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2015

Live Report OBITUARY + MPIRE OF EVIL + DUST BOLT + ROTTING REPUGNANCY @ Rock N' Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) - 24 gennaio 2015 

Report a cura di Andrea Evolti


Foto di Omar Lanzetti
Foto di Omar Lanzetti

Il loro primo album, dopo le reunion, recava il titolo di ‘Frozen in Time’ e modo migliore per definire gli Obituary, all’indomani dell’esibizione al RNR Arena di Romagnano Sesia, non ci potrebbe essere: per loro, il tempo, è solo una mera questione burocratico/temporale.


A salire sul palco per primi sono gli inglesi Rotting Repugnancy, un four-piece dedito al death metal compatto, essenziale e combattivo, in linea con la tradizione britannica dei Benediction. Un inizio un po’ legato ma, dopo il primo brano e grazie al carisma del singer (dalla stazza rugbistica) Iain, la band porta a casa un buon risultato con una prova onesta ed essenziale, anche se non così impressionante dal punto di vista artistico.


Dio mio che botta!!!!! Quattro bavaresi che sembrano nati a San Francisco e cresciuti a pane, Exodus ed Anthrax, che rispondono al nome di Dust Bolt, assestano ad un pubblico che cresce costantemente, lo stimolo combustivi per diventare una vera calamità naturale. Tecnicamente stellari, in perfetta sintonia e più energetici di un reattore a fissione, la band tedesca mette in mostra i suoi gioielli, vale a dire Lenny e Flo, le due chitarre letali e virtuose, come vuole la tradizione thrash a stelle e strisce, dove tonnellate di riff dinamici si alternano, nelle note dalle track estratte da ‘Violent Demolition’ e ‘Awake the Riot’, ad assoli spettacolari, il tutto condito da una sessione ritmica a velocità warp ed un’attitudine in pieno Anthrax-style (Bene, il bassista, è la copia di Frank Bello, bermuda multicolor compresi) che generano veri e propri tumulti ed ovazioni tra il pubblico. Il thrash tiene ancora ‘botta’, in tutti i sensi e si prevedono apocalissi nel futuro della band!!


Rivedere la storia fa piacere, ma ancora di più se questa storia vuole scrivere un suo seguito, come stanno cercando di fare gli Mpire of Evil, three-piece britannico (stasera, alla batteria, c’è il ‘nostro’ Francesco La Rosa, drummer degli Extrema) nato dalla volontà della sei corde infernale dei Venom, Mr. Mantas (con occhiali da vista che lo rendono terribilmente simile al compianto eroe di Youtube, Germano Mosconi), e del bassista Demolition Man (anch’egli ex-Venom, del periodo di latitanza di Cronos) di celebrare l’album ‘Prime Evil’ della band di Newcastle. Sporchi quanto basta, ma non approssimativi, feroci, essenziali, malignamente ‘british’, con un Demolition Man che si rivolge ai presenti con toni da consumato attore teatrale (non è una critica), la band inglese sfoggia tutto il suo proto-thrash, zeppo di influenze NWOBHM, basato sulla chitarra di Mantas (il ‘virtuoso’ dei Venom…non che gli altri fossero fuoriclasse di tecnica!) e sulla splendida ed incontenibile prestazione di un Francesco La Rosa, perfettamente integrato nei brani di ‘Hell to Holy’ e ‘Crucified’, dal punto di vista del mood ed in grado di portare elementi del suo stile ben conosciuto con gli ultimi album degli Extrema. La voce di Demolition Man e la malignità di pezzi storici come ‘Black Metal’ o ‘Witching Hour’, fanno il resto, con un pubblico sempre più nutrito che si scatena in assalti da posseduti del peggior sabbath stregonesco. Nella classe e nel talento…ci vuole del marcio!


Sono loro (assieme ai Cannibal Corpse) la sinfonia ufficiale dell’Apocalisse zombie e di serie come The Walking Dead. Compatti, possenti,imperiosi nei tempi medi con riff tecnici ma pesanti come macini che rotolano su inarrestabili tempi di doppia cassa, dalle paludi della Florida, riemergono i copri dei Morti-Viventi e maestri del death americano: gli Obituary sono qui per rimanerci! Assolutamente identici al 1992 come forma fisica (sorge il dubbio che non sia più umani!), il quintetto di Gibsonton mostra, fin dalle granitiche e mortifere note di ‘Centuries of Lies’ (opener dell’ultima fatica ‘Inked in Blood’) che la classe è rimasta intatta. Il growl tagliente e straziante di John Tardy è qualcosa di inumano, mentre scandisce le liriche di ‘Infected’ o ‘Immortal Visions’, su ritmi mid&slow tempo con doppia cassa vorticante del fratello Donald, sempre pronto ad inserire accelerazioni fulminee che ci fanno riscoprire le basi e gli albori del Floridian Death Metal. Le chitarre di Trevor Peres (dallo sguardo per il quale sarebbe andato in brodo di giuggiole Romero) e del solista Kenny Andrews, autore di una performance da incorniciare per tecnica e senso dell’atmosfera nei suoi solos, intonano le litanie delle processioni di morti viventi richiamati alla non-vita da qualche manufatto oscuro, come in ‘Til Death’, mentre il paesaggio sfigurato delle Key Islands e di tutto il mondo, fa da sfondo alla decadenza ecologica di ‘Don’t Care’. Non un cedimento, non un’incertezza e non un calo di tensione o qualità artistica in tutte le song eseguita dal monumentale quintetto americano, sia nei classici capolavori (peccato per la presenza della sola ‘Infected’, dal capolavoro ‘Cause of Death’) quali ‘Bloodsoaked’ o ‘Stinkupuss’ dall’esordio ‘Slowly We Rot’, che nelle più recenti ‘Visions in my Head’ o ‘Back on Top’, dall’ultimo lavoro. Potenza, calore, pogo (e tentativi di coraggioso stage-diving) di grande violenza, ma anche atmosfera da Armageddon alla luce del sole, da orrore in centro città (Dawn of the Dead è un caposaldo filosofico per gli Obituary), nella splendida compattezza ritmica del quintetto nordamericano, grazie anche all’ex-Death, Terry Butler al basso, mentre le già citate sei corde di Peres/Andrews intessono melodie di inquietante e magniloquente disfacimento del Mondo Occidentale (e non solo).

 

Si chiude alla grande con il ‘present&past’: ‘Inked of Blood’ e la storica ‘Slowly We Rot’. I sigilli delle tombe sono spezzati: le lapidi, nella palude si muovono ed i centri commerciali diventeranno la casa dei nuovi inquilini dell’oltretomba….godiamoci la Fine del Mondo con un buon film di Romero, un libro di Max Brooks ed i cinque signori dei morti viventi, gli Obituari, assolutamente ancora sul trono dei Re del Death Metal.

 

 

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