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mer

16

set

2015

Live Report GLENN HUGHES & DOUG ALDRICH + Jared James Nichols @ Legend Club, Milano - 15 Settembre 2015

Report e foto a cura di Fabrizio Tasso


Serata dai molteplici e entusiasmanti risvolti, quella che si è svolta nel contesto della manifestazione Rock In Park al Legend Club di Milano. Se da un lato abbiamo avuto l'ennesima conferma della staordinaria verve artistica di un talento assoluto come Glenn Hughes (coaudiovato in maniera perfetta dal grandissimo Doug Aldrich), dall'altra siamo sicuramente rimasti strabiliati dall'opener della serata: Jared James Nichols.


In un locale sold out (molti non sono riusciti ad assistere allo show), ha avuto luogo una delle migliori serate di questo 2015. Alle 21 in punto iniziano le danze con Jared James Nichols e la sua band. Questo giovanissimo trio del Wisconsin sin dall'attacco della prima song ci inchioda tutti al muro. La bravura di Jared alla chitarra e voce diventa sempre più palpabile, canzone dopo canzone, lasciando gli spettatori a bocca aperta. La grande carica blues unita ad elementi funky e talvolta soul, riesce nel duplice intento di accarezarti l'anima e di colpirti come un treno in corsa. Canzoni come “Blackfoot”, il blues serrato di “Get Down”, o la carica rock n' roll di “Baby Can You Feel It” fruttano ai giovanissimi ragazzi americani un tripudio di applausi assolutamente meritati. Si possono sprecare paragoni con Joe Bonamassa o Kenny Wayne Shepherd, ma l'unica cosa che conta è che l'anima di Jared James Nichols è intrisa del blues più puro ed è quello che ci è stato dispensato stasera. Tra pezzi estratti dall'ultimo Lp (“Old Glory And The Wild Revival”) e un paio di azzeccatissime cover (“Rock And Roll Hoochie Koo” di Johnny Winter e “Mississippi Queen” dei Mountain, posta in chiusura) il loro show si chiude in maniera funanbolica. Grande carisma e presenza scenica. Se la fortuna li assisterà, sentiremo parlare molto di loro in un prossimo futuro.



Arrivano le 22, Glenn, Doug e Pontus Endborg (alla batteria) prendono posto sul palco nell'entusiasmo del pubblico. Sono pronti a partire, ma Pontus è impossibilitato a suonare. Manca infatti il rullante alla batteria, che viene montato tra le risate generali. Siparietto divertente. “Stormbringer” col suo piglio devastante mette subito in chiaro una cosa: The Voice Of Rock è, come al solito, in splendida forma e la sua ugola cristallina non ha perso un'oncia della sua incredibile potenza. La scaletta è ben bilanciata tra pezzi dei Deep Purple, dei Trapeze (“Way Back To The Bone” e “Touch My Life” da incorniciare), Black Country Communion e carriera solista. L'alter ego di Glenn, ossia Doug Aldrich, macina un riff dietro l'altro, enfatizzando al massimo tutte le canzoni. Inoltre, la perfetta intesa tra il biondo chitarrista americano e l'istrionico ex cantante/bassista del “profondo porpora”, dà quella marcia in più allo show. Si sprecano le lodi reciproche che sanno tanto di genuino, e quando viene eseguita “Good To Be Bad” degli Whitesnake non si può non pensare a cosa abbia perso Mr. Coverdale. Ma il passato e passato ed è questa la dimensione attuale di Doug, un chitarrista capace di imprezionire ogni grande artista con cui abbia lavorato. Tra l'altro il suo assolo, che introduce una super versione di “Mistreated” (oltre 15 minuti, che vede Hughes in gran spolvero e capace di raggiungiere frequenze sconosciute a gran parte dei mortali) è da spellarsi le mani dagli applausi. La mitica “Soul Mover” chiude prima degli strepitosi bis. La doppietta “Black Country”-”Burn” ,infatti, ci dà l'ultima ed ennesima sferzata di energia facendo quasi venir giù le pareti del locale, tanto è l'entusiasmo prodotto.


Serata perfetta dove la buona musica e l'immenso estro dei musicisti coinvolti (ed il rapporto instaurato col pubblico) hanno raggiunto picchi di puro idillio. Un sentito ringraziamento alla Barley Arts e al personale del Legend Club (sempre disponibili e professionali) e al nostro amico Doug Aldrich che ci ha accolto come se fossimo suoi fratelli.


Set List:

1. Stormbringer

2. Orion

3. Way Back To The Bone

4. Touch My Life

5. Sail Away

6. Good To Be Bad

7. Guitar Solo Doug

8. Mistreated

9. Can't Stop The Flood

10. Drum Solo

11. One Last Soul

12. Soul Mover

bis

13. Black Country

14. Burn

Jared James Nichols