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dom

04

ott

2015

Live Report MACHINE HEAD @ Live Club, Trezzo d'Adda (MI) - 2 Ottobre 2015

Report a cura di Andrea Evolti



21 anni sono un tempo lungo per una band, specie nel music business di oggi (sì, anche il metal, a dispetto di quanto poco mainstream possa essere, deve fare i conti con i suoi 'fenomeni d'immagine del momento'), ma sembrano non aver affatto appesantito i Machine Head, sotto nessun aspetto, eccetto quello della magniloquenza musicale. Così, al Live Club di Trezzo d'Adda, è andata in scena una delle quattro tappe italiane per festeggiare il 21° anniversario dell'uscita di 'Burn my Eyes', la 'An Evening with Machine Head': chi era presente, potrà dire: 'Io c'ero!'.

 

Con una scenografia sobria ma imponente, dominata dai colori nero e rosso e dallo stemma della band che capeggia sulla copertina dell'ultimo, virtuoso e passionale ordigno 'Bloodstone&Diamonds', i 4 californiani calano su di un nutrito pubblico che affolla il locale lombardo, con un trittico che fermerebbe qualsiasi mezzo corazzato: 'Imperium', 'Beautiful Mourning' e 'Now We Die'. Oltre ai pezzi, quello che fa subito scattare le turbolenze atmosferiche delle prime file, sono i suoni di cui godono stasera Flynn e soci: possenti, puliti, caldi e perfettamente equilibrati. Con questi vantaggi, la batteria di McClain è il V-8 di una Mustang che spinge a 200 Mph, con l'agilità e l'imprevedibilità di una farfalla tra i rami di una foresta pluviale, supportando l'operato imponente, quando versatile e virtuoso della coppia Demmel/Flynn, sempre pronti a scambiarsi gli assoli ed a procedere in coppia, specie nelle scale barocche in tapping di eventi da tripudio, come l'esecuzione di 'Locust' o 'This is the End', tra i punti più alti di un concerto che durerà 2 ore e 30 minuti, ma passerà fluido e rapido. Il completamento di tutto, la quadratura del cerchio, oltre alla robusta ed affidabile prova da vero collante delle anime del gruppo, vale a dire il 4-corde di Jared MacEachern, è, però, la prestazione vocale di Robb Flynn, assolutamente da passare ai posteri: potente, sanguigna, tecnicamente impeccabile e ricca di talento da front-man, nonostante i discorsi verso il pubblico si concentrino in un mini-happening a metà concerto, dopo una straordinaria e personale 'Hallowed Be Thy Name' e la struggente brutalità del manifesto del romanticismo della giungla d'asfalto di 'Darkness Within'. Dopo si riparte, ricomincia questa corsa a capofitto nell'apocalisse di asfalto e cemento, quasi un 'walk-through' nella linea narrativa della serie 'The Walking Dead', dove gli zombie da abbattere con tutta la violenza e la lucidità possibile sono i nostri stessi incubi, espressi da 'Killers&Kings' e la mastodontica 'Davidian', con uno degli attacchi più imperiosi che esistano nel metal moderno, scintilla che innesca una combustione devastante nelle prime file di una audience reattivissima alla performance della formazione di San Francisco.


'Descend in the Shades of Night' è un'altra tonnellata di virtuosismo metallico dal sapore dantesco, con Flynn e Demmel ancora sugli scudi a guidare le squadre d'assalto anti-ignavi mente, all'orizzonte, si profila il gran finale, dove i MH danno, assieme al pubblico, il tutto per tutto: 'Aesthetics of Hate', 'Old' e l'epica 'Halo', chiudono due ore e mezza di assoluto capolavoro metallico live, con i MH in forma stellare e che, probabilmente, hanno realizzato una delle gig più intense ed esaltanti, per visceralità e perfezione artistica (perché il sangue e lo sporco sono gli ingredienti necessari per andare oltre la perfezione). La battaglia non è mai stata così sublime.