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mer

08

lug

2015

GHOST B.C. : Un giorno nella vita di un Nameless Ghoul

Per la maggior parte dell’anno, i Nameless Ghouls dei Ghost B.C. offrono il loro leale supporto al frontman Papa Emeritus III. Ma vediamo cosa succede tra una pausa e l’altra dalle loro “funzioni monastiche”!


“Sono una creatura notturna, non solo nella band, quindi sto fuori tutta la notte perché è l’unico momento della giornata in cui mi sento calmo. Tutti dormono e io posso fare quello che mi va, senza che nessuno mi chiami.


La mia giornata inizia attorno le due del pomeriggio, mi faccio un caffè e una sigaretta sul balcone e poi mi dirigo in bicicletta dal mio paese alla città.

Quasi ogni giorno vado allo stesso negozio di articoli di seconda mano, perché solo lì posso trovare oggetti sorprendenti. Mi piacciono un sacco le lampade - le lampade da tavolo - ne costruisco anche, quindi lì posso trovare parti con cui dar forma ai miei modelli.


Dopodiché, vado al supermercato e compro un sacco di cibo, troppo. Torno a casa e dopo aver cucinato qualcosa, mi metto a suonare la chitarra per un po’ di ore.

Solitamente canzoni anni 70-80, tipo i Dire Straits, solo per il gusto di farlo… oppure canzoni nuove che non so ancora suonare.


Spesso mi capita anche di navigare su internet, per ore ed ore… ed ore. Solitamente mi soffermo su Wikipedia, leggo articoli, imparo nuove frasi o significati. Dopo poche ore sento già l’appetito salire, puntuale per la cena. Mi piace cucinare cibo indiano, quindi spesso ceno in quel modo, anche se non sono un gran cuoco. Cerco di mangiare seguendo una dieta vegetariana, non perché io lo sia, ma perché è molto più salutare.


Dal momento che suonare e comporre musica è il mio lavoro adesso, cerco di provare il più possibile, ma ogni tanto esco anch’io con gli amici.

Non bevo quasi mai, perché non riuscirei a concentrarmi a pieno sul mio lavoro una volta a casa. Non riesco a suonare o a leggere se sono schifosamente ubriaco, quindi cerco di non intossicarmi durante la settimana.

Vado a letto solitamente verso l’una, ma mi risveglio subito e non riesco più a riaddormentarmi. Mangio qualcosa e rimango sveglio a guardare film.


Quando sono in tour, succede più o meno la stessa cosa. Mi sveglio sul tour bus da qualche parte nel mondo e mi sento bene, perché ogni giorno è avventuroso.

Esco in pantaloncini e vado ad esplorare la location del concerto, cerco di agguantare un caffè e andare alla toilette!

Mi vesto e se ho tempo esploro la città, le sue chiese e i suoi musei. Colleziono vinili, quindi se trovo un buon negozio di musica è un bonus.

Dopo il soundcheck, cerco sempre di riposarmi fino all’ultimo minuto prima dello show.

Dopo il concerto iniziamo a bere e a festeggiare. Anche se spesso ci sediamo e creiamo idee. Ci piace chiacchierare e parlare dei nostri sogni, che cerchiamo di realizzare.



L’ultima cosa che succede prima di tornarcene tutti a casa è guardarci e pensare: “Cos’è successo?”.

Finché non sei a casa non realizzi che non ti sveglierai più accanto al tuo tastierista ed inizi a pensare “Dove cazzo è il mio tour manager?”, “Chi mi pulirà il culo?”, “cosa mangerò oggi?”, “Quando inizia lo show?”.


Ci vuole un po’ per ritornare alla vita normale dopo un tour. C’è un legame molto forte che si instaura con i compagni di band, un po’ come quando passi 10 anni della tua vita negli Scouts o qualcosa di simile.


Ed è lì che termina tutto, fino al tour seguente.