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lun

17

nov

2014

Live Report MORBID ANGEL + Methedras @ Live Club, Trezzo d’Adda (MI) - 14 Novembre 2014 

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Marita Mirabella



Morbid Angel
Morbid Angel

La violenza dell’armonia e la grazia della mostruosità atterrano, dai recessi del cosmo e del tempo, al Live Club: i Morbid Angel tornano fra noi per celebrare i 20 anni di ‘Covenant’ (ed anche i 25 di ‘Altars of Madness’), con un concerto titanico…ma andiamo per ordine.



Aprono la serata i bergamaschi Methedras, una delle più dirompenti ed attive thrash metal band italiane, forse più famose all’estero che in patria (stranezze di questo paese alle quali siamo ormai abituati). 4 album, tra cui l’ultima fatica quest’anno con ‘System Subversion’, il quartetto lombardo prende subito a schiaffi un pubblico (scandalosamente) ancora esiguo ma iper-reattivo, con il loro thrash metal che affonda le radici nei Testament attuali e ricorda anche i Lamb of God, grazie a suoni fantastici ed alla carica del singer Claudio Facheris, stasera al suo concerto d’addio alla band. Potenza, precisione, talento, energia e sudore per quasi 40 minuti di Bay Area Earthquake, con finale che introduce, sull’ultimo brano, la nuova singer del gruppo, Martina: le capacità ci sono ed anche una diversa personalità vocale (sempre basata sugli harsh vocal, s’intende), ma una track è troppo poco. Gran spettacolo, come sempre, ed il grazie a Claudio, da parte del pubblico, per aver contribuito a creare una ‘macchina di sublime cataclisma geologico’.



Un pubblico, leggermente più folto, si appresta all’estasi dell’olocausto degno dei più terribili riti degli Aztechi: calano i Morbid Angel….ed i Grandi Antichi sono tornati per reclamare il trono. Suoni impressionantemente perfetti, forma smagliante di tutti i componenti della tetramurti che generò, assieme a pochi altri, il Death Metal made in Florida e l’intera scaletta di ‘Covenant’, partendo da feroce ‘Rapture’ fino alla macabro-apocalittica (che non stonerebbe nel film ‘The Omen’) ‘God of Emptiness’, marchiano a fuoco i presenti, subito disposti ad immolarsi nel più feroce mosh-pit da sacrificio umano. Tim Yeung alla batteria genera ciclone sovrannaturali su ‘Vengeance is Mine’ e ‘Lion’s Den’ mentre i due cerimonieri, gli incisori di carni ed anime Thor Myhren ed Trey Azagthoth, che porta alto il nome del Great Old One di Lovecraft, intessono incubi, visioni mostruose dell’abisso ed incubi di sublime deformità, con perizia di ebanista e ferocia di aguzzino dell’Inquisizione, alternandosi in assoli di altissima fattura. I rituali oscuri e gutturali di ‘Sworn to Black’ sono narrati dalla voce del Segugio di Tindalos, David Vincent, il sacerdote dell’angelo morboso, che comanda un pubblico un po’ scarso per una band di questo calibro, ma agguerrito come un esercito spartano. Ciò che atterrisce, però, è la ciclopica compattezza di una band che si muove con la rapidità di un drago di Comodo, specie durante l’esecuzione di ‘Where the Slime live’, dove Azagthoth celebra il suo ‘anthem’, uno degli assoli più belli del metal estremo: 45 secondi di quasi tutto lo scibile chitarristico, qui eseguiti con la perizia ed il pathos che solo i grandi chitarristi metal riescono ad offrire al pubblico. Come un altare azteco, piombano sulle teste dei presenti i sigilli finali della serata: ‘Existo Vulgore’ dall’ultimo ‘Illud….’, ‘Immortal Rites’ (strepitosa!) da ‘Altars….’ e il marchio conclusivo con cui rinnovano il ‘covenant’ con il loro pubblico, ‘Fall from Grace’ da ‘Blessed are…’.


Megalitici, straordinari, impietosi, i Grandi Antichi sono tornati per dominare in una forma live assolutamente da antologia. Y’ai ‘ng’ngah, y’ai ‘ng’ngah!