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09

mar

2015

Live Report DEVIN TOWNSEND PROJECT+Periphery + Shining @ Live Music Club, Trezzo sull'Adda (MI) - 8 Marzo 2015

Report a cura di Andrea Evolti

Foto di Paolo Rossi
Foto di Paolo Rossi

Esperienza unica, non un semplice concerto, quella di poter assistere all’accoppiata Devin Townsend Project e Periphery, presso il Live Club, data la splendida performance di queste entità musicali davvero sui generis, nell’ambito del progressive metal.

 

Particolare anche l’opening act, i norvegesi Shining, quintetto che sfodera una particolarissima (anche se un po’ ostica) mistura di progressive, jazz, metal ed hardcore elaborato. La scelta di suoni così filtrati e volutamente sintetici può spiazzare e lasciare leggermente interdetti, soprattutto per motivi di gusto personale, ma non si può dire che coraggio e capacità manchino alla formazione scandinava. Ostici ma certamente intriganti, per i palati più ‘particolari’, gli Shining offrono, comunque un interessante spettacolo, che coinvolge (e non poco), il pubblico.

 

Sui Periphery si è detto e si continua a dire molto ma, che si sia sostenitori o detrattori della band del Maryland, non si può non ammettere che la prestazione di Domenica sera sia stata di altissimo livello, soprattutto emotivo. ‘Icarus Lives’ e ‘Psychosphere’, oltre a mostrarci la grandiosa amalgama delle tre chitarre di Mansoor, Holcomb e Bowen e la voce duttile, certo particolare, ma perfettamente incastonata nel contesto dei brani tratti dall’omonimo debut oppure dall’ultimo doppio, ‘Jaggernaut: Alpha and Omega’, di Stelo, ha messo in risalto la coesione e l’armonia incredibile di questa band, spinta dal basso di Getgood e dalla fluida tempesta percussiva di Halpen, una vera e propria nuvola di titanio, tanto possente quanto aggraziata, nel muoversi sulle note di pezzi come ‘Alpha’. Una conferma del carattere e del talento di una band che percorre una difficile ma meravigliosa strada.

 

 

La follia si trasforma in arte, ma è una follia sfolgorante, dirompente e soave, pronta ad esaltarti più che a terrorizzarti, in grado di far risplendere l’anima e non di distruggerla. Con il Devin Townsend Project potrei limitare la recensione ad un ‘YEAH!!!!!!!!!!!!!’, solo parlando dei filmati iniziali, vere e proprie miniserie SF-demenziali di pupazzi alieni doppiati dal quel ‘canadese’ (che è sinonimo di pazzo gentile) di Devin Townsend. Ciò che si sente, però, ascoltando dal vivo ‘Truth’, ‘Fallout’, ‘Namaste’ o un classico quale ‘Night’, da ‘Ocean Machine’, è l’idea di un tale fluire di sentimenti incontenibili, tripudianti, quanto un fiume del Montana al disgelo primaverile dei ghiacci, che non ci si può limitare ad una mera analisi tecnica della prestazione (stellare, per altro). La voce di Townsend, un urlo poetico tagliente, dipinge, assieme ai fantastici supporti video e di luci, le poesie metal di ‘Life’ o ‘Lucky Animals’, aiutato da tastiere ad ampio respiro e dal compagno di corde Dave Young, quadri di aggraziata potenza in movimento, veri ‘affreschi atmosferici’ dell’anima, con un perfetto dosaggio di forza, energia e serenità, senza che si scada nella new-age da quattro soldi, ma ricordando, grazie alla sezione ritmica Waddell/Van Poederooyen che si tratta di prog-metal a 360°. Emozione, talento, cura certosina e passione, questo trasmettono ‘Rejoiced’ o la conclusiva, meravigliosa e catartica ‘Kingdom’, un vero mare in burrasca sotto il sole del Pacifico o il lambire dei venti sulle nevi dell’Himalaya. Non rimane altro da dire, solo prendere un profondo respiro e lanciare il barbarico ‘Yop’ che deve esplodere da dentro di noi, sulle ali di un vigoroso vento metallico.



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