + Darkology @ Live Club, Trezzo d’Adda (MI) - 4 Novembre 2014

Report a cura di Andrea Evolti


‘In Blitz we trust!’, e si potrebbe chiudere qui il report della data a Trezzo d’Adda dei monumentali ed inossidabili Overkill, dato che la formazione newyorkese, come al solito, non delude, assicurando uno spettacolo in grado di risvegliare morti, azionare macchinari sopiti da decenni e riuscire pure a far funzionare Windows Vista in maniera decente!

Pioggia torrenziale, incidenti fantasma sulla tangenziale milanese (meglio passare dal Quadrante Gamma: troverete meno problemi) ci fanno arrivare appena in tempo per sentire solo l’ultimo brano degli statunitensi Darkology, intrigantissima formazione di power/prog dalle tinte scuro, Nevermore-oriented. Davvero troppo poco per giudicare. Ci scusiamo con i fan della band.


Benvenuti a Londra, anno 1982-83…o anche San Francisco, stesso periodo, il tutto ricreato, però, a Stoccolma, anno 2014, con gli Enforcer! Four-piece svedese, giunto l’anno scorso al terzo lavoro, ‘Death by Fire’, si dimostra, nell’immagine ma anche nella sostanza musicale, amante del periodo di transito da heavy classic a thrash, suonando puro ed incontaminato speed metal, con richiami ad Exciter, Anvil, Metallica di ‘Kill…’, Tank e Slayer di ‘Show….’, ma con il gusto melodico lacerante inglese di Angel Witch. A guidare questi quattro predoni dalle nebbie dei primi ‘80s, Olof Wikstrand cantante dall’ugola affilata e ottimo chitarrista assieme al compagno Joseph Tholl, per una performance incendiaria, esaltante da veri albori dello speed. Unica piccola pecca, il drummer Jonas (fratello si Olof), preciso ma leggermente legato sui tempi più serrati. Per il resto, grandissima esibizione!


La cupa sinfonia del ventre marcio dei ‘90s: da New York City, Tommy Victor ed i Prong. Gruppo unico e precursore nel genere thrash di tutti gli stilemi groove ed infiltrazioni industrial che, nel corso degli anni, si sono insinuate nel genere (White Zombie, Marylin Manson, Machine Head periodo ‘The More Things…’, ma anche Pantera, Korn, Coal Chamber etc.), la formazione guidata da Tommy Victor (famoso anche per il lavoro con Glenn Danzig) apre subito le ostilità con ‘For Dear Life’, opener del secondo lavoro ‘Beg for Differ’ e subito entriamo in contatto con il thrash malato, metropolitano del three-piece della Grande Mela, grazie anche alla prestazione sublime del batterista Arturo Cruz. Da ‘Eternal Heat’ alle title-track del nuovo arrivato ‘Runing Lives’ e del monumentale ‘Rude Awakening’, Victor e soci scaricano tonnellate di incubi illuminati da neon sfarfallanti, con la potenza e la precisione di una catena di montaggio, grazie ad un sound ossessivo e monolitico, fino ai limiti della sopportazione; infatti, i Prong dimostrano sul palco molto del loro particolare valore artistico, di precursori del metal estremo sperimentale ma, proprio per l’esasperata pesantezza del loro sound, un settaggio acustico così pesante ed alla ricerca del suono sintetico e malato (ma sempre metal) può risultare indigesto. Ciò non toglie che Victor, sul palco pur con la sua distaccata compostezza, sappia catalizzare l’attenzione del pubblico, che appare catturato da brani dalla mortale efficacia e dall’esecuzione chirurgica come ‘Carved into Stone’ o la conclusiva ‘Power of the Damager’. Un vero tour nei meandri delle malattie dell’animo, con la forza malsana che contraddistingue questa band, tornata, dopo moltissimo tempo, sui palchi italiani.


34 anni, 17 album e presentarsi sul palco per un set di 1 ora e 40 minuti alla massima velocità, ricordando a tutti che il thrash metal è fulminea potenza, rabbia rovente e lacerante poetica….spingendo sempre al massimo. Gli Overkill sono questo, ma sono anche la certezza di una gruppo unico, che sai che darà il 110% sul palco, costi quel che costi: è così è stato. Bobby Blitz e soci balzano sul palco (i classici rientri in corsa del singer americano hanno segnato anche questa performance) del Live Club sferrando il primo colpo dell’ultimo ‘White Devil Armory’, cioè ‘Armorist’ e fanno detonar un pubblico non numerosissimo (cosa che lascia perplessi) ma pronto a dare battaglia. Le prime fila si scaldano e si innesca il mosh-pit più selvaggio con ‘Overkill’, ‘Electric Rattlesnake’ e ‘Rotten to the Core’….e qui potremmo veramente finire di parlare, perché sarebbe tutto superfluo, di fronte ad una prova così netta di visceralità, ferocia, talento e passione, con le chitarre di Tailer e Linsk

che lacerano e costruiscono le architetture di ‘Long Time Dyin’’ ed ‘Hallo from the Gutter’, spinti dal propulsore Lipnicki e guidati dall’ugola al tungsteno di Bobby Hellsworth, sempre ai massimi livelli, sempre penetrante e caratterizzata dai sui acutissimi scream, veri e propri urli di battaglia, doppiati da un buon comparto cori che vede protagonista l’altra anima e motore della band, il bassista D.D.Verni; il tutto per infiammare le prime file del pubblico. Si arriva verso la fine di un lungo ma sempre esaltante concerto, quasi perfetto, se si esclude il suono non sempre ben definito della sei-corde solista di Linsk, con i classici bis, due anthem per eccellenza del five-piece nordamericano: ‘Elimination’ e la cover dei Subhuman ‘Fuck You’ (ormai più famosa nella versione degli Overkill che in quella originale, un po’ come ‘Last Caress’ nella versione Metallica). Veloci e brucianti come un dragster ed affidabili come una Harley Davidson: gli Overkill sono sempre qui per rimanerci e per riaccendere i motori dei metalhead.